Dismissione immobili pubblici? Operazione di proporzioni eccezionali

di Artemio Ruggeri 
 
Il decreto sulla dismissione degli immobili pubblici avvia un'operazione complessa e articolata, di proporzioni eccezionali, destinata a chiamare in causa altri soggetti istituzionali, a coinvolgere interessi economici diffusi
e potenti, a mobilitare risorse ingenti e a determinare un processo organizzativo e normativo di grande impegno, in un campo costellato, finora, di prediche inutili e clamorosi fallimenti. Eppure, il Governo ha scelto il terreno della vendita del patrimonio immobiliare quale perno della manovra finanziaria ormai alle porte e lo ha fatto con la durezza di un provvedimento di urgenza.
Il disegno è complicato da spiegare nella sua interezza, ma appare semplice nei suoi intendimenti essenziali: lo Stato affida
lo stock dei beni demaniali e degli enti pubblici (si parla di un valore di 60mila miliardi) a grandi operatori economici privati, chiamati a valorizzare e a mettere sul mercato un consistente patrimonio, che intanto viene "cartolarizzato" (in corrispondenza sono emessi dei titoli ), a fronte di una massiccia anticipazione finanziaria - nell'ordine di 10-15mila miliardi - che dovrebbe rappresentare il cash flow più rilevante della manovra di bilancio. In sostanza, l'operazione immobili, nella strategia del Governo, dovrebbe consentire di mettere riparo al disavanzo pubblico e di reperire le risorse per qualche provvedimento di spesa (l'incremento delle pensioni minime), senza dover ricorrere, in cambio, a misure ritenute impopolari. Inoltre, trattandosi di una "privatizzazione", non è sicuro che la Ue consenta di utilizzare le relative risorse per la riduzione del deficit anziché del debito.
E' presumibile, tuttavia, che Giulio Tremonti abbia provveduto a "coprirsi le spalle" in sede comunitaria, prima di muoversi con tanta decisione. Rimane il problema degli inquilini degli enti previdenziali: la superdismissione del ministro dell'Economia assorbe anche quella in atto (sia pure con tanto affanno e molte critiche) negli istituti di previdenza. Anzi, c'è da ritenere che tale patrimonio sia il più appetibile e ambito (e agibile) per gli operatori economici, chiamati a reggere l'impatto della generosa anticipazione finanziaria. Sorge il problema delle aspettative di circa 100mila famiglie (l'inquilinato degli enti) alle quali era stato promesso di poter acquistare casa a prezzi di favore. Il decreto affronta anche questo aspetto assai delicato.
Mentre sono salvaguardate le dismissioni in corso, il provvedimento introduce criteri più severi per quelle future e sgombra il campo dalle speculazioni consociative (sugli appartamenti sfitti o non optati) che la normativa previgente permetteva.
Al dunque, questi affittuari potranno acquistare l'appartamento in cui abitano solo a condizioni maggiormente aderenti ai prezzi di mercato e sarà loro consentito, nel caso in cui non si avvalgano del diritto di prelazione, di abitare, ancora a canone agevolato, nell'unità solo se saranno percettori di redditi bassi o avranno particolari condizioni familiari.