Pensioni: le bugie hanno le gambe corte

persino Bill Gates sollecita la riforma

di Artemio Ruggeri

La conferenza nazionale sull'occupazione non ha suscitato quello scalpore che il ministro Salvi sperava. Che via siano stati dei progressi, che il tasso di disoccupazione possa diventare di una sola cifra, che negli ultimi anni si sia creato quel milione di posti di lavoro preconizzato da Silvio Berlusconi (per questo irriso), sono tutti fatti da scrivere dalla parte dei "buoni" sulla lavagna dell'Italia. Ma il Cesare rosso aveva un asso nella manica. Poiché il suo cuore batte per le pensioni intendeva giocarsi i risultati di uno studio dell Isfol, secondo il quale, dal 1994 al 2000, in Italia, si è innalzata l'età effettiva di pensionamento, passando, nell insieme del lavoro dipendente, da 57 a 58 anni e mezzo; nel caso degli operai, il "salto" si è avuto dai 56 ai 58 anni.
Ci sarebbe da stupirsi del contrario, dal momento che, in quell arco di tempo, diversi interventi legislativi hanno elevato l'età legale di vecchiaia ed introdotto un requisito anagrafico (in transito verso i 57 anni) anche per la pensione di anzianità.
Inoltre, negli ultimi tempi, è cessato il ricorso di massa a quei prepensionamenti degli "esuberi" che hanno caratterizzato una fase della ristrutturazione produttiva, con effetti negativi sui bilanci pubblici. Tuttavia, i dati riportati nello studio non possono rappresentare la "prova provata" dell'efficacia delle riforme previdenziali fino ad ora realizzate. Infatti, l innalzamento dell'età si è limitato ad accompagnare l allungamento dell'aspettativa di vita. Nel periodo considerato, infatti, quest'ultima (quindi anche la "durata" degli assegni) è cresciuta mediamente di tre mesi ogni anno. Inoltre, con i nostri 58,5 anni di età effettiva (per gli uomini) siamo ancora al di sotto della media Ue (60,8 anni). Anche per le donne la soglia reale della quiescenza è pari a 57,2 anni contro una media europea di 58,4. Se, poi, volessimo fare il confronto con quanto accade in alcuni paesi, le distanze sarebbero altrettanto marcate: Germania, 60,5 anni gli uomini e 58,4 le donne; Regno Unito, 62,7 i primi e 59,7 le seconde; Danimarca, rispettivamente 62,7 e 59,4 ; Francia, 59,2 e 58,3. La questione dell'età pensionabile è al centro di tutte le terapie che i Governi europei (e dei paesi sviluppati) adottano per curare i loro malandati sistemi obbligatori. Oltralpe, ad esempio, la Confindustria francese (il Medef) ha invitato le imprese a non effettuare più la trattenuta del contributo aggiuntivo destinato al finanziamento del limite dei 60 anni. Ciò significa che, se non interverranno diverse intese, dal 1° aprile l'età legale di vecchiaia ritornerà automaticamente a 65 anni. Il Medef, poi, propone di elevare di tre mesi all'anno (in linea con l allungamento dell'aspettativa di vita) il requisito contributivo ottimale (che in tal modo sfonderebbe in breve la soglia dei 40 anni). Questa misura comporterebbe una riduzione - dal 4% al 22% - dell'importo delle nuove pensioni. Anche il Governo tedesco è riuscito a condurre in porto un complicato riordino, grazie al quale si riduce il peso del regime pubblico a favore di una più estesa copertura fornita dalla previdenza integrativa privata. E in Germania l aliquota contributiva legale, per le pensioni, è di oltre 12 punti inferiore alla nostra. Deve essere ampliata, dunque, la partecipazione al lavoro, non solo dei giovani, ma anche degli anziani (adesso in attività, se maschi ultracinquantacinquenni, per il 42% in Italia). E  evidente, infatti, che un innalzamento dell età pensionabile determinerebbe - attraverso i benefici recati al costo del lavoro derivanti da una riduzione dell'aliquota legale - conseguenze positive sull'occupazione. La Ragioneria generale dello Stato ha indicato, in un'età di pensionamento media intorno ai 63-64 anni, lo standard "virtuoso" da raggiungere. Come si vede il cammino è ancora lungo. Ormai, la questione pensioni è diventata la favola dell Italia. Persino Bill Gates è venuto a sollecitare una riforma.Un tempo rappresentavano gli italiani come suonatori di mandolini e mangiatori di spaghetti.Oggi il loro emblema è diventato il logo dell Inps.