La resistibile ascesa della Rana-Finanziaria dei miracoli
 
di  Artemio Ruggeri
  La Finanziaria del bengodi procede nel suo viaggio verso il porto delle Sette Meraviglie, all’insegna del precetto biblico: chiedete e vi sarà dato.
Per tutti c’è una parola buona (con annesso stanziamento) nello sterminato numero di articoli che si diffondono per parteno- gene
si: dai pensionati ai transessuali; dagli  incapienti ai portieri degli stabili dimessi (che resteranno, ope legis, dipendenti de-
gli enti, anche quando essi non possederanno più immobili). L’operazione acchiappavoti è tanto smaccata che un civil servant come Andrea Monorchio è stato costretto a  parlare. Monorchio ricopre un delicato ruolo istituzionale: è il custode dei conti dello Stato. Per queste ragioni, allora, ha ritenuto suo dovere mettere da parte il riserbo proprio del tecnico (a cui si è se-
pre appellato) e denunciare lo scempio in atto della Finanziaria. Le parole del Ragioniere generale dello Stato pe sano come piombo: la legge di bilancio è divenuta ormai incredibile: il numero degli articoli è esploso, fino a contenere tutto e il suo contrario; il disavanzo, quest’anno sarà pari all’1,5% del Pil. Ma Monorchio non si è fermato qui: le sue critiche hanno raggiun-
to il cuore stesso della Finanziaria; hanno colpito  quel bonus fiscale di 13mila miliardi nell’erogare il quale, ad avviso del Ragioniere generale, sarebbe stata necessaria maggiore prudenza. Queste considerazioni sono in sintonia con le recen ti analisi del Centro Studio della Confindustria (dove è prefigurato un maggior deficit, per il 2000, di 18mila miliar- di) e co- n i ricorrenti moniti della Banca d’Italia e del suo Governatore, il quale ha lasciato intendere, più di una volta, che si porrà presto l’esigenza di una manovra correttiva. Che la Finanziaria del 2001 avesse dei gravissimi vizi genetici si è sempre sapu- to, fin da quando il presidente del Consiglio vantò il senso dell’operazione: un provvedimento che avrebbe dato senza togli ere. Strada facendo, però, man mano che nel testo si aggiungevano grappoli di articoli, la manovra di bilancio si è carica di una in- contenibile deriva elettorale, con effetto slavina per i conti pubblici. Raramente si è assistito ad un assalto alla iligen za  tanto meticoloso e prolungato, sul lato della spesa facile, a fronte del permanere (lo ha confermato lo stesso Monorchio) di una seria incertezza sul versante della copertura finanziaria. Nemmeno ai tempi della famigerata Prima Repubblica si sono visti tanti sorci verdi: il tanto bistrattato Paolo Cirino Pomicino sembra Quintino Sella, se lo paragoniamo ai ministri attuali. Certo, il Parlamento ha le sue responsabilità. Il messaggio devastante, però, è venuto da Palazzo Chigi: ha cominciato il Governo ad abbassare la guardia. Poi è sopraggiunta  la  rotta di  Caporetto degli emendamenti. La maggioranza (grazie a larghi giri di valzer con Rifondazione) ha guidato le danze. Ma l’opposizione non è stata certamente a guardare: quando cadono i freni inibitori tutti vanno alla ricerca dei loro pezzi di consenso. E questa volta non si è andati per il sottile. Ogni lobby ha trovato uno sponsor e un posto a tavola. Alla sagra dei Santi in Paradiso, però, nessun vero problema del Paese è stato affrontato e risolto. Intanto, la Finanziaria si è gonfiata con quella rana della favola che voleva somigliare al bue.
Tutti ricordiamo la brutta fine che fece la rana.