Il Belpaese in "braghe di tela"
di Artemio Ruggeri

 Nei giorni scorsi l'Unione europea ha sbloccato l'impasse sull'aeroporto di Malpensa.
Il Paese, ed in particolare la zona del Nord-Ovest,  possono ora contare  su di un'opera qualificata, in grado di compe- tere a livello degli standard internazionali. Questi risultati non sono ancora a portata di mano, poiche l'area di Malpensa non solo e incastonata tra le case, ma non e tuttora dotata di un adeguato supporto stradale e ferroviario, che la renda agevolmente rag- giungibile. Per molto tempo ancora gli utenti rimpiangeranno Linate. Queste considerazioni ci portano direttamente ad un tema che e già entrato nella campagna elettorale, sia pure di sbieco (e in chiave polemica), dopo la performance (a cartoni e pennarello) di Silvio Berlusconi a "Porta a porta". Il Cavaliere ha voluto fare il saputello, ha un po' esagerato, ha ripassato col segno del lampostyl indicazioni gia segnate in precedenza: ma i problemi che ha sollevato esistono. E come. 
L'Italia soffre di gravissimi  handicap infrastrutturali, che ormai si sono trasformati in una "tunica di Nesso" capace di stran- golarne lo sviluppo, la crescita economica e di negare alle persone il diritto fondamentale alla mobilità. Tale inadeguatezza è un vincolo per il sistema delle imprese, chiamate ad operare in un contesto europeo che  negli ultimi decenni ha compiuto importan ti passi in avanti. L'integrazione economica, inoltre, richiede ed impone una crescente sinergia tra le grandi vie di comunica- zione. In questo campo, l'Italia, però, è una specie di Gulliver imprigionato al suolo da migliaia di lacci e laccioli.
Il Belpaese dispone, si e no, di qualche centinaio di chilometri di rete ferroviaria moderna, mentre il progetto dell'Alta veloci- tà stenta a progredire in mezzo a molte difficoltà e a innumerevoli ostacoli. E' a buon punto il nuovo tragitto della "Direttissima" tra Bologna e Firenze, ricco di soluzioni tecniche assai innovative. Si tratta di un'opera fondamentale che avanza nella più co mpleta indifferenza di un'opinione pubblica non informata. E che dire del tracciato autostradale ? Siamo ancora fermi al- la progettualità degli anni sessanta. La vicenda della Variante di valico sull'Appennino tosco-emiliano ha assunto aspet ti talmente paradossali da sfiorare l'inconcludenza. Nel Centro-Nord vi sono distretti industriali (la zona delle ceramiche tra  Modena e Reggio Emilia, ad esempio) che esportano in tutto il mondo ma che sono rinchiusi  nel loro territorio.
In Lombardia, nel Veneto l'assetto stradale è assolutamente insufficiente. Sul piano del trasporto urbano, una sola città, Milano, ha una rete di Metropolitana di una qualche consistenza. Eppure, nelle altre importanti città europee il problema ma  è stato posto e risolto parecchi decenni or sono. Se scendiamo più a Sud, troviamo realta ancor più degradate: qualità urbana fatiscente, servizi civili in situazione critica (si pensi tanto alle carenze nella fornitura di acqua potabile), infrastrutture  da terzo mondo. Le attuali scadenti vie di comunicazione delle regioni meridionali sono pensate in funzione di un esodo perma- nente verso il Nord, mai per assicurare una mobilità in senso contrario o all'interno di questa parte del Paese. Per non parlare, poi, di un altro aspetto critico venuto in evidenza a seguito del riespoldere della crisi petrolifera: l'Italia e uscita dal nucl- eare all'inizio degli anni ottanta (cestinando risorse per almeno 20-25mila miliardi), ma non si è data alcuna strategia alterna- tiva nel campo degli approvvigionamenti energetici. Alla base di una poco edificante condizione infrastrutturale stanno tanti mo- tivi. E' fin troppo facile prendersela con gli intoppi burocratici, la lentezza delle procedure, il sovrapporsi delle competenze tra Stato e autonomie locali, le pressioni politiche e le ostinazioni di una certa ideologia ambientalista. La ragione fondamen- ntale sembra essere un'altra. Come è scritto nel Rapporto annuale sulla finanza pubblica, curato dall'Università di Pavia, la spesa per investimenti è "una delle componenti che hanno contribuito in modo relativamente più significativo al pro- cesso di risanamento". Infatti, nonostante che negli ultimi anni vi sia stato un cenno di ripresa degli investimenti, siamo tuttora largamente al di sotto, in termini di incidenza sul Pil, al livello di risorse impiegate in opere pubbliche alla fine degli anni ottanta. In sostanza, si sono fatti quadrare i conti con l'incremento del prelievo fiscale, da un lato, col taglio delle spese in conto capi- tale, dall'altro. Il Paese ha pagato, così, un prezzo elevato alla "intangibilità politica" della spesa corrente (e sociale in particolare). Anche in questo campo i padri hanno pensato a se stessi, non ai figli.
E il Belpaese è rimasto "in braghe di tela".
27/12/2000 P.S.
 Nessuno poteva immaginare che l'aeroporto intercontinentale della Malpensa inaugurasse la "promozione europea" con un blocco per neve e un bivacco prolungato di migliaia di persone, rimaste imbottigliate in un'attesa senza spiegazioni e speranze. Come si vede le "braghe di tela" non riparano dal freddo. (A.R.)