Cavalier
Berlusconi ci ripensi e rimedi
di Artemio Ruggeri
Cavalier Berlusconi ci
ripensi,
e ponga rimedio alle
scivolate dei suoi ministri, i quali sono incorsi in
due gravi infortuni che ci faranno sempre riconoscere all'estero: si tratta dell'annuncio del disimpegno
italiano dal progetto Airbus A400M e del parere negativo alla cessione di
RaiWay. Quelle decisioni, ancorchè relative ad aspetti differenti, contengono
tratti essenziali in comune. In entrambi i casi il Governo ha dato prova di un
tendenziale isolazionismo e di una colpevole sottovalutazione dei rapporti
internazionali, che, nell'epoca della globalizzazione, non riguardano solo le
attività delle Cancellerie ma anche
(e soprattutto) il business. Eppure,
l'Esecutivo della Casa delle
Libertà sa benissimo di essere tenuto di mira a livello europeo
(e non solo), di non godere di buona
stampa sui grandi media dei principali Paesi. Episodi recenti stanno a
dimostrare che a torto o a ragione il Governo stenta
ad assicurarsi una credibilità internazionale. Gli è garante casa Agnelli che ha
infilato nella compagine governativa un proprio rappresentante nella persona del
titolare degli Esteri.
E la holding di Torino è interessata all'affare
Airbus. Ha senso, allora, piantare in asso un progetto (come la costruzione del
nuovo Airbus) a cui prendono parte (e confermano il loro impegno) i principali
partner europei?
Sul piano politico la mossa
è avventata e così
è stata giudicata dagli altri Governi e dalla Commissione europea.
Inoltre, se l'Avvocato (e con lui la Confindustria) ritirasse il suo
appoggio al Governo, si determinerebbe una crisi ben più seria
di quella che
deriverebbe dall'uscita dalla maggioranza di uno dei cespugli di Centro-destra,
i cui leader, in queste ore, pontificano su ciò che non sanno. Sul piano
economico, poi, non si capisce perché l'industria italiana debba sfilarsi da un
rapporto di collaborazione (con forti ricadute e importanti prospettive sul
versante della tecnologia) con gli appartati produttivi delle altre nazioni. Il
ministro Martino ha il dovere di motivare le valutazioni operative, finanziarie
ed economiche che lo hanno indotto (solo in tutta Europa) a decretare
l'inutilità del progetto, in contrasto con il parere del ministro degli Esteri,
con quello di Prodi e Solana.
Ma i guai non finiscono
qui.
In un breve lasso di tempo si è avuto
l'intervento del ministro Gasparri contro la cessione
di RayWay alla società america Crown Castle. In merito all'ukase dell'esponente
di An, anche coloro che esprimono per tanti validi motivi - opinioni critiche
nei confronti dell'attuale consiglio di amministrazione di viale Mazzini e che
vorrebbero vedere Roberto Zaccaria, in pensione col cane ai giardini pubblici, non possono non
preoccuparsi quando sotto i loro occhi sfuma un affare di rilievo che non solo
portava cospicue risorse, ma realizzava anche sinergie societarie e produttive a
scala internazionale.
Tra l'altro gli assetti societari erano tali da
preservare alla Rai il primato nella futura joint venture.
Forse, adesso gli italiani che nel
referendum del 1995 si pronunciarono in maggioranza
per la privatizzazione della Rai comprenderanno meglio perché la loro
indicazione sia stata elusa e dimenticata.
Non solo i
Governi di Centro-sinistra (intrisi di statalismo duro a morire)
hanno fatto gli gnorri, ma anche all'Esecutivo della Casa delle Libertà tutto sommato -
non dispiace che, nel settore
delicato dell'informazione televisiva, tutto cambi perché ogni cosa rimanga identica a prima.