Le interviste di VirusilGiornaleonline

Intrervista al

S e n a t o r e  P i e t r o  M i l i o 

del Partito Radicale

 Senatore Milio, vogliamo parlare di una vecchia conoscenza, il giudice della Corte Costituzionale Fernanda Contri, nominata senza che sussistessero i titoli previsti dall'art 135 della Costituzione (almeno 20 anni di esercizio dell'attività di avvocato)?

Vecchia conoscenza giustappunto. Era Segretario Generale alla Presidenza del Consiglio nellex Governo Amato. Poi, lo ricorda il Ve Lino, Salvò Andò caldeggiò nomina della Contri - senza che ne avesse i titoli - a consigliere del Csm, con il consenso di Giuliano Amato. Ma nel caso di specie, la sua nomina alla Consulta, la persona a lei più vicina è stato il senatore Oscar Luigi Scalfaro. Fu lui a nominarla, quando era al Quirinale, incoraggiato dal fedele Gifuni e da Amato.

Anche VirusilGiornaleonline ha seguito con grande attenzione, sin dall'inizio, questa "commedia" tutta italiana, sta forse calando il sipario?

Un simile epilogo può essere nei desideri della Contri, del Presidente della Consulta Mirabelli e dell'ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro che l'ha nominata, ma non nei miei.

Dunque è sempre sul piede di guerra?

Se con le buone maniere non sono riuscito ad ottenere il rispetto della legalità, allora vorrà dire che passerò alla via giudiziaria. Ma neppure la richiesta avanzata da 48 parlamentari al Presidente Mirabelli di fornire copia degli atti comprovanti i 20 anni di esercizio di avvocato di Fernanda Contri, ha sortito alcune effetto?

48? Ma sono diventate più di 80 le firme dei parlamentari che vogliono conoscere i requisiti formali del giudice costituzionale Fernanda Contri al momento della sua nomina il 4 novembre del 1996. Il fatto è che le mie reiterate richieste al Presidente della Repubblica prima e al Presidente della Consulta poi, richieste avanzate sia in veste di parlamentare che di cittadino, nonostante abbiano incontrato il sostegno di altri miei colleghi, sono atti che si possono considerare ormai "retorici".

Perchè?

Perché il Presidente della Consulta non può fare miracoli!

Tutti sanno benissimo, che il velo sulla data di iscrizione della Contri all'ordine degli avvocati di Genova è caduto lo scorso 6 aprile, quando l'ordine genovese ha ufficialmente informato il "Ve Lino" che la signora Contri risultava iscritta a tale albo solo a partire dal 16 dicembre 1976 e che quindi al momento della nomina, anche a voler considerare i 4 anni quale membro del Consiglio superiore della magistratura in quota al Psi - e anche in quel caso la nomina sarebbe stata non assistita dai titoli necessari - non aveva maturato comunque i 20 anni di avvocatura previsti dalla Costituzione.

Ma Mirabelli ha sostenuto che nei 20 anni di esercizio dell'attività forense bisognasse ricomprendere anche quelli da procuratore legale.

E' stata una clamorosa gaffe che però svela tutti i tentativi istituzionali per nascondere il caso di Fernanda Contri. Molti ne sono al corrente o sapevano, anche all'interno della Consulta. Ma la cosa grave è che continuano a far finta di niente. Non solo il Quirinale, ma anche palazzo Chigi, il Guardasigilli, il presidente e i membri della Corte. Senza contare il Csm, l'ordine degli avvocati e la stessa stampa che salvo sporadiche eccezioni continua a ignorare uno scandalo enorme che non è più tanto quello di avere in esercizio un giudice "incapace"; ma di avere un vertice istituzionale che si ostina a non pronunciarsi su una situazione semplicemente ma gravemente illegittima. Questo senza voler scendere, per il momento, nei particolari: e cioè, quali questioni siano state affidate alla Contri come relatore, quali gli esiti, quale l'importanza politica e sociale di decisioni adottate da un collegio illegale.

Solo per lanciare uno spunto di riflessione: sapete chi, alla Corte, si è occupato come relatore dei vostri referendum più delicati?

