Facit' a' faccia feroc'
Altre tempre. Altre palle. Pardon, altri... Maroni
 
di Artemio Ruggeri
 
Addio delega crudele!
Raccontano che nell'esercito di Franceschiello (il giovane re di Napoli, ultimo dei Borboni, passato alla storia con la maledizione della propaganda risorgimentale) per dare l'attenti gli ufficiali esortassero a "fare la faccia feroce",
( facit' a' faccia feroc'!! ) mentre per assumere la posizione di riposo i soldati erano invitati a mostrare l'espressione del fesso. Anche nella Casa delle libertà vi sono dei modi particolari per dare gli ordini. Per andare all'assalto i trombettieri suonano la ritirata; così - dicono - il nemico si confonde. I piani di guerra del Governo consistono in grandi ripiegamenti strategici.
In fondo, pensa Berlusconi, in sintonia con la saggezza popolare di cui è intriso: "il soldato che fugge è buono per un'altra volta". Non importa se sembra poco onorevole calare le braghe e mostrare, urbi et orbi, deretani forzisti, leghisti o apparteneti ad altre umanità. L'importante è non litigare con i sindacati, non mettersi in condizione di subire degli scioperi.
Ormai è questione di ore. Dopo l'inutile rinvio alle parti sociali (l'anticamera dello stralcio) il Governo si appresta ad archiviare la revisione dell'articolo 18 dello Statuto del 1970. Il  bello è che per non fare la brutta figura di aver ceduto al perfido Cofferati
(il quale svolgerà comunque le sue iniziative di lotta), Berlusconi sarà costretto a regalare la rinuncia a Cisl e a Uil, come premio per essersi seduti al tavolo... e dire no.
Così anche Giuda sarà rivalutato: lui almeno si accontentò di trenta denari.
Più esosi, Pezzota ed Angeletti hanno preteso un ricco rinnovo contrattuale del pubblico impiego; ma l'unica differenzazione con il prode Cofferati, al dunque, è la data dello sciopero generale.
Bisogna proprio riconoscere che, nel suo canto del cigno, il Cinese è stato grande.
E' riuscito ad ottenere nello stesso momento un risultato sindacale (l'abbandano delle posizioni del Governo sui licenziamenti) ed uno politico (portare la sinistra - dai no global ai pensionati - in piazza contro il Governo).
In verità, più che di essere stato determinato per sè e per la sua causa, Cofferati ha il merito di aver capito di quale stoffa fossero intessuti i suoi interlocutori. Bastava fare "bu" per mettere loro paura.
Anche in viale dell'Astronomia non se la passano tanto bene. D'Amato ha appoggiato il Governo, lo ha invitato a tenere duro; ora porta a casa le ossa della polenta. Certo, se la Confindustria era intenzionata a misurarsi col sindacato e in particolare con la Cgil, non doveva farlo per interposta persona: mandando avanti truppe governative orientate a marcar visita.
Negli anni 80 fu la Confindustria di Merloni e Lucchini a condurre, in prima persona, la battaglia contro la scala mobile.
E' vero che allora ebbe dei grandi partner: Craxi e De Michelis al Governo, Carniti e Benvenuto rispettivamente alla Cisl e alla Uil e Del Turco alla guida della componente socialista della Cgil.
Altre tempre. Altre palle. Pardon, altri....Maroni.