E'
festa per la comunità gay e lesbica europea: la celebrazione
dei primi quattro matrimoni gay in Olanda segna una
data storica nella storia sociale d'Europa, una svolta epocale
paragonabile alla concessione del voto alle donne nel 1907. Adesso
tocca all'Italia superare le resistenze antimoderne ed antistoriche
che rappresentano, su questi temi, una peculiarità tutta italiana, che non
trova riscontro oltralpe. Le prese di posizione del PPE a Berlino
sui diritti delle persone omosessuali, e la recente legittimazione
delle coppie gay da parte del parlamento autonomo della Valencia,
governato dai Popolari di Aznar, mostrano la direzione:
sul tema dei diritti di gay e lesbiche l'Europa non va nè a sinistra
né a destra, va avanti, mentre l'Italia resta, da sola, indietro,
chiusa nell'ostinata celebrazione di un paese bigotto che non esiste più nella
vita reale.
Si abbia il coraggio,
in questa campagna elettorale, di parlare della vita reale delle
persone, di guardare in faccia un paese che cambia e di progettare un paese
che stia al passo con l'Europa. Grazia Francescato aveva dichiarato:
"Il Girasole si impegnerà sulla questione omosessuale
anche favorendo l'elezione di parlamentari sensibili alla questione dei diritti
di gay e lesbiche". Ora il Girasole candida uno
storico esponente delle battaglie gay, Gianpaolo Silvestri fra
i fondatori dell'Arcigay, a tempo pieno responsabile nazionale diritti
civili dei Verdi. Silvestri sarà candidato dal Girasole capolista
in Lombardia 2. Franco Grillini sarà candidato in Emilia
Romagna (con i DS), Titti De Simone ( PRC) in Toscana, Campania
ed Emilia, Ezio Menzione (a Pisa) e Roberto
Aere (a Verona) con Rifondazione. L'Arcigay può
rivendicare un primo risultato positivo: non saranno solo gli omofobi Bossi,
Casini e compari a parlare di omosessualità. La presenza di candidati e candidate
rappresentativi del movimento gay e lesbico pone con forza il tema della parità
di diritti delle persone omosessuali transessuali perciò, tutti, dovranno
confrontarsi. Spiace che nel centrodestra non sia maturata neanche una
candidatura visibilmente gay. Questo e il silenzio sui programmi, conferma il
carattere omofobo e razzista di componenti della Casa delle Libertà. Ci
auguriamo che non un solo voto gay vada ad ingrassare i parlamentari
dei Bossi, Fini, Buttiglione che si confermano i peggiori avversari
di una politica di libertà e di progresso civile del Paese. Sergio
Lo Giudice Presidente nazionale Arcigay