il Punto di vista di Virus : Politica? A Palle Incatenate!!!

Concertazione o sopraffazione ?
di  Giuliano L'Apostata
 
Palle incatenate volano nei cieli della politica.
Polemiche tra ministri, tra sindacalisti, tra questi ultimi e i padroni. Tema del dibattito:
si può ancora fare la concertazione (non c'entra nulla il centenario verdiano) e si possono stipulare accordi con chi ci sta?
Oppure tutti devono prendere ordini da Sergio Cofferati? Ad innescare la recente polemica è stato Antonio D'Amato. Probabilmente, il leader della Confindustria si è lasciato sfuggire qualche parola di troppo.
Quando si minaccia, infatti, di sottoscrivere accordi su temi delicati ed importanti, escludendo un'organizzazione forte ed agguerrita come la Cgil, c'è da aspettarsi una reazione assai dura, alla quale non si può rispondere soltanto a parole, magari alzando il tono della polemica. Se non si ha il coraggio di essere conseguenti, si fa la figura delle "tigri di carta"; si perde, in sostanza, di credibilità. La considerazione, nel nostro caso, è tanto più valida se si pensa che l'accordo per il recepimento della direttiva europea sui contratti a termine non era a portata di mano nemmeno con la Cisl e la Uil. Rimaneva aperta una questione di notevole rilievo: il rinvio (la Confindustria non era d'accordo) alla contrattazione collettiva di categoria della individuazione delle massime quote ammesse di contratti  a tempo determinato. In mancanza di una soluzione in merito anche la Cisl e la Uil avrebbero avuto dei problemi seri a sottoscrivere l'intesa realizzata sugli altri punti. E' vero che la Cgil aveva colto l'occasione dell'impasse per rimettere in discussione anche  altri  aspetti acquisiti nel corso della trattativa e che tale atteggiamento dilatorio è assai frequente da parte dell'organizzazione di Sergio Cofferati.
Si poteva sperare, tuttavia, che le polemiche potessero lasciare il posto alla ripresa proficua del negoziato, fino a quando
il Ministro del Lavoro ha rilasciato una dichiarazione (in tono e forma ufficiali) che, in pratica, portava smaccatamente (e incautamente) acqua al mulino della Cgil. Il Governo - affermava Cesare Salvi - non avrebbe mai recepito un'intesa  non sottoscritta da una delle organizzazioni maggiormente rappresentative. Pertanto (ecco il veleno nella coda) se fosse intervenuto un accordo parziale (privo, cioè, dell'adesione di tutte le parti), il Governo avrebbe portata avanti una propria iniziativa legislativa  (in altre parole, si sarebbe fatto carico di prestare il "braccio armato" della legge alle posizioni della Cgil, come se fossero le sole in grado di difendere i lavoratori). La linea di condotta di Salvi, non a caso, ha sollevato parecchi dissensi anche nell'ambito dell'esecutivo) appare oggettivamente grave. E' infondata sul piano giuridico, poiché non esiste un meccanismo che regoli la problematica della rappresentanza sindacale, al di fuori del principio del reciproco riconoscimento tra le parti stesse, ognuna delle quali è libera di negoziare e stipulare con chi ritiene opportuno. 
Sul piano politico, poi, non è consentito nemmeno ad un  Governo di centro-sinistra "parteggiare" così vistosamente per un sindacato "amico".
Se vuole esercitare il ruolo istituzionale che gli compete, nella funzione essenziale della mediazione sociale, un Governo deve avere un atteggiamento imparziale e tenere conto di tutte le posizioni in campo. 
Altrimenti si squalifica come interlocutore e finisce per diventare (come è accaduto da noi) il principale responsabile della crisi del metodo della concertazione, la cui validità è stata giustamente sottolineata anche dal Presidente Ciampi, purchè non porti alla paralisi e all'immobilismo.
E' sotto gli occhi di tutti, invece, che negli ultimi anni i Governi hanno privilegiato (e fatto proprie) le istanze sindacali e in particolare quelle della Cgil. Nel 1995, la Confindustria (rappresentante più autorevole di un sistema di imprese che finanzia per due terzi il sistema pensionistico) non aderì all'accordo preliminare sulla riforma della previdenza, portata avanti dal Governo Dini. Nessuno pensò che la legge non dovesse essere approvata. Successivamente, sul tavolo della concertazione sono finiti soltanto i problemi graditi alla Cgil, al punto tale che non solo le relazioni industriali, ma pure  i rapporti intersindacali si sono logorati profondamente ed irreparabilmente. D'Amato voleva affrontare i temi della flessibilità, della lotta al lavoro sommerso, insieme a quelli del tfr. Cisl e Uil erano disponili, la Cgil no. E non se ne è fatto nulla.
Tra l'altro, la confederazione di Corso d'Italia tenta costantemente di lucrare, grazie al rapporto privilegiato col Governo
e la maggioranza, sul versante dell' iniziativa legislativa. Così è stato nel caso dei provvedimenti sulle Rsu (i risultati del negoziato sono stati forzati, nel disegno di legge, in senso favorevole alla Cgil) e sul lavoro atipico.
Quando si attribuisce ad una delle parti in causa un sostanziale diritto di veto, quando le si riconosce il privilegio di dire l'ultima risolutiva parola, si condannano gli altri soggetti all'irrilevanza, ad una specie di morte civile. La loro opinione finisce per contare solo e in quanto si adegua a coloro che "sono più uguali degli altri". E la concertazione diventa sopraffazione, arbitrio, violenza politica.
Sono cose degne di un regime, non di una democrazia liberale.
Giuliano l'Apostata