Credo che tutto ciò meriti altre puntate.....

i "dossier" raccolti da VirusilGiornaleonline

 "puntate" bisettimanali
 
I testi originali che seguono sono stati estratti nel corso di oltre un anno dal
 
VeLino
diretto da Lino Jannuzzi
 
"Coorti" Galline&Referendum: e ora c'è il Gallo


Sull'Orlo di una Crisi di Nervi

"Coorti"Galline&Referendum e ora c'è il Gallo...
Effetto dossier sul caso Contri

A rischio la Validità della Corte Costituzionale

Quindicesima "Puntata"
 
Contri: archiviata l indagine, ora solo lei può chiudere il "caso"
 
Il Quirinale e la Corte costituzionale hanno appreso con imbarazzo la notizia dell archiviazione da parte della procura di Roma dell inchiesta su Fernanda Contri, il giudice che non poteva sedere né al Csm né alla Consulta perché al momento dell elezione e della nomina non aveva i titoli richiesti dalla Costituzione. E la ragione è semplice. Basta leggere le motivazioni con cui il Gip Luciano Pugliese, nella sentenza di archiviazione, chiude il capitolo giudiziario sulla Contri, ma di fatto lascia aperto il "caso". In sintesi il Gip di Roma scrive questo: i conti sui titoli della Contri effettivamente non tornano, ma il tribunale non può indagare sugli atti di elezione e di nomina del giudice compiuti dal parlamento e dalla Consulta, perché tali atti sono insindacabili. Insomma il caso non è chiuso, ma la giustizia si deve fermare qui. Il Gip Pugliese rispedisce quindi l imbarazzante questione al mittente. Non senza sollevare gravi dubbi. Il 6 novembre scorso, respingendo una prima richiesta di archiviazione da parte del pm, il Gip aveva infatti contestato punto per punto le tesi portate in difesa della Contri da coloro che in questi mesi sono stati chiamati a rispondere. In particolare la tesi principale, sostenuta da Giuliano Amato in parlamento, e cioè che, in base alla legge che accorpa il periodo da procuratore legale con quello da avvocato, la Contri aveva maturato i 20 anni di esercizio dell attività di avvocato richiesti dalla Costituzione per la nomina alla Corte costituzionale. Quella legge, ha sottolineato il Gip, è del 97 e quindi successiva all ingresso della Contri alla Consulta, avvenuta il 4 novembre del 96 e pertanto "tale normativa non può ritenersi applicabile al momento dell elezione e della nomina dell avvocato Contri". Sei mesi dopo, "nonostante le riscontrate incongruenze consiglino un ulteriore approfondimento delle indagini", come scrive il Gip nella sentenza di archiviazione, la macchina giudiziaria si è dovuta fermare. La questione finisce qui. Il parlamento, il presidente della Repubblica, la Consulta non possono fare di più per cancellare le gravi ombre che gravano sulla legittimità di questo giudice costituzionale. Nessuno può fare più niente per chiudere onorevolmente e dignitosamente il "caso Contri". Nessuno, tranne lei stessa.

Avanti popolo, alla Consulta &

Quattordicesima "Puntata"
Avanti popolo, alla Consulta & Una presidenza forte e capace di garantire che la Consulta nei prossimi anni diventi un controllore ancora più attento di tutti gli atti che le regioni - ormai a grande maggioranza del Polo - e il governo che verrà (di centrodestra, come gli stessi Ds presuppongono) promuoveranno soprattutto in tema di federalismo, famiglia, droga e aborto. Non è un mistero per alcuno che su questo binario si muovono da tempo i diesse, organizzando in ogni dettaglio le iniziative che possano portare alla presidenza della Corte, nel novembre del prossimo anno, Luciano Violante o Wladimiro Zagrebelsky. E non è necessario scomodare Silvio Berlusconi per sostenere che in fatto di corti, tribunali e procure la sinistra se ne intenda molto. Con il contributo essenziale di Magistratura democratica, la corrente più a sinistra dei giudici italiani, e grazie alle strategie disegnate da Violante, prima fedele esecutore di Achille Occhetto, poi di Massimo D Alema, la sinistra dalla fine degli anni 80 è riuscita a collocare nei posti più importanti degli uffici giudiziari italiani i magistrati che ha ritenuto di dover premiare per affidabilità. Si trattasse della procura della Repubblica di Palermo o di Milano o Roma, attraverso un controllo strettissimo esercitato sul Consiglio superiore della magistratura, il Pci e i Ds, dopo, hanno creato le basi per realizzare nel paese il potere di alcuni procuratori. Una minoranza, ma attiva e senza tanti fronzoli.

