Torri
gemelle - Guerre gemelle
di Artemio Ruggeri
Anche l'economia
è destinata a pagare il prezzo del "nuovo tragico
corso" che la guerra delle Torri gemelle ha aperto
l'11 settembre. La materia, per sua natura, non evoca
la drammaticità della frase che abbiamo sentito ripetere in quelle terribili
ore: nulla sarà più come prima. Come il normale scorrere della vita, anche i
processi economici sono destinati a ritrovare presto la loro dimensione
quotidiana. Le Borse torneranno a misurarsi con andamenti incerti e oscillanti,
migliori, tuttavia, dei tracolli epocali delle ore del disastro; riprenderanno i
traffici, i commerci, le attività produttive e di servizio, la mobilità delle
persone e dei beni.
Ma tutto sarà più difficile. E la
ripresa economica risulterà più incerta e lontana. Per gli Usa. E quindi per
l'Europa e l'Italia, poiché i vincoli che congiungono le due sponde dell'Oceano
non riguardano solo la storia, le radici, i valori e le culture, non sono
scritti unicamente sui trattati internazionali, ma, in un mondo raccolto nel
villaggio della globalizzazione,
ben più interconnessi sono i legami che
tengono insieme i sistemi economici.
Prima dell'11
settembre, prima che tutto cambiasse in diretta televisiva, sapevamo
che la locomotiva americana - dopo
otto anni di crescita ininterrotta -
aveva rallentato la marcia: quel grande Paese si guardava attorno alla ricerca
di una via d'uscita (che non aveva ancora trovata) prima che la minaccia della
recessione diventasse un pericolo reale.
L'Europa pensava di avere condizioni
migliori, ma non si rendeva conto di essere soltanto in ritardo, di attendere
che l'onda lunga della congiuntura sfavorevole varcasse l'Atlantico. L'avvocato
Agnelli, dall'alto della sua esperienza, l'aveva capito e aveva esposto il suo
pensiero a Cernobbio. Non è il caso di farsi illusioni - aveva detto - l'Europa
non ripartirà senza gli
Usa e perché ciò avvenga occorrerà
attendere la seconda metà del 2002.
Ora anche questa previsione - avanzata
solo pochi giorni or sono - sembra appartenere ad un'epoca remota, ad un
contesto che è repentinamente cambiato. La Confindustria ha rivisto al ribasso
le sue previsioni di crescita (non dimentichiamo che il Centro studi di viale
dell' Astronomia è solito compiere analisi molto serie e precise e quasi sempre
azzeccate), che già erano meno ottimiste di quel magico 3% indicato dal Governo
nel Dpef.
Che farà l'Esecutivo,
adesso, nel momento in cui è chiamato a definire
l'impianto della Legge finanziaria ?
Le scelte di
politica economica del Governo ponevano molta fiducia (a a noi è sembrata
eccessiva) sulla possibilità di sollecitare - mediante il pacchetto Tremonti -
una ripresa salvifica, in grado, cioè, di compensare con un trend sostenuto di
entrate (derivanti, appunto, dall'ampliamento della base produttiva,
dell'occupazione e del reddito nonché dall'emersione del sommerso) una mano
leggera (per ragioni di consenso sociale) sul versante della spesa e delle
riforme strutturali ed una tendenziale (ancorchè rinviata nel tempo) riduzione
della pressione fiscale.
Ora sappiamo che questo percorso sarà più
arduo: quando spirano venti di guerra, quando un grande Paese, come gli
Usa, è costretto, per ragioni di sicurezza, a limitare (per quanto tempo ?) quei
processi di libera circolazione che rappresentano un requisito essenziale delle
economia moderne, quando accade ciò che abbiamo visto sbigottiti, non possono
sussistere le condizioni necessarie e sufficienti per risalire la china del
declino. Certo, il mondo sviluppato non è
in ginocchio, non deve guardare al futuro
prossimo con eccessivo pessimismo.
E' un fatto, però, che gli
"spiriti animali" del mercato non ci verranno in aiuto, non
saranno in grado di togliere le castagne dal fuoco a nessuno. Il Governo
Berlusconi ha adottato una linea di grande prudenza in merito a tutti i temi più
delicati.
E non si tratta dell' orientamento di
qualche componente della coalizione di Centro-destra: l'indirizzo è venuto da
Berlusconi in persona al vertice di fine agosto. La parola d'ordine è stata una
sola: evitare ogni conflitto sociale in autunno.
E' ancora plausibile una impostazione
siffatta ? L'ultimo scorcio di anno avvicina la comunità nazionale al momento in
cui dovranno essere chiusi i conti con l'Unione europea. Difficilmente l'Italia
riuscirà ad onorare il limite dello 0,8% del deficit. L'asso nella manica del
superministro dell'Economia continua ad essere la cartolarizzazione del
patrimonio immobiliare pubblico: con l'anticipazione delle banche Tremonti spera
di coprire almeno in parte il disavanzo e reperire qualche migliaio di miliardi
da riversare sulle pensioni più basse. L'operazione è rischiosa da molti punti
di vista.
Certamente, è
inadeguata rispetto alla sfida che proviene dai nuovi problemi aperti.