Le amare pensioni: solo l'Inps avrà un disavanzo di 4.700 miliardi
di Artemio Ruggeri
Nonostante che un'accurata ricerca della Fondazione De Benedetti abbia dimostrato, ancora una volta, che gli italiani sono migliori di chi li governa e li rappresenta e che in grande maggioranza sono aperti e disponibili anche a riforme veramente definitive di uno dei comparti più delicati e critici della finanza pubblica, nel mondo politico continua a dominare la convinzione che il tema della previdenza debba essere maneggiato con cautela come se fosse tritolo. E' il caso allora che la verifica non cominci neppure con un Governo dai giorni contati. E' opportuno, invece, che sia un esecutivo, destinato a durare, a prendersi la responsabilità di concludere un processo di riordino avviato da un decennio, ma ancora inadeguato rispetto alla gravità dei problemi. Sarebbe importante, nel frattempo, compiere delle analisi corrette, non propagandistiche, degli andamenti reali dei regimi obbligatori. Le cose sono arcinote. E non c'è bisogno di studi particolari per rendersene conto: basta leggere i bilanci ufficiali dei maggiori Istituti. L'Inps ha varato il preventivo 2001. I commenti ufficiali sono stati i soliti: tutto va per il meglio. Invece c'è poco da stare allegri. Stando alle previsioni, nel 2001, l'Inps (inclusi i benefici della Finanziaria) avrà un disavanzo di 4.700 miliardi: un ammontare pari al quadruplo di quello realizzato, a consuntivo, nel 1999 e di quello ipotizzato in via definitiva nel 2000. A saper leggere tra le poste del bilancio, inoltre, emergono performance ancora peggiori. Limitiamoci a considerare le sole gestioni pensionistiche in senso stretto: il loro deficit è di oltre 17mila miliardi. Questo saldo "rosso " sarebbe "vermiglio" se non ci fosse l'apporto positivo di ben 5.500 miliardi della gestione dei parasubordinati (i collaboratori, "forzati" del 10-13%, vera e propria "gallina dalle uova d'oro"). Poi, il bilancio Inps si avvantaggia more solito - del consistente attivo (11mila miliardi) delle prestazioni temporanee (assegni al nucleo familiare, indennità economica di malattia e maternità, cassa integrazione e disoccupazione). Ancor più interessante è il dato del c.d. bilancio programmatico 2001-2003. A legislazione invariata, L'Inps avrà, a fine periodo, un disavanzo che salirà ad oltre 16mila miliardi. Per quanto riguarda il trend delle prestazioni, c'è da dire che, nell'anno in corso, il numero delle nuove pensioni tornerà a crescere (+30,8%), raggiungendo quota 800mila solo nei regimi Inps (ciò vuol dire che, nel complesso di tutti gli enti, l'anno prossimo andrà in quiescenza circa un milione di persone). Va ricordato, infine, che nel 2001, a fronte di un numero di pensioni Inps pressoché stazionario (15,34 milioni), la spesa totale subirà un incremento del 5,1% rispetto al 2000 (raggiungendo i 224mila miliardi di lire). Il comparto vecchiaia e anzianità sfiorerà i 150mila miliardi con un aumento del 6,7%. Anche l'Inpdap, l'ente del pubblico impiego, presenta seri problemi. Se le previsioni evidenziano ancora, in termini generali, un avanzo d esercizio di poche centinaia di miliardi, le gestioni pensionistiche presentano una situazione seria: oltre 2mila miliardi di deficit. Le casse dei dipendenti degli enti locali e degli statali, in particolare, hanno accumulato complessivamente un debito di quasi 23mila miliardi. Per pagare le pensioni dei ferrovieri lo Stato sborserà, poi, 5,5mila miliardi a ripiano, nel 2001, della differenza tra entrate e spese di quella gestione. E' dunque il settore pensionistico del lavoro dipendente, privato e pubblico, a soffrire di squilibri strutturali cronici. Con buona pace di Cofferati e compagni.