L'incomprensibile intransigenza dell'essere
degli "ultimi dei Mohicani"
di Artemio Ruggeri
Cerchiamo di
riassumere le questioni sulle quali è in corso, in
Italia, un confronto tra le confederazioni sindacali
e il Governo Berlusconi e
di spiegare i motivi degli scioperi che si svolgono in questi giorni in tutte le
regioni.
Nella norma di delega proposta (che è parte di un disegno di
legge più ampio in tema di lavoro) il Governo non ha
inteso -
come dicono i
sindacati - abrogare l'articolo 18, ma solo modularne l'applicazione in
alcuni casi specifici per i quali ora non agisce alcuna tutela reale. Si tratta
di tre fattispecie ben precise per le quali dovrebbe aprirsi un processo di
sperimentazione della durata di quattro anni, durante i quali la protezione
contro i licenziamenti ingiustificati potrebbe essere di carattere monetario in
alternativa alla reintegrazione giudiziaria nel posto di lavoro (ad eccezione
dei casi di provvedimenti discriminatori o lesivi dei diritti fondamentali dei
lavoratori e delle lavoratrici per i quali resterebbe, giustamente, la sanzione
della nullità del licenziamento). Le casistiche individuate come oggetto della
sperimentazione sono le seguenti: a) lavoratori occupati in imprese che
vorrebbero uscire dall'economia sommersa; b) lavoratori impiegati in aziende con
meno di 15 dipendenti che si propongono di superare tale limite; c) lavoratori
assunti a termine qualora il datore trasformi il rapporto a tempo indeterminato.
E' evidente che si tratta di circostanze nelle quali la vigente disciplina del
licenziamento, prevista dall'articolo 18, è vissuta dalle aziende come un
ostacolo in più (tra i tanti) ad emergere dal lavoro nero, ad allargare le
dimensioni dell'impresa (e ad assumere nuovo personale), a stabilizzare il
rapporto di lavoro per quanti sono stati assunti a tempo determinato.
La modifica legislativa annunciata, pertanto, si iscrive
coerentemente nell'azione più generale che il Governo
porta avanti per normalizzare l'economia e l'occupazione sommerse e per
riunificare il mercato del lavoro, all'interno di un quadro di diritti
compatibili con le esigenze di competitività.
La
risposta del sindacati è stata dettata da un'incomprensibile
intransigenza, anche se è doveroso riconoscere che le modalità scelte per lo
sciopero (due ore con lo svolgimento di assemblee) esprimono una linea
interlocutoria che non vuole rompere del tutto con il
Governo (con il quale prosegue sul delicato tema delle pensioni un
confronto anche se depotenziato di tutte le proposte più innovative e necessarie
al risanamento del sistema).
Nel portare avanti la
riforma dell'articolo 18 dello Statuto, l'Esecutivo ha commesso non pochi
errori tattici.
E' incomprensibile, ad esempio, che abbia varato il
disegno di legge il giorno precedente lo svolgimento di uno sciopero e di una
manifestazione nazionale dei metalmeccanici della Cgil
(veri e propri "ultimi dei Mohicani" del
sindacalismo italiano) e dell'apertura del Congresso dei
Ds.
In questo modo si è creato un corto circuito tra il maggior
sindacato e il più importante partito dell'opposizione che ha finito per
coinvolgere anche la Cisl e la Uil. E per consentire a Sergio Cofferati di rientrare in gioco, dopo che col suo
arroccamento aveva incassato solamente sonore sconfitte.