Ai Governi futuri toccherà
pagare un conto salato. Considerazioni di fine legislatura
di
Artemio Ruggeri
E’ terminata
una legislatura interamente dominata da governi di centro-sinistra, con maggioranze
a geometria variabile.
In una prima
fase, la coalizione è stata quella scaturita dalle urne (incluso il
Prc, grazie al patto di desistenza).
Poi,
dopo lo strappo di Fausto Bertinotti, la maggioranza si è ricomposta
attraverso una buona dose di trasformismo, potendo contare sugli scissionisti
di Armando Cossutta e sulla trasmigrazione mastelliana
di un nucleo di parlamentari eletti nel Polo. C’era da
aspettarsi, allora, che il nuovo raggruppamento, privato della scomoda
presenza di Rifondazione comunista, fosse più sollecito e attento alle
riforme economiche e sociali. E’ successo, invece, tutto il contrario. L’epoca
dei governi della sinistra (e dei suoi alleati) merita di essere ricordata
per quanto avvenuto nei primi anni, perché, dopo, il tasso di riformismo
è risultato drammaticamente basso. Al centro-sinistra
va riconosciuto un merito di portata storica:
l’ingresso nel club dell’euro.
Probabilmente,
se alla direzione del Paese fossero state le forze del Polo, l’Italia
avrebbe avuto un comportamento assai meno lineare. Va detto, tuttavia,
che il presidente Prodi aveva cercato di sottrarsi alla mannaia impietosa
delle scadenze di Maastricht, volando a Valencia
per arruolare José Maria Aznar in un fronte mediterraneo
disposto a marcar visita. Al rifiuto del premier spagnolo, il professore
capì di non avere alternative. Alle scelte compiute per conseguire i
parametri virtuosi si possono rivolgere molte critiche. Ci ha aiutato lo
stellone del crollo dei saggi di interesse. Il resto lo ha fatto l’incremento
della pressione fiscale. La spesa corrente (e sociale, in particolare)
ha continuato a crescere. Eppure, all’azione del Governo Prodi
vanno riconosciuti alcuni provvedimenti positivi, ancorché deformati dai
vincoli sindacali e neo-comunisti. Si deve, ad esempio, all’azione
legislativa di Tiziano Treu al Lavoro quel
poco di flessibilità che ha consentito di accrescere l’occupazione negli
ultimi anni. Dopo di lui, al Dicastero di via Flavia sono
andati solo dei replicanti di Sergio Cofferati. Anche in materia di welfare
state, i rapporti della Commissione presieduta da Paolo Onori sebbene
riposti subito in un cassetto rappresentato un punto qualificato di
elaborazione e di proposte da cui dovrà ripartire qualunque Governo
che intenda affrontare seriamente questioni tanto delicate e complesse.
Inoltre, Prodi cercò di aggiustare la riforma Dini
delle pensioni. Bertinotti gli impose delle mediazioni
assurde (le deroghe per i trattamenti di anzianità degli operai e dei c.d.
precoci). Ma almeno furono adottate misure importanti per quanto riguarda
l’unificazione delle regole tra i diversi regimi. In seguito, di previdenza
è stato persino proibito parlare, dal momento che i sindacati hanno imposto
il rinvio della verifica al 2001. I due Governi presieduti
da Massimo D’Alema hanno varato riforme altisonanti ed
arzigogolate (nel campo della sanità e della scuola) tanto sbagliate ed
inutili, da costringere Giuliano Amato a cacciare i ministri
competenti e ad archiviarne (a furor di popolo) l’attuazione. Anche il
dottor Sottile (l’uomo che nel 1992 aveva salvato l’Italia
dalla bancarotta ed avviato un’energica politica di risanamento)
ha rinunciato, in partenza, a restituire lustro riformatore alla coalizione
di sinistra. La sua Finanziaria (che dà senza togliere) è
prigioniera di un vizio congenito, che la rende completamente spiazzata nei
confronti dell’evoluzione dei processi. La manovra economica ignora, così,
che la fase di sviluppo sta finendo a coda di pesce; che l’inflazione ha
rialzato la testa; che sta esaurendosi il vantaggio del cambio per le nostre
esportazioni; che rimangono urgenti riforme definitive nel campo delle
politiche sociali (delle pensioni, innanzi tutto); che la ripresa dell ’inflazione
e la debolezza dell’euro riapriranno la partita degli interessi sul debito.
In tale contesto, Amato ha voluto impostare, per i prossimi anni,
un percorso di riduzione delle pressione fiscale e di aumento della spesa
corrente, senza adeguata copertura finanziaria (come hanno rilevato autorità
al di sopra di ogni sospetto). Poi, ha scelto di non candidarsi. Ai Governi
che verranno (si presume che siano di centro-destra) toccherà di pagare
un conto salato, a partire dal varo di una manovra correttiva nei prossimi
mesi.