SVELATI GLI "AMANTI SENZA TESTA" DELLA DUCHESSA 

Il Genero di Churchill e un Attore Famoso nel Grande Scandalo Sessuale degli Anni 60

Un’offerta di mezzo miliardo per le foto di Margaret Argyll
 
Ninfomane o ribelle la Duchessa dello scandalo?
 
Svelato il mistero del più grande scandalo sessuale che sbigottì l'Inghilterra degli anni 60:
Gli "uomini senza testa" della duchessa di Argyll, la nobildonna accusata di avere avuto 88 amanti, tra cui due ministri e tre membri della casa reale, protagonista di un clamoroso processo che svelò ai sudditi i passatempi lussuriosi dell'aristocrazia, ma già noti nell'establishment tutelato dalla deferenza generale, in cui il marito, Ian Campbell blasonatissimo undicesimo duca di Argyll, esibì in tribunale alcune foto come prova della sua infedeltà.
In una di queste foto si vedeva la duchessa, di smagliante bellezza, completamente nuda ed elegante nel suo triplo filo di magnifiche perle al collo, durante un rapporto orale con un uomo mentre un secondo assisteva.
Dalla foto, però, le teste dei partner erano state tagliate.  
Il giudice, Lord Wheatley, sentenziò: "C'è quanto basta, nelle ammissioni della duchessa e nelle foto per concludere che è una donna  di totale promiscuità, il cui appetito sessuale può essere soddisfatto solo da una moltitudine di uomini".
Quarant'anni dopo e con tutti i protagonisti morti, ecco i nomi degli amanti senza testa:
Duncan Sandys, ministro e genero di Churchill, e l'attore famoso Douglas Fairbanks jr. amante di Marlene Dietrich e marito dell'attrice famosa Joan Crawford.  
Ora la figura della duchessa di Argyll, protagonista per mezzo secolo del caso dell’«uomo senza testa», è stata riabilitata dalla tv inglese Channel 4 .
Senza dubbio la duchessa, accusata d’avere avuto 88 amanti, tra cui due ministri, tre membri della casa reale,
 
Peter Combe (pare fosse omosessuale) dirigente dell'Hotel Savoy, il businessman John Cohane,  
Sigismund von Braun, fratello del famoso scienziato nazista che mandò gli americani nello spazio, era sessualmente vorace, anche se suonano d’un puritanesimo vittoriano le parole del giudice Lord Wheateley, che nel 1963 concesse il divorzio al duca che la dichiarò dedita a «disgustose attività sessuali per gratificare il suo insaziabile appetito sessuale».
La famosa Polaroid, che la ritrae nel suo celeberrimo bagno foderato di specchi mentre fa sesso inginocchiata davanti all' uomo inquadrato dal collo in giù (oggi identificato come Duncan Sandys, genero di Winston Churchill, mentre l’attore Douglas Fairbanks jr. si soddisfa da sé l’eccitazione per lo spettacolo), rivela in lei compiacimento di conservare un souvenir delle sue avventure. Quando ancora mancava al "caso dell'uomo senza testa", com'era etichettato, l'ingrediente dell'uomo politico di grido, a una riunione di governo il ministro Sandys ammise che circolavano voci che lo identificavano come il protagoniosta della fellatio e offrì le sue dimissioni.
Il premier Harold Macmillan, che già solo tre settimane prima aveva accolto le dimissioni del ministro
John Profumo, travolto dallo scandalo per avere condiviso l'amante Cristine Keeler con un diplomatico sospetto di essere una spia sovietica, si rifiutò di ammettere un'altro scandalo, respinse le dimissioni e ordinò un'inchiesta segreta.
L'istantanea fatale, mostrata con parsimonia da Channel 4, oggi è in vendita: un agente di Glasgow
(gli Argyll sono scozzesi) chiede «a nome del suo cliente», che non cita, una somma di mezzo miliardo di lire,
«per il copyright mondiale».
E qui, a difesa dell’esuberante duchessa, bisogna parlare degli Argyll, anzi del duca che dalla testimonianza di sua nuora, Lady Colin Campbell, emerge come un essere odioso: «In realtà, era un aristocratico marcio, senza una
lira, attraente, anche seducente, ma rinomato in società come un uomo cattivo e mascalzone».
 
Quando il duca chiese il divorzio il loro matrimonio era già finito da tempo, ma il processo, più che dargli giustizia,
fu una vendetta nata dalla gelosia del duca. Forse qualche intreccio omosessuale tra sua moglie, "gli uomini senza testa"
e il duca? E' probabile.
Non è che Margaret Whigham, figlia unica di un magnate scozzese, fosse una donna di gusti erotici semplici: anche il suo primo matrimonio, con il miliardario americano Charles Sweeny, era finito ben presto, già nel 1947, quando il divorzio la lasciò bella, ricca, single, con quella residenza in Mayfair, dal bagno foderato di specchi, che sarebbe stata teatro delle sue gesta sessuali e, infine, della sua rovina. La donna, esibizionista ed insaziabile forse più di ricevimenti che di amanti, spendeva somme enormi, e tramò per evitare che la seconda moglie del padre le sottraesse parte dell’eredità.
E così quando Ian Campbell, uomo brutto, squattrinato, alcolizzato, ma spiritoso e dotato di grande charme, ereditò il ducato di Argyll, con annesso castello in Scozia, Inverary House, gelido e lontano dalla società di Londra, lei pensò d’aggiungere, con il matrimonio, l’ultimo tocco, aristocratico, alla sua carriera mondana.
Ma fu un disastro: il duca la sfoggiava come un gioiello, ma in verità l’invidiava per il suo successo.
 
Nell’ultimo viaggio che fecero assieme, in Australia, aprì di nascosto l’agenda della moglie e scoprì i nomi di tutti gli amanti che lei aveva registrato con le date degli appuntamenti d’amore.
S'infuriò al punto di farne uno scandalo pubblico forse perchè scoprì un amante in comune con l'augusta consorte?
Il processo del divorzio rivelò a ognuno la sessualità di lei e la meschinità di lui: il duca non sapeva più come rovinare quella donna, passava ai tabloid i dettagli più piccanti, giunse al punto di mostrare agli amici, nel suo club di Pall Mall, le famose foto Polaroid che avrebbe poi esibito alla corte. E fu punito: Charle Sweeny, primo marito della duchessa e anch’egli socio del club, lo fece cacciare con ignominia. E lei ricambiò: quando morì nel 1993, dopo avere dilapidato un patrimonio in una vita all’eccesso, si fece seppellire accanto a lui, in un cimitero di Londra, come Mrs. Sweeny.
 
Con il gretto duca di Argyll  Margaret non voleva condividere neppure l’aldilà.

dal Corsera  Alessio Altichieri esteri - Il Foglio