La Corte costituzionale era rimasta quasi al riparo, visto che era il Parlamento a eleggerne buona parte dei membri, e il Pci era sempre in minoranza. La svolta la realizzò Oscar Luigi Scalfaro. Giunto inaspettatamente al Quirinale, sull onda dell emozione provocata dalle stragi di Cosa nostra che tolse di mezzo Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, Scalfaro in quegli anni era al centro di sospetti e veleni per i finanziamenti ricevuti in occasione delle sue innumerevoli campagne elettorali e per i fondi riservati dei servizi segreti. In rapida successione nominò giudici costituzionali soltanto uomini impostigli dalla sinistra. Il primo fu Gustavo Zagrebelsky, il 9 settembre del 1995. L altro Guido Neppi Modona, di Torino come il primo, il 4 novembre del 1996. Premiò anche Piero Alberto Capotosti, democristiano da sempre e vicino al Ppi: lo trasferì direttamente dal Csm, dove era vicepresidente, alla Corte costituzionale il 4 novembre del 1996. Lo sponsorizzò pure Nicola Mancino, con Leopoldo Elia in seconda battuta. Ma il capolavoro fu la nomina, fatta sempre da Scalfaro, di Fernanda Contri. Nonostante la sua conosciuta impossibilità a essere nominata perché non aveva i requisiti previsti dalla Costituzione, Giuliano Amato e Gaetano Gifuni le aprirono ugualmente la strada. E con grande sorpresa, il 4 novembre del 1996, saldando il sì di uno spezzone dei socialisti, quello di Amato, e il via libera, seppur condizionato, dei diesse, Scalfaro da quel momento diventava l arbitro assoluto della Corte costituzionale. Questa operazione (la nomina presidenziale di quattro giudici tutti orientati a sinistra) gli valse il definitivo rispetto, oltre che di D Alema e Violante, anche dei magistrati di sinistra, paghi ormai di aver raggiunto il cuore del sistema del nostro Paese. Se ai quattro di nomina scalfariana si aggiungono Valerio Onida, Franco Bile e Giovanni Maria Flick, la maggioranza è assicurata per almeno i prossimi quattro anni. Cesare Ruperto, l attuale presidente, serve a garantire lo status quo in attesa dell ultima spallata. Un processo quasi irreversibile, costruito da tempo e che servirà a controbilanciare una eventuale sconfitta elettorale della sinistra.

 

Caso Contri: esposto del senatore Milio alla procura di Roma

Tredicesima puntata

Il senatore del partito radicale Pietro Milio ha annunciato che nei prossimi giorni consegnerà alla procura della Repubblica di Roma un esposto denuncia contro il giudice costituzionale Fernanda Contri. Milio ha preso questa decisione dopo aver ricevuto il certificato del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Genova: nel documento il presidente dell’Ordine, Aurelio Di Rella, conferma che quando alla fine del 1996 la Contri fu nominata alla Consulta dal presidente della Repubblica dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro, non aveva maturato i venti anni di attività di avvocato. Iscritta all’albo il 16 dicembre del 1976, dopo varie sospensioni, la Contri ha chiesto, e ottenuto, di essere cancellata definitivamente dall’albo il 7 novembre del 1996. L’esposto denuncia di Milio fa seguito a molte altre prese di posizione di decine di parlamentari che, però, non hanno mai ricevuto risposte né dal Quirinale né dalla Corte costituzionale. Anche se proprio alla Corte la posizione della Contri si fa sempre più debole perché alcuni giudici costituzionali non hanno nascosto anche all’attuale presidente, Cesare Ruperto, l’imbarazzo per l’evidente falso commesso nel 1996 nel vagliare i titoli della Contri. È ormai assodato fra l’altro che il giudice, così come fece nel 1986 al Csm, non consegnò nel 1996 alla segretaria generale della Corte il certificato di iscrizione all’albo degli avvocati di Genova, bensì soltanto quello generico di appartenenza all’Ordine. Un certificato che trasse in inganno i giudici costituzionali che ne ratificarono la nomina. Dal quel documento, infatti, non si possono ricavare con esattezza gli anni di anzianità realmente raggiunti come procuratore legale, avvocato e cassazionista. L’iniziativa di Milio si aggiunge a un’altra già avviata dalla procura della Repubblica di Roma, che ha già aperto un fascicolo sulla Contri e ha chiesto gli atti che riguardano la sua attività professionale all’Ordine di Genova. Anche la Digos ha inviato al ministero dell’Interno la documentazione necessaria a chiarire l’anzianità della Contri.


Caso Contri, la procura di Roma fra imbarazzi e certezze.

Dodicesima puntata

Il presidente della Corte costituzionale Cesare Ruperto, la scorsa settimana in diretta televisiva, ha annunciato che non esiste un caso Contri. E ha precisato di parlare a titolo personale, dal momento che non aveva affrontato l argomento con nessuno degli altri giudici costituzionali. Le dichiarazioni di Ruperto, se hanno trovato il massimo della solidarietà in Fernanda Contri e nei suoi tre sponsor principali, Oscar Luigi Scalfaro, Giuliano Amato e Gaetano Gifuni, hanno provocato tuttavia più di una polemica interna. Nel palazzo della Consulta non si parla d altro, anche se tutto avviene con il silenziatore imposto da ragioni di opportunità. Ma le assicurazioni di Ruperto non sono state ritenute sufficienti dalla procura della Repubblica di Roma. Alcuni sostituti del procuratore capo, Salvatore Vecchione, hanno infoltito negli ultimi giorni il fascicolo che sull intera vicenda hanno aperto. Un fascicolo Contri sul quale non è ancora stato indicato il titolo del reato. L indagine, in piedi da quasi un anno, va a rilento, ma i magistrati una idea se la sono già fatta dopo che attraverso la Digos di Genova, prima, e su richiesta formale dopo, hanno potuto ricostruire la carriera forense della Contri. E dagli atti dettagliati di iscrizione ai vari Albi si sono convinti della mancanza dei requisiti richiesti all atto della nomina a giudice costituzionale della Contri.

