Referendum su Articolo 18 per sconfiggere
l'accordo di Cisl e Uil
Fausto Bertinotti a Liberazione e VirusilGiornaleonline
Una firma per
il referendum sull'articolo 18 che serve a
sconfiggere la firma di CISL e UIL all'accordo con il governo.
Anche tecnicamente, il referendum è
la risposta idonea a sconfiggere l'accordo separato. Se si vuole introdurre la
norma che
i lavoratori assunti dalle aziende
con meno di 15 dipendenti non si computano ai fini dell'applicazione
dell'articolo 18, eliminare la soglia dei 15, estendendo a tutte le aziende le
garanzie del reintegro in caso di licenziamento illegittimo, cancella in modo
definitivo quella possibilità di deroga e vanifica completamente l'accordo.
Si può seppellire, quindi, l'accordo separato di CISL UIL,
governo delle destre e Confindustria sotto una valanga di firme e
vincendo il referendum la prossima primavera.
Questo
accordo determina, inoltre, un colpo fortissimo alla nozione stessa di
democrazia sindacale.
Si cancella, nei fatti, la nozione
di sindacato maggiormente rappresentativo. Assurdamente, la maggiore
rappresentatività viene non dall'effettivo riscontro di questa tra i lavoratori,
ma è come traslata dalla controparte.
La tua firma vale, quindi, non
perché tu effettivamente rappresenti la maggioranza dei lavoratori, ma in quanto
il tuo contraente sono il governo e la Confindustria.
Siamo, quindi, a una versione ulteriormente restauratrice della
concertazione.
Anche la legittimità di questo accordo, quindi, ovvero
la sua estensione a tutti, va contestata.
Un accordo che
non va sottovalutato anche nella perfida intelligenza di aver scelto di
introdurre una deroga che si richiama
a intenzioni manifestate anche nella scorsa legislatura dai governi di centro sinistra.
Si dimostra
chiaramente, sia sul fronte delle forze sindacali che su quello delle forze
politiche, la vacuità del richiamo a una unità astratta, separata dai contenuti
di una nuova politica economica e sociale.Ridare senso alla politica, vuol dire
rimettere
le cose con i piedi per terra: il
centro sinistra cerca un rapporto con Rifondazione Comunista? Bene, ci dicano se
intendono fare con noi l'ostruzionismo parlamentare contro le modifiche
all'articolo 18 e se intendono appoggiare i referendum sociali. Non siamo di
fronte a un evento ordinario, criticabile finché si vuole, ma, comunque, un
fatto circoscritto. Siamo di fronte all'introduzione di un nuovo sistema di
relazioni e scambio tra il governo delle destre, il padronato, una parte del
sindacato che prefigura un blocco di potere e scompagina, da destra, le regole
della democrazia sindacale.
Anche qui, quindi, si
rende chiaro come il tentativo di sfondare i diritti sociali si coniuga con
l'attacco alle regole della democrazia. E, quindi, la risposta più idonea a
questo attacco è, da un lato, l'offensiva sociale e, dall'altro, il rilancio
della democrazia diretta e del protagonismo dei lavoratori: una nuova stagione
di lotta per estendere i diritti sociali e, al tempo stesso, per una nuova
democrazia sindacale che superi la concertazione (non solo quella degli accordi
separati) e che si fondi sul rapporto diretto con i lavoratori.
Anche il referendum è uno degli istituti della democrazia diretta
e, oggi, è uno strumento a
disposizione del movimento di lotta per cancellare
l'accordo separato.
Stiamo dentro una situazione di grande movimento.
La grande manifestazione di Siviglia, i primi scioperi su scala europea,
la
grande riuscita dello sciopero in Spagna e l'estensione del movimento di lotta
in Italia, dimostrata anche dalla vitalità degli scioperi in corso contro
l'accordo separato e le modifiche all'articolo 18, la stessa proposta di una
giornata di lotta europea,
ci parlano della possibilità di una uscita da
sinistra dalla crisi innescata dalle politiche neoliberiste e della necessità
della costruzione della sinistra di alternativa in
Europa.