Virus
Ruggiero&politiche disinvolte
Non si preparerà, per caso, un
altro luglio 1960?
di Artemio Ruggeri
P.S.: (di Artemio
Ruggeri che la redazione di Virus ante-pone)
Dopo lo shock delle prime ore si fa
strada un'ipotesi inquietante. E se l'affaire Ruggiero fosse solo il primo atto
di una
"congiura"
contro Berlusconi e il suo
Governo? Facciamo un po' di fantapolitica.
Le dimissioni del ministro degli Esteri
provocano uno "sturbo" a livello internazionale nei confronti di un Governo
chiacchierato. Subito dopo arriva la sentenza sul caso Sme: una condanna di Berlusconi per corruzione in atti
giudiziari.
Tutti sanno che quel processo non sta in
piedi. Ma come lo prederanno all'estero? Infine, un bel rilancio della
conflitualità
(i sindacati l'hanno annunciata) con
tanto di discesa in campo del "braccio armato" dei no global contro il "Governo dei corrotti"
e della "macelleria
sociale". Magari ci scappa qualche morto come Carlo Giuliani (è affidabile la Polizia o comandano ancora
gli altri?) e con tanto di sciopero
generale al seguito. Non si preparerà, per caso, un altro luglio 1960?
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In un Paese normale
qualunque premier non avrebbe esitato un solo istante a chiedere le dimissioni
ad un ministro degli Esteri che avesse rilasciato le stesse dichiarazioni di
Renato Ruggiero. Berlusconi, invece, aveva preferito - saggiamente - la
linea
soft del chiarimento. Così la crisi era
rientrata. Poi, qualcosa deve essere successo nel "buen rétiro" sardo se sono
arrivate le dimissioni del ministro degli Esteri, dopo un incontro, sabato in
serata, tra Letta e Ruggiero.
Ora agli Esteri
c'è l'interim del
Cavaliere.
Non è un bel risultato che a Berlusconi tocchi di fare
tutto per evitar che i "suoi" combinino dei guai.
Renato Ruggiero ha tolto il disturbo. Certamente tanti, nella maggioranza,
brinderanno; a prova che gli dei continuano a confondere le menti di coloro
che vogliono perdere, anche se essi
militano nel Centro-destra.
Per il Governo la perdita di Ruggiero è un duro
colpo. La presenza di Ruggiero alla Farnesina era una specie di "polizza vita"
per una compagine - come quella della
Casa delle Libertà - che è sempre sotto esame sul
piano internazionale.
L'establishment europeo e internazionale
non è ancora pienamente convinto della attendibilità della nuova coalizione e lo
fa capire in tanti modi. Così, per la sua esperienza, per i rapporti
intrattenuti in occasione dei prestigiosi incarichi ricoperti (quando molti suoi
colleghi di Governo, che ora lo criticano, frequentavano ancora il bar Sport di
qualche sperduto paesello della Val Padana), per i legami con la Grande Dinastia
degli Agnelli, Ruggiero "pesava" di più dei rappresentati di uno dei troppi
cespugli che compongono la coalizione.
Se è onesto, il Cavaliere deve riconoscere che i giudizi dell'ex ministro
sullo scarso zelo europeo dell'Esecutivo non erano completamente infondati. La
storia non si fa con i se. Non è un mistero, però, che se fosse toccato al primo
Governo Berlusconi varare, nel 1996, una supermanovra da
60mila miliardi di lire per realizzare le performance di Maastricht e
varcare il traguardo delle moneta unica nel gruppo di testa, forse saremmo
ancora a contare le lire.
In quei tempi erano gli esponenti più autorevoli e
seri della minoranza a teorizzare l'esigenza di rinegoziare i parametri del
trattato. Antonio Martino, ad esempio, non ha mai nascosto il suo
"euroscetticismo", al punto da ribadirlo (con alcuni pretesti tecnici) nella sua
ultima lettera al Corriere della Sera.
In verità, è singolare
l'atteggiamento di "desencanto" che molti settori
della maggioranza ostentano nei confronti dell'Unione europea: non è un caso, ad
esempio, che il dibattito sulla revisione del patto di stabilità si sia
sviluppato in questi ultimi mesi
e che l'Italia si sia disimpegnata,
sbagliando, dall'affare Airbus A400M. Eppure, un
Governo di Centro-destra dovrebbe considerare la prospettiva europea come una
manna piovuta dal cielo, al pari di un poderoso vento che gonfia le vele di una
politica di ispirazione liberale e liberista.
La Costituzione materiale
della Unione è fondata sulla libertà di movimento delle persone, delle merci e
degli investimenti. L'adozione della moneta unica ha imposto il vincolo della
lotta all'inflazione e del risanamento dei bilanci pubblici: obiettivi che sono
divenuti regole permanenti e inderogabili. Le direttive della Commissione
esecutiva ribadiscono quotidianamente linee di condotta che dovrebbero essere
fatte proprie dalle forze del Centro-destra (la riduzione della pressione fiscale, il
contenimento della spesa pubblica, le privatizzazioni, le grandi riforme sociali
e del mercato del lavoro). Insomma, se l'Europa unita non ci fosse, Berlusconi
dovrebbe inventarla. Paradossalmente, invece, molti suoi ministri e alleati
sembrano considerare i nuovi legami europei come dei fastidiosi intralci nel
perseguire politiche assai poco rigorose.
Siamo sempre
il Paese del "Dio stramaledica gli inglesi".