Non era mai accaduto nella storia repubblicana che un giudice eletto alla Consulta non avesse presentato in dettaglio il certificato storico dell Ordine degli avvocati di appartenenza, che poteva chiarire inequivocabilmente se la Contri, all atto della nomina, aveva raggiunto o no i venti anni di attività di avvocato come prescrive la Costituzione. La seduta della Corte che nel 1996 ratificò l elezione si svolse senza che ai giudici fosse stato consegnato il documento dell Ordine degli avvocati di Genova, altrimenti il giudizio (e a dirlo sono alcuni dei giudici che allora parteciparono alla ratifica) sarebbe stato diverso. Insomma si concesse il nulla osta perché ai giudici fu consegnato dalla segreteria generale un generico documento di appartenenza all Ordine dei procuratori e degli avvocati di Genova, nel quale non si chiariva l effettiva anzianità come avvocato. La stessa Contri si è resa conto della situazione, tanto che al presidente dell Ordine degli avvocati di Genova, Aurelio Di Rella, e ad altri colleghi ha confidato candidamente di non essersi iscritta in tempo all albo degli avvocati per una "semplice dimenticanza". Pensava di "sanare tutto visto che ormai si stavano unificando gli albi dei procuratori e quelli degli avvocati". C era infatti, a metà del 1996, un disegno di legge apposito. I partiti all epoca erano tutti d accordo, anche perché c era una direttiva in materia del Parlamento europeo; ma nonostante tutto, la legge fu approvata con qualche ritardo, nel marzo del 97. Di conseguenza, quando il 4 novembre del 1996 la Contri fu nominata giudice da Scalfaro, nonostante le previsioni, il disegno di legge non era stato ancora approvato. E a quella data la Contri vent anni da avvocato di sicuro non li aveva compiuti. Nonostante gli sforzi di Ruperto, la matematica non è, come le tesi in diritto, opinabile.

Caso Contri: le bestemmie opinabili del presidente della Corte

Undicesima puntata

L’ultima volta che ci siamo occupati di questa vergognosa vicenda, concludevamo con la storica frase "Ci sarà un giudice a Berlino…" Oggi, abbiamo un sostanzioso motivo per dubitare che possa esserci. Sicuramente non è Cesare Ruperto, presidente della Corte costituzionale ("il giudice delle leggi"). Per difendere la accertata illegalità della nomina di Fernanda Contri, membro assolutamente fuorilegge della stessa Consulta, Ruperto non ha esitato a imbrattare la propria toga dando di questa piccola storia di soprusi e falsità una lettura ingiuriosa per chiunque abbia un minimo senso di rispetto della democrazia e delle leggi. La Contri non aveva i titoli necessari, previsti dall’articolo 135 della Costituzione, quando fu nominata nel ’96 da Oscar Luigi Scalfaro alla Consulta. Su questo non possono esserci dubbi: servono vent’anni da avvocato e lei non li aveva. Cosa ha sostenuto a questo punto Ruperto, rispondendo in conferenza stampa, alle domande del giornalista Dimitri Buffa? Che in realtà, quando la Contri venne nominata, c’era un disegno di legge per equiparare il periodo trascorso come procuratore legale a quello di avvocato vero e proprio. Bene. Questo ddl divenne legge dello Stato nel ’97. Quindi soltanto da quella data in poi, si potevano riconsiderare le singole anzianità. Un anno prima, quando la Contri fu nominata, la legge ancora non esisteva: può aver sanato, per il futuro, una situazione illegittima. Ma è chiaro come il sole che al momento della nomina la signora non era assolutamente in possesso dei requisiti richiesti dalla Costituzione. Ebbene, per il presidente la legge numero 27 del 24 febbraio 1997 era semplicemente una "presa d’atto", un inserirsi nel sistema europeo che equiparava procuratori e avvocati con efficacia retroattiva. D’accordo sulla retroattività: ma a partire da quando scatta questo meccanismo? Noi, sommessamente, pensiamo da quando la legge entra in vigore. Prima c’era una legge diversa (anche quella dello Stato, no?). Ora si tratta di stabilire che cos’è un disegno di legge, che cosa una legge dello Stato e da quando ha validità. Il presidente Ruperto, dopo 50 anni e mezzo di magistratura, fa ancora un po’ di confusione. Passi che queste idiozie giuridiche le scriva un giornalista ignorante. Passi che le sostenga "il grande costituzionalista" (parole di Ruperto) Giuliano Amato per interessi di bottega (la Contri era una sua favorita e gli servì, eccome se gli servì…).

