Contatti bucco-genitali, Bobo Maroni
e la 'severa'
Repubblica
di Giuliano l'Apostata
Contatti
bucco-genitali. Così li
chiamava il rapporto Kinsley che rappresentava, per noi ragazzi, quel poco di approccio ai problemi della sessualità che ci era
consentita negli anni '50.
Ora, nei
salotti buoni, persino le madri di famiglia non esitano a pronunciare, senza
alcun imbarazzo, quella parola immaginifica,
il cui suono rotondo.... riempe la bocca.
Ormai, il termine è divenuto di
uso comune.
E ha debordato in tutti i campi. Lo si usa frequentemente
anche quando un giornalista è troppo ossequiente nei confronti di
un potente di turno. Chi volesse farsi
un'idea di un p...... a mezzo stampa non ha che da
leggere l'articolo, apparso lunedi 10 dicembre sull'inserto Affari e finanza di Repubblica col titolo:
"Maroni, l'ala
simpatica nella trojka economica del governo
Berlusconi".
La "piccola vendetta
lombarda", titolare del dicastero del welfare, viene descritta come un
grande statista, che ha sorpreso
tutti gli osservatori accreditandosi
"come un interlocutore duro ma credibile presso personaggi non certo di primo
pelo come
il presidente della Confindustria Antonio D'Amato ed
il segretario generale della Cgil Sergio Cofferati".
E ancora: "Con quel suo sorriso
da gatto sornione, la sua cadenza di Varese e con quel nuovo look poco
impomatato e un po' rasato, alla Bruce Willis, Maroni gioca molto sulla sua
simpatia innata". E via di questo passo.
Il bravo ministro contrasta gli
eccessi liberisti di una parte della sua coalizione; nella scelta dei
collaboratori si è tenuto cari quelli che avevano fatto parte dello staff di
Livia Turco; in tema di pensioni ha accuratamente evitato di misurarsi col vero
nodo rimasto insoluto delle pensioni di anzianità, per non scontarsi con i
sindacati.
Quando il giornale "Libero" lo ha attaccato sulla vicenda degli immobili degli
enti previdenziali sono volate le querele
(un bel modo per un giornalista di
elogiare il temperamento di chi attenta alla libertà di stampa).
E' così
bravo che gli si perdona persino di aver "licenziato" Vittorio Agnoletto da collaboratore del suo ministero.
Così, per
centinaia di righe fino alla profetica chiusura da brivido:
"Di Bobo
Maroni, insomma, sentiremo
parlare ancora per molto tempo". Speriamo di
no.
Una curiosità, però, ci rode. Come è possibile che un giornale
settario come La Repubblica si scompisci in elogi di
un ministro del Governo "della fame, del freddo e della paura", per giunta braccio destro del
perfido Bossi ?
Si vede che avrà la sua convenienza. Ce
ne siamo accorti, purtroppo.