Finanziaria:
un disegno di legge schizofrenico?
di Artemio Ruggeri
Il Governo ha varato
il disegno di legge finanziaria 2002. E' dubbio che la manovra raddrizzi i conti
del Paese, che dispieghi
le vele della finanza
pubblica al vento del patto di stabilità. A fronte di incrementi di spesa
certi è indicata una griglia di entrate poco sicure, gonfiate ad usum delphini.
Sembrano troppo generose le previsioni di entrata derivanti dalla lotta al
sommerso (6mia miliardi in due anni), dalla c.d., riduzione
spesa primaria (i tagli alla pubblica amministrazione, 20mila
miliardi in tre anni)
e dalla vendita degli immobili pubblici
(32mila miliardi nei prossimi tre anni). Nel 2002, gli effetti
di tali provvedimenti dovrebbero comportare entrate per circa
21mila miliardi. Sono misure che, per concretizzarsi, impongono
un processo normativo intricato
e complesso e di coordinare azioni ed
iniziative di pluralità di soggetti - istituzionali e non, nazionali e locali,
di affrontare e governare una molteplicità di interessi, di operatori economici
e di famiglie. L'obiettivo della dismissione del patrimonio pubblico si erge
come una quercia in un bosco di betulle. Così, sorge una considerazione. Alla
voce sono attribuite entrate per 15mila iliardi nel 2002, per
14mila nel 2003, per 3mila nel 2004.
L'operazione si adatta al presunto importo (circa 30mila
miliardi) ricavabile dalla alienazione degli immobili degli enti previdenziali,
portato a termine (in un triennio) e non si capisce più quale la sorte
degli altri beni conferiti e quali nuove entrate possono derivare dal demanio e
dal rimanente patrimonio pubblico.
La Finanziaria contiene un ampio e
interessante programma di utsourcing - verso il
privato - di funzioni svolte dalla pubblica amministrazione ed indica i criteri
di una vasta modifica degli ordinamenti per privatizzare a livello
istituzionale e gestionale,
gli enti e le amministrazioni. Anche in questo caso,
tuttavia, il disegno
di legge appare schizofrenico.
Un piano
tanto ambizioso non può prescindere da un intervento radicale sui rapporti di
lavoro.
Scorrendo le norme in materia di
personale tutto rimane come prima: non si parla i miglioramenti economici sulla
base del merito; al massimo si blocca il turn over
(ne deriva la prevista riduzione del 2% degli occupati
in 2 anni) e si cerca di controllare più seriamente gli accordi
integrativi, che ha consentito alle amministrazioni di eludere,
a favore del personale, i vincoli molto
laschi) posti nella contrattazione nazionale. Intanto, la Commissione Brambilla ha concluso
i suoi
lavori.
A quanto se ne sa, il
relativo rapporto non si discosta da quello del Nucleo di valutazione di giungo.
Non sarà che questo ulteriore e meritorio
lavoro della Commissione sia servito solo a scoprire
ciò che già conoscevamo,
al solo scopo di rinviare ancora un problema delicato come le
pensioni ? In conclusione, sulla prima volta del secondo
Governo Berlusconi,
il commento più azzeccato lo hanno fatto a microfoni spenti e in
confidenza gli stessi esponenti del Governo: quella del 2002
è una Finanziaria provvisoria.
Nel convalidare questo giudizio si
riconosce a Berlusconi una benevola apertura di credito, se si prendono per
buone le dichiarazioni dell'Esecutivo quando assicura
che le riforme seguiranno nell'ambito dei disegni di legge collegati.
Adesso, a scorrere il
complesso articolato della manovra di bilancio, di riforme se ne vedono
poche.
Conosciamo anche le ragioni di tale scelta. Il Governo pensa di avere avanti a sé un'intera legislatura e
non ha ritenuto di aprire un'aspra stagione di conflitti, soprattutto in una
situazione internazionale tanto critica. Fino a che punto, però, è consentito ad una maggioranza di avere come
principale preoccupazione quella di non dispiacere all'opposizione, anche a
costo di rinunciare vistosamente al proprio programma ? Con una siffatta
Finanziaria Berlusconi ha certamente disinnescato l'atomica-Cofferati nei provvedimenti annunciati non
si vede traccia di macelleria sociale).
Ma un risultato
siffatto non può essere certo scritto nell'albo dei primati.