E dal Quirinale arriva la missiva presidenziale
e un pacco di spartiti a Biscardi e, il Cavaliere...
 
di Giuliano l'Apostata
 
Stavo facendo un po' di zapping televisivo per non vedere "La vita è bella" di Roberto Benigni, quando sono capitato sul "Processo del lunedì" di Biscardi. Non guardo mai questo programma, anche se, con gli anni, trovo il calcio uno dei pochi spettacoli a cui si possa ancora assistere. Certo meglio del Costanzo show.
Ma il "Processo" di Biscardi è troppo rumoroso, assatanato, al punto da sembrare una puntata di "Sciuscià".
Eppure quella sera sono rimasto allibito: tutti, panel e pubblico, erano in piedi a cantare l'Inno di Mameli. Glielo aveva chiesto Ciampi: dal Quirinale, addirittura, era arrivata una missiva presidenziale (letta dallo schermo) e un pacco di spartiti.
Berlusconi non era stato da meno. Anche il premier aveva scritto una "nobile" missiva sottolineando l'espressione di amor patrio derivante dal canto dell'Inno nazionale. Io ho giurato fedeltà alla Repubblica (è il solo giuramento che ha fatto e mantenuto); amo questo Paese, ancorchè abbia dato i natali a Casarini ed Agnoletto.
Non mi scaldo quando sento parlare della moda del federalismo perchè considero le Amministrazioni regionali il pezzo più squalificato della pur sgangherata Pubblica Amministrazione. Al referendum confermativo ho votato no per questi motivi.
Difendo l'unità d'Italia e tengo in buona considerazione il Sud.
A me tuttavia non piace l'Inno nazionale, lo giudico una marcetta indecorosa per un grande Paese.
Ma lo avete sentito l'Inno degli Usa, così maestoso e commovente?
Eppure gli americani gli preferiscono "God bless America" che è più dolce e facile da cantare.
Dopo i tragici avvenimenti dell'11settembre lo hanno eseguito ovunque e in tutti i modi. Nessuno si è scandalizzato.
E che dire degli Inni inglese e tedesco? Solenni e armoniosi, profondi, con crescendo corale di archi, laddove noi facciamo vibrare gli ottoni. E la "Marsigliese"? Ricordate "Casablanca"? Dopo un burrascoso colloquio con Rick (Bogard) Victor Laszlo (l'eroe positivo marito della stupenda Ilse-Ingrid Bergman)rientra nel salone del "Café", dove i tedeschi, accompagnandosi al piano, stanno cantando uno dei loro inni, nel silenzio avvilito degli altri avventori. Laszlo va verso l'orchestra e con fare deciso ordina di suonare la "Marsigliese" ("Suonate la Marsigliese. Suonatela"), mentre Rick lancia, con gli occhi, un cenno di consenso. Gli orchestrali si alzano e soffiano nelle trombe. E tutti si mettono a cantare con le lacrime agli occhi e il cipiglio fiero (ognuno nella sua lingua, perchè in tutto il mondo si è tradotta e si canta la "Marsigliese"), fino al punto di zittire i cattivi nazisti.
Ho visto il film almeno un centinaio di volte, ma qualla scena mi commuove sempre. Non farebbe lo stesso effetto si si trattasse dell'Inno di Mameli. Tra l'altro,  nel 1948, questa "sonata per banda" venne adottato come Inno provvisorio della Repubblica,
in attesa di una melodia più qualificata. Fu soltanto il nostro scarso amor patrio a non farci rispettare l'impegno preso allora.
Eppure, noi abbiamo della musica bellissima. "Va' pensiero", per esempio.
O il "Coro dei Lombardi". Non si dirà che la musica di Verdi non è patriottica soltanto perchè piace a Umberto Bossi?