Riceviamo e pubblichiamo
TG 1 P I L L O L A D
E L G I O R N O D O P O E A B O R T O
ALBINO LONGHI
NEO DIRETTORE TG1:
Scivolone del direttore del TG1, Albino Longhi.
La notizia e' relativa ad una bambino nato con la tecnica della
fecondazione assistita e scelto fra diversi embrioni per consentire la utilizzazione
di alcune cellule del cordone ombelicale, terapeuticamente necessarie alla sopravvivenza
della sorellina piu' grande, nata con una grave forma di anemia.
Le "perplessita" sulle
procedure effettuate dichiara Primo Mastrantoni segretario dell'Aduc sono arrivate
dalla conduttrice del
servizio del TG1 delle 13.30 mentre la condanna dell'intervento e' arrivata
da un genetista, appositamente intervistato.
Non abbiamo sentito altra campana,
altra valutazione, altro pensiero. Suggeriamo al Albino Longhi di applicare
(se ci riesce) una antica regola aurea del giornalismo: separare le notizie
dai commenti. I giornalisti dovrebbero dare le notizie, i commenti dovrebbero
essere plurimi e separati, e, se fatti dalla redazione, evidenziati con apposita
nota.
LA LEGGE SULL'ABORTO E' FATTA MALE,
PERCIO' CI SONO SPAZI A CONTINUI INTERVENTI COME QUELLO DEL PARTITO DI AN CHE
INFICIANO LA PRATICABILITA' DEL DIRITTO CHE VI E' SANCITO.
Il responsabile per i problemi dello
Stato di Alleanza nazionale, Alfredo Mantovano, ha annunciato una denuncia contro
il ministro della Sanita', reo del reato di aborto clandestino perche', dalla
fine del mese, consentira' la commercializzazione della pillola del giorno dopo.
Interviene il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito.
Una bagarre scontata tra abortisti e anti-abortisti con l'aggiunta che questi
ultimi, confortati dalla rinascita dello spirito assolutista
vaticano, non hanno mai voluto digerire il fatto che la pillola contraccettiva
sia legale e molto utilizzata fin dall'inizio degli anni
'970? No, e' qualcosa di piu': sono gli strascichi di una legislazione ipocrita
sull'aborto, che ha sempre affrontato il problema a meta', lasciando aperto
ogni spazio a interpretazioni e interventi che la rimettessero costantemente
in discussione.
L'on.Mantovano, nel suo furore, non si pone il problema che tra contraccezione
e aborto c'e' una differenza, e che, quindi, tra pillola del giorno dopo (che
impedisce pur se all'ultimo momento l'annidamento dell'ovulo fecondato) e aborto
(che e' distacco di questo ovulo fecondato) c'e' differenza, proprio come tra
pillola contraccettiva e aborto, ma il problema e' che la legge sull'aborto
in vigore gli consente -pur nella sua voluta ignoranza questi spazi. Infatti
se l'aborto e' praticato fuori delle
strutture pubbliche, la legge 194 ci dice che e' illegale, e quindi, per l'on.Mantovano,
trattandosi di aborto, e' giusto intervenire.
E' come dire che gli estensori e difensori
di questa legge che non hanno alcuna intenzione di rivederla consentendo gli
interventi anche fuori delle strutture pubbliche- se la siano cercata: e' il
solito pasticcio all'italiana dove i diritti sono sempre possibili a meta',
a piccole dosi, consentendo cosi' che siano costantemente rimessi in discussione.
Ve lo immaginate un giudice che dovesse dire se l'effetto della pillola del
giorno dopo e' abortivo o meno? Ci sono ancora validi motivi perche' la giustizia
debba occuparsi dei fatti intimi della persona? Noi non neghiamo la possibilita'
che qualcuno possa essere contrario
all'aborto, ma ci da' tremendamente fastidio che, nella costruzione di un modello
sanitario basato sulla responsabilita' dell'individuo, ad ogni piccolo passo
(com'e' questo della pillola del giorno dopo) bisogna sempre rimettere tutto
in discussione, con la conseguenza di blocchi e impedimenti che fanno sempre
discutere sui grandi principi, negando l'operativita' e la
messa in pratica. Per questo peroriamo la causa di una legge sull'aborto che
non dia adito ad interventi come quello dell'on.Mantovano, che, invece, invitiamo
a raccogliere firme per fare un referendum che chieda l'abrogazione della legge,
dove noi saremo contro di lui, ma dove, nel frattempo, chi ha il diritto di
abortire e di fare del proprio corpo cio' che crede, non debba
trovarsi ad ogni angolo un fustigatore con il cavillo legislativo che glielo
impedisca.