L'Amato? Previdente rompe a sinistra
 
di Giuseppe Pennisi 
 
E' in rete sul "policy network", un articolo del  Presidente del Consiglio Giuliano Amato e dell'economista Mauro Maré sul futuro del sistema previdenziale. Una versione in francese è apparsa sul quotidiano "Les Echos" del 13 aprile ed una, il 14 aprile, in italiano sul quotidiano che aspira ad essere il partito unico della sinistra. L'articolo anticipa il libro,
di Amato e Marè, "Le pensioni: il pilastro mancante". Testo pieno di buon senso: la crisi del sistema previdenziale italiano affermano Amato e Maré è inevitabile, nonostante le riforme degli Anni Novanta; se non si cambia, i ritocchi al margine possono al più ritardarla; meglio, quindi, rimettere mano al sistema adesso che farlo, con l'acqua alla gola, quando gli istituti previdenziali staranno per portare i libri in tribunale; nel farlo, occorre ricordarsi che non si vive di solo Inps o di solo Inpdap, ma che il "pilastro" pubblico a ripartizione (tramite il quale i contributi dei lavoratori attivi vengono impiegati per pagare le pensioni a chi è a riposo) deve essere ridimensionato ed affiancato ad un "pilastro" privato a capitalizzazione (in cui le prestazioni vengono finanziate tramite i rendimenti degli accantonamenti opportunamente investiti). Analisi e conclusione non sono molto differenti da quelle di inchieste che ho condotto con Giuseppe De Filippi. Idee analoghe sono state espresse da lustri da tutti coloro che sanno far di conto, dai tempi della Commissione Castellino nell'ultimo scorcio degli Anni Settanta e dalle prime proposte di riordino del sistema allestite nel 1978 dall'allora Ministro del Lavoro Enzo Scotti.
Posso rivendicare di avere pubblicato circa sei anni fa (nel periodico tecnico "La rivista dell'Inpadp" dicembre 1994) una proposta complessiva del riordino del sistema previdenziale che avrebbe anche permesso di portare a "900.000-1.000.000 al mese lorde" (ai prezzi del 1994) le "pensioni sociali" ed altre pensioni minime. La proposta è stata presentata anche ad alcuni seminari di studio nel 1996-98 (quando la "riforma Dini, ancora in fasce, mostrava già segni di vecchiaia) e in un libro divulgativo ("La guerra dei trentenni- Italia e nuove generazioni", IdeAzione Editrice 1997). L'idea di base non era neanche mia ma di Dimitri Vittas che la aveva articolata nel novembre 1992 al seminario scientifico dell'Assosociazione Internazionale della Sicurezza Sociale ("Chillipour Suisse: la voie vers une réforme des pensions" in "Les implications des politiques d'ajustement structurel pour la sécurité sociale", Aiss Ginevra 1993).  Sono, quindi, proposte che vengono da lontano. E che vanno lontano come dimostrato dal fatto che, nella seconda metà degli Anni Novanta, è stata in vario modo incorporata in riforme dei sistemi previdenziali attuate in una trentina di Paesi. Dove è, dunque, la notizia? Che alla vigilia delle elezioni politiche le faccia propria il Presidente del Consiglio di un Governo di sinistra-centro. Un Presidente del Consiglio che sa fare di conto ma a cui i suoi stessi alleati hanno preferito un altro come guida della coalizione (e, se vinceranno, dell'Esecutivo prossimo venturo). Non solo, ma le idee sono quelle che, in materia di previdenza, sono apparse tipiche al centro-destra, da classificarsi tra le riforme "radicali", per utilizzare la tassonomia del libro "Welfare and employment in United Europe" (a cura di Giuseppe Bertola, Tito Boeri e Giuseppe Nicoletti) posto in libreria dal MIT Press due settimane fa (e disponibile in traduzione italiana tra circa tre mesi). Sono molto simili, ad esempio, alla proposte apparse nella primavera 1997 nel volume "L'asse delle riforme" che con Ornello Vitali ed altri ho curato per l'"Osservatorio Parlamentare", una fondazione liberal-democratica. Al confronto, le idee del riordino della previdenza che nell'inverno 1994 scatenò la piazza contro il Governo erano roba per educande. Si dovrebbe certo escludere  tanto corrispondono all'aritmetica ed al buon senso  che Amato le tiri fuori oggi come ripicca nei confronti di Rutelli. Il fatto stesso, però, che escano dal suo cappello non può non rompere a sinistra. Tranne che la coalizione non voglia presentarsi come "piglia tutto" a cui va bene promettere sia di riformare drasticamente le pensioni sia l'esatto contrario.