Ebbene sì, ci siamo sbagliati. Il Cav. non cala le braghe
 
di Artemio Ruggeri
 
Ebbene sì, ci siamo sbagliati. Abbiamo pensato (lo hanno fatto quasi tutti i commentatori) che il Cavaliere fosse in procinto
di calare le braghe, invece ha deciso di tener duro. E che sarà mai uno sciopero generale, si sarà detto. L'importante è non perdere la faccia. Davvero Berlusconi ha stupito tutti. Pare addirittura che ci siano dei sandaggi sfavorevoli, che gli italiani in maggioranza preferiscano lasciare le cose come stanno. Eppure, il premier ha capito che non poteva sottrarsi al confronto con i sindacati. Probabilmente, se potesse tornare indietro Berlusconi ci penserebbe due volte prima di infilare in un disegno di legge una norma di delega che ha suscitato tanto scalpore (e troppi mal di pancia anche nella Casa delle libertà).
La vicenda della revisione dell'articolo 18 dello Statuto del 1970 spuntò un po' all'improvviso, tra l'altro il giorno precedente alla manifestazione dei metalmeccanici della Cgil e all'apertura del Congresso Ds.
Poi, nella conduzione della trattativa ci sono state delle incertezze, degli "stop and go"; è volata qualche parola sopra le righe. Non si può dire però che il Governo non abbia fatto quanto possibile per scongiurare l'incattivirsi della conflittualità. Cofferati si è messo subito sul sentiero di guerra.
Dal suo punto di vista (e seguendo i suoi effettivi propositi tutti di natura politica) il Cinese non ha sbagliato: con la sua determinazione ha messo in mora i colleghi di Cisl e Uil, i quali non se la sono sentita di fare un passo più lungo della gamba.
Si sa, gli uomini si dividono in tre categorie: quelli veri, i mezzi uomini e i quaqquaraqquà.
Quando il Governo si è accorto che anche Pezzotta ed Angeletti pretendevano lo stralcio, ha capito che non c'era altra via che la lotta. Per fortuna D'Amato ha tenuto duro, anche se in Confindustria vi erano settori disposti a mollare.
Una democrazia è in grado di sopportare uno sciopero generale.
Non cade il mondo.
Ancora una volta però prendiamo nota di una amara verità: quando un Governo moderato vince le elezioni è costretto a misurarsi nuovamente con i sindacati. Fu così nel 1994: allora il pretesto furono le pensioni di anzianità.
La medesima storia (con un bel carico di strumentalizzazioni) si ripete oggi, con le solite menzogne. Almeno saremo chiamati alla lotta politica su di un terreno serio, contro i nemici veri della modernizzione del Paese.
La sinistra riformista ha perso un'altra occasione, schierandosi con Cofferati e i suoi veti. Vuol dire che toccherà a noi sconfiggere il vero nemico della sinistra (annidato in Cgil) e liberarla da vincoli antistorici. Non è colpa nostra se per ragionare e rinnovarsi la sinistra deve andare incontro a sonore sconfitte. Accadde nel 1984 con la scala mobile.
Siamo sempre gli stessi che diedero e vinsero quella battaglia.