Ma addirittura il presidente della Consulta? Se una matricola avesse detto una bestialità del genere, sarebbe diventata lo zimbello dell’università. Escludendo che Ruperto possa essere davvero convinto di quello che ha sfacciatamente sostenuto (lui dice che non esistono in diritto tesi ridicole, ma solo tesi opinabili), non resta che ipotizzare: o un colpo di sole; o un colpo di ricatto. Ma la sola idea che qualche politico possa avere nelle mani il presidente della Consulta, ci fa tremare. Che Repubblica è questa? Dov’è finita la parvenza di legalità nel Paese? Possibile che nessuno - altri giudici meno ignavi della Corte, ministri, partiti politici, parlamentari onesti, giuristi, giornalisti, cittadini qualunque - trovi qualcosa da ridire, che tutti subiscano in silenzio questa arrogante prevaricazione, questo far strame delle leggi e della Costituzione stessa? Che non si reagisca a un insulto così grave proprio perché proveniente da chi dovrebbe incarnare la suprema tutela, la garanzia, la certezza che tutti sono soggetti alla legge?

La penosa interpretazione di Ruperto è servita, se non altro, a chiarire che un precedente incarico della signora Contri, il quadriennio trascorso al Consiglio superiore della magistratura, fu sicuramente illegale. Se per stessa ammissione del presidente la legge del ’97 ha sanato una situazione illegittima del ’96, appare ovvio che nell’86 la Contri non poteva avere i titoli (avvocato da 15 anni) per sedere al Csm. E sostenere - come ha tentato Giuliano Amato, facendo ridere i polli - che la legge del ’97 era buona nell’86, dovrebbe essere una assurdità anche per "grande costituzionalista" in malafede. Quindi, c’è stato sicuramente un membro fuorilegge al Consiglio per ben quattro anni. C’è nessuno che ha qualcosa da ridire? O è meglio un bel paginone sul festival di Sanremo?

"Fateci lavorare in pace". La diretta televisiva, si sa, fa brutti scherzi e al presidente della Corte costituzionale non è andata meglio. La gaffe sulla legittimità dei titoli presentati da Fernanda Contri alla fine del 1996 ha fatto subito il giro del "palazzo" che, anche con qualche irrispettosa punzecchiatura, lo invita a chiarire il pensiero e a modificare le dichiarazioni rese nel corso della conferenza stampa. Il senatore Piero Milio, della lista Pannella, non mostra alcuna riserva nel giudicare le tesi sulla legittimità dei titoli della Contri come "la certificazione dell’esproprio delle norme costituzionali fatta proprio da chi è chiamato a presidiarle". Milio si dice sorpreso per l’incredibile dichiarazione resa davanti alle telecamere questa mattina da Ruperto: "Come può il presidente della Corte, non un pretore qualunque o un avvocato alle prime armi, annunciare al Paese che lui, con altri giudici costituzionali, nel 1996 legittimò la nomina della Contri perché in parlamento c’era in discussione un progetto di legge che, in ottemperanza a una disposizione del parlamento europeo del 1994, avrebbe unificato l’albo dei praticanti a quello degli avvocati? Una motivazione incredibile. La Corte costituzionale in Italia regola le proprie sentenze anche in base a progetti di legge che ancora legge non sono? Tanto è vero che la legge sull’albo unico degli avvocati entrò in funzione quattro mesi dopo la nomina della Contri, nei primi del 1997. Questo è un esproprio e una mostruosità: il presidente della Corte ci dica se non ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo. Per questo ritengo che la diretta televisiva abbia giocato contro la chiarezza e la correttezza del pensiero del presidente Ruperto. Per questo attendo fiducioso che chiarisca tutto. Lo deve a se stesso, ai suoi oltre cinquant’anni di magistratura di cui tanto e giustamente si vanta, ma lo deve ai cittadini che dalla Corte, almeno da essa, si attendono giustizia e trasparenza".

