E' in pericolo la democrazia!
La caricatura dell'assalto al Palazzo d'Inverno
 
di Artemio Ruggeri
 
Ma davvero non ci siamo accorti di nulla? Eppure "viviamo nel mondo", parliamo con la gente, ci guardiamo attorno con curiosità. Improvvisamente però - leggendo sul Sole-24 Ore del 9 febbraio la sintesi dell'intervento al Congresso di Rimini di Claudio Sabattini - scopriamo che è in pericolo, niente meno, la democrazia. Dalla tribuna congressuale, il mitico leader dei metalmeccanici della Cgil (il dirigente che - a torto o a ragione - porta la responsabilità della storica sconfitta alla Fiat nell'autunno del 1980) ha pronunciato parole roventi come il piombo fuso: " Non siamo di fronte a un normale avvicendamento tra un Governo di Centro-sinistra e un Governo di Centro-destra, siamo in un momento eccezionale per il nostro Paese, in cui si sta attuando un disegno strategico del tutto avulso dalla nostra tradizione, per il quale i diritti sono solo una merce, in cui sta prendendo piede una cultura tremenda, che liquida una storia centenaria, che, soprattutto vuole liquidare la democrazia".
E lo fa "non solo mettendo in discussione il sistema parlamentare con il ricorso sistematico alle deleghe, ma togliendo autonomia al lavoro". A leggere parole siffatte - che denotano il clima prevalente in cui si è svolto il XIV Congresso della più importante organizzazione sindacale del Paese - viene da chiedersi (chi è in buona fede pensa sempre che anche gli altri lo siano) se non ci sia sfuggito qualche evento decisivo.
Già le cronache, però, hanno messo in evidenza che sia Cofferati, sia il dibattito hanno girato al largo della spinosa questione-giustizia, non si sono avventurati sul terreno minato del conflitto di interessi o delle riforme istituzionali (se non per criticare alcuni punti del progetto di federalismo realizzato, in solitudine, dal Centro-sinistra). Ben altre sono le preoccupazioni.
La democrazia è in pericolo a causa di alcune norme in fieri scritte in due disegni di legge delega, rispettivamente sul mercato del lavoro e sulla previdenza. Per quanto riguarda le pensioni, in Cgil si guardano bene dall'evidenziare il vero punto critico del provvedimento (e, cioè, che in assenza di un affidabile piano di riduzione della spesa la copertura finanziaria è a rischio).
A loro sta bene che le pensioni di anzianità siano state santificate e che tutti i tabernacoli, cari al sindacato, vengano totalmente risparmiati.
Se la prendono con la decontribuzione per i nuovi assunti, che è l'unico modo (sia pure con tanti problemi e non solo nell'interesse delle imprese) per realizzare e compensare lo "smobilizzo" del tfr a fini di previdenza complementare.
Ma è la revisione dell'articolo 18 dello Statuto del 1970 il vero "attacco alla democrazia".
In proposito, la Cgil non sente ragioni: è indisponibile ad un confronto di merito per il quale il Governo (che pure ha commesso errori nella conduzione delle vertenze) si è dichiarato pronto. Continuano a restare inascoltate le parole di Carlo Azeglio Ciampi: "E' importante - ha dichiarato il Presidente - che qualsiasi vertenza sia sempre fatta avendo attinenza al tema specifico in gioco, senza darne il valore di un giudizio estremo che coinvolga ogni altra realtà dei rapporti di lavoro". Purtroppo, dopo Rimini, rimangono solo la caricatura dei fatti e l'inganno delle parole: inquietante segnale di una spirale pericolosa, perversa, autodistruttiva. Nella crisi dei rapporti con Cisl e Uil non c'è soltanto il venire meno di un elementare fair play (nessun sindacato si farebbe imporre dal partner una decisione delicata come lo sciopero generale), ma pesa soprattutto un clima diffuso di ostilità nei confronti delle loro organizzazioni che Pezzotta ed Angeletti hanno potuto cogliere a Rimini.
Quando l'ideologia settaria prende la mano, le opinioni diverse divengono eresie e tradimenti.
E la lotta sindacale si trasforma in ordalia, lo sciopero generale diventa la caricatura dell'assalto al Palazzo d'Inverno.