Cola (An): "È incorso in una svista". Anche Sergio Cola, parlamentare di An, non ha dubbi: "L’eccellentissimo presidente della Corte - sostiene in un comunicato - è incorso in una svista e sarebbe bene che la correggesse, perché potrebbe rappresentare un precedente utile non soltanto per altre nomine illegittime, ma anche per altri importantissimi giudizi. Dalle dichiarazioni rese oggi dal presidente Ruperto, comunque una verità viene a galla: quando la Contri nel 1996 fu nominata giudice della Corte costituzionale non aveva i titoli richiesti dall’articolo 135 della Costituzione". Per Sebastiano Neri, responsabile giustizia di An, magistrato e parlamentare, il presidente della Corte è incorso in una gaffe. "Sicuramente voleva dire un’altra cosa. Non è neppure immaginabile che il presidente della Consulta possa dichiarare che la Corte nella sua decisione di dichiarare legittimi i titoli, per me inesistenti, della Contri, abbia tenuto conto che in parlamento giaceva un progetto di legge che avrebbe modificato l’iscrizione agli albi degli avvocati. Modificati, poi, con legge nel marzo del 1997. Quando la Contri fu illegittimamente nominata giudice, nel 1996, la legge non poteva avere efficacia, non c’era, non esisteva. Come può sostenere il presidente Ruperto che la legge numero 27 del ‘97 ha dato efficacia retroattiva all’abolizione della distinzione tra procuratore legale e avvocato e quindi ha dato legittimità a una norma che al momento del fatto non esisteva? Ha preso un abbaglio, non può essere vero, quel che ho ascoltato non ha precedenti. Né tanto meno posso pensare che abbia voluto coprire il presidente del Consiglio Giuliano Amato e l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, veri protagonisti del caso Contri". Neri invita il presidente della Corte a rivedere il testo delle sue dichiarazioni e a prendere atto che questa mattina le telecamere puntate non gli hanno reso un buon servizio. Quanto poi al fatto che Ruperto ha detto di parlare a titolo personale sul solo caso Contri, "è il segno che la vicenda imbarazza più di un giudice e nonostante si cerchi continuamente di buttare acqua sul fuoco, l’illegittimità della Contri deve far riflettere il presidente Ruperto, così come tutte le altre istituzioni".

Consulta. La Contri fuorilegge da 15 anni: ecco le prove

Decima "puntata"

AnnoIV–n. 31 19.2.2001

1. La Contri fuorilegge da 15 anni: ecco le prove. La nomina illegittima di Fernanda Contri a giudice costituzionale si arricchisce di un altro scandaloso capitolo. Il Consiglio superiore della magistratura, su richiesta del VeLino, ha reso noto che la Contri, eletta dal Parlamento consigliere del Csm nel 1986, non inviò mai un atto con cui l’Ordine degli avvocati di Genova certificasse i suoi 15 anni di attività di avvocato. Nella ricostruzione che il VeLino è in grado di fare, per mezzo dei documenti originali, c’è la prova che la Contri ingannò il Parlamento nel 1986 e anche la Corte costituzionale nel 1996.

Ecco il vero certificato di servizio di Fernanda Contri, mai giunto alla segreteria generale del Csm (nel 1986) e a quella della Corte costituzionale (nel 1996).

Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Genova

Prot. N. 350 Genova, 6 aprile 2000

In risposta alla Sua del 5 aprile u.s. Le preciso che l’Avv. Fernanda CONTRI è stata iscritta in questi albi come infra specificato:

Iscrizione Albo Procuratori Legali (*) dal 22/01/1962

Iscrizione Albo Avvocati dal 16/12/1976

Iscrizione Albo Cassazionisti dal 29/06/1985

Cancellazione Albo Avvocati e Cassazionisti il 20/02/1986

Reiscrizione Albo Avvocati (30/06/1990) con anzianità dal 22/01/1962

Reiscrizione Albo Cassazionisti (21/02/1991) con anzianità dal 29/06/1985

Cancellazione Albo Avvocati e Cassazionisti dal 7/11/1996

(*) L’Albo dei Procuratori Legali è stato soppresso ai sensi della L. 24/02/1997 n.27; pertanto, come previsto dall’art. 2, tutti i Procuratori sono iscritti d’ufficio all’Albo Avvocati a far data dall’iscrizione al relativo albo.

Distinti saluti

IL PRESIDENTE

(Avv. Aurelio Di Rella)

Ma questo documento non è mai pervenuto al Csm. Il VeLino ha inoltrato infatti al Csm una formale richiesta, l’11 gennaio scorso, per ottenere copia dei titoli professionali esibiti dall’avvocato Contri al momento dell’elezione a membro del Csm. La richiesta è stata valutata, posta all’ordine del giorno di un paio di riunioni e infine presa in esame dal Comitato di presidenza. I cui membri finalmente, il 5 febbraio scorso, hanno deciso di accogliere la richiesta del VeLino e hanno trasmesso tutto quello che esisteva al riguardo. Ben poca cosa, però. Il Consiglio superiore della magistratura, infatti, non ha mai ricevuto da Fernanda Contri il certificato che ne attestasse il requisito fondamentale richiesto dalla Costituzione all’articolo 104. La elezione di un terzo dei componenti del Csm da parte del Parlamento in seduta comune, secondo l’articolo 104, può avvenire soltanto "tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio". Disposizioni chiare e mai violate, se non nel caso della Contri. Vediamo come e perché. Il 6 febbraio del 1986, pervenne alla segreteria generale del Csm, da parte del Consiglio dell’Ordine degli avvocati e procuratori di Genova e su richiesta della Contri, il seguente documento: "L’avv. Fernanda Contri, nata ad Ivrea il 21/8/ 1935, iscritta a questo Ordine ininterrottamente dal 22 gennaio 1962, ha presentato in data odierna domanda di cancellazione da questi Albi e dall’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio nanti la Corte di Cassazione ed alle altre Giurisdizioni Superiori per la durata del mandato da svolgere nel Consiglio Superiore della Magistratura". Questo documento non attesta l’anzianità dell’avvocato Contri, ma soltanto la sua domanda di cancellazione. Anzi, induce a credere che la Contri fosse avvocato a tutti gli effetti fin dal ’62 (all’epoca, poteva invece fregiarsi di un’anzianità risalente al 16 dicembre 1976: quindi non aveva affatto i "15 anni di esercizio" come avvocato richiesti dalla Costituzione per far parte del Csm).

La Contri esibì anche un attestato con cui, il 19 febbraio 1986, la Cassa nazionale di previdenza degli Avvocati e dei Procuratori dava atto dei pagamenti avvenuti: "Si attesta che l’avvocato Fernanda Contri, appartenente all’Ordine di Genova, risulta iscritta alla cassa dal 1960. Si attesta, altresì, che la medesima ha prodotto a questa cassa documentazione atta a dimostrare l’esercizio continuativo professionale dal 1962 a tutto il 1984". Ma un conto è essere iscritti alla Cassa (dal 1960), un conto è essere "avvocato" (dal dicembre ’76). Quindi, un altro documento fuorviante. Nel fascicolo della Contri al Csm manca l’atto più semplice, quello che l’Ordine rilascia a chiunque e che ricostruisce la storia professionale.

Negli archivi del Csm, infatti, dei titoli della Contri non c’è traccia, non esiste niente altro, come ha certificato al VeLino la segreteria generale, oltre ai due documenti sopra riportati. La Contri non inviò mai l’unica documentazione dalla quale si poteva risalire ai suoi veri titoli, il certificato storico, l’unico valido in ogni ordine professionale per certificare la posizione esatta dell’iscritto. La Contri non lo presentò mai perché quel certificato avrebbe inequivocabilmente sancito la mancanza del requisito fondamentale previsto dalla Costituzione per diventare membri del Csm e cioè essere "avvocati dopo 15 anni di esercizio". D’altro canto il Parlamento non è tenuto a verificare i titoli e votò non conoscendo l’esatta posizione del consigliere Contri. All’interno del Psi ci fu battaglia prima del voto: i due candidati preferiti in prima battuta da Bettino Craxi, entrambi professori universitari e in regola con i titoli, fecero notare agli sponsor della Contri - Giuliano Amato e Salvo Andò - che se il Parlamento o il Csm avessero indagato, l’elezione della Contri sarebbe saltata. Ma Amato ottenne il loro silenzio e il Parlamento in seduta comune fu tratto in inganno.

La Corte costituzionale, al contrario di quanto ha fatto il Csm, non ha mai voluto rendere pubblici i titoli presentati dalla Contri quando, nel 1996, venne nominata giudice. Quella volta il Parlamento non fu chiamato a ratificare un’altra nomina illegittima. Infatti fu Oscar Luigi Scalfaro a nominarla alla Consulta, dietro sollecitazione e garanzia di Amato e del segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni. Non essendo nel frattempo intervenute modifiche, come si evince chiaramente dal certificato storico che il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Genova ha fatto avere al VeLino, la Contri non ha potuto inviare alla segreteria generale della Corte alcuna prova di quanto richiesto dall’articolo 135 della Costituzione: "I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria e amministrativa, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio". Nel 1996 la Contri non possedeva l’anzianità di 20 anni di avvocato. Ma fu premiata ugualmente anche per i servigi resi ad Amato, nel periodo della sua permanenza a Palazzo Chigi, e indirettamente a Scalfaro. Quando, nel ‘93, era segretario generale della presidenza del Consiglio, la Contri incontrò più volte il capo della procura di Milano, Francesco Saverio Borrelli, per comprendere se il pool Mani pulite avesse sotto mira il presidente Amato. Non solo, ma come scrive Cirino Pomicino nel libro "Strettamente personale", la Contri, presenti Amato e Renato Altissimo (ex segretario del Pli), il 5 marzo del 1993 informò il premier che il decreto predisposto dal governo per depenalizzare il finanziamento illecito non andava bene al pool Mani pulite: "Ritorno da Milano (diceva la Contri). Ho fatto vedere a Borrelli lo schema del decreto legge sulla depenalizzazione del finanziamento illecito e mi ha detto che per loro non ci sono problemi, ma ti avvertono che la misura è largamente impopolare e quindi non possono garantire nulla".

Del rifiuto della Consulta di rendere pubblici gli atti con ogni probabilità si discuterà anche in tribunale. Il senatore Pietro Milio, dopo il formale invito fatto alla segreteria generale della Consulta di accesso ai titoli della Contri, ha deciso di presentare un esposto alla procura della Repubblica di Roma. La stessa procura che da sei mesi ha aperto un fascicolo giudiziario sul caso e che ha ottenuto dall’Ordine degli avvocati, attraverso una delega data alla Digos di Genova, e dal Ced della Cassazione tutto il curriculum professionale del giudice Contri, uguale al documento che abbiamo pubblicato per intero. Se sono stati commessi reati, probabilmente sono caduti in prescrizione. A meno di voler prendere in considerazione il falso smaccato dell’attuale presidente del Consiglio che, nel rispondere a una interrogazione, si è richiamato a una legge del ’97 per giustificare le nomine fuorilegge al Csm (1986) e alla Consulta (1996). Ma la faccia tosta di Amato nel darsi ragione e la pervicacia della Consulta nel mantenere al suo posto un giudice chiaramente illegittimo, la dicono lunga sulla credibilità e l’arroganza di queste autorevoli cariche dello Stato capaci di stravolgere impunemente una verità dei fatti che, adesso, è sotto gli occhi di tutti. Ma ci sarà un giudice a Berlino...

Nona "puntata"

7. Consulta uno: candidatura centrosinistra in alto mare. Il centrosinistra è ancora alla ricerca di un candidato unico per la poltrona di giudice costituzionale. E la difficoltà si ripercuote sulla funzionalità della stessa Corte che deve fare a meno di due giudici scaduti ed è investita da pesanti sospetti per la presenza di un terzo giudice, Fernanda Contri, ormai considerato ormai da molti "illegittimo". I candidati del centrosinistra sono ancora troppi, da Sergio Mattarella a Ortensio Zecchino, a Federico Grosso, fino a Giovanni Fiandaca. E perfino Clemente Mastella propone un proprio candidato nella persona di Mariella Scoca, deputato dell'Udeur ed ex sottosegretaria alla Giustizia. Le previsioni politiche danno Federico Grosso, ex vicepresidente del Csm, molto gradito ai "torinesi" - da Giancarlo Caselli e da Luciano Violante e all'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Ma rimangono le riserve dei popolari che vorrebbero utilizzare la nomina per sistemare un ministro di troppo, appunto Zecchino o Mattarella. Proprio il ministro della Difesa, negli ultimi giorni, grazie alle vicende legate all'uso dell'uranio impoverito, è tornato alla carica cogliendo qualche consenso anche fra Rifondazione comunista. Ma fino a quando non ci sarà accordo, i capigruppo del centrosinistra non consentiranno a Violante di riconvocare per la seconda volta il Parlamento in seduta comune.

8. Consulta due: e Violante ci fa un pensierino &Una situazione che favorisce oggettivamente Violante. Come ha sostenuto oggi Marco Pannella, il presidente della Camera non ha alcun interesse a far eleggere i nuovi giudici costituzionali. Intanto perché la Cdl sembra decisa a tenere ferma la candidatura di Filippo Mancuso. E secondo Pannella, Violante pur di bloccare l'elezione dell'ex Guardasigilli "è disposto a sparare". C'è poi un motivo ben più concreto che avvalorerebbe l'intenzione di Violante di rinviare il più possibile la decisione del Parlamento. Per Pannella il presidente della Camera, viste precluse le chance politiche nell'immediato futuro perché non crede in una vittoria del centrosinistra, punta ormai a un non accordo fra i partiti del centrosinistra in modo tale da giungere alla conclusione della legislatura con le due poltrone della Consulta ancora vacanti. Nel prossimo Parlamento, sarebbe lui il candidato del centrosinistra. In meno di due anni, dice Pannella, sarà così presidente della Corte con l'aiuto di una maggioranza che potrebbe contare su sette voti (Fernanda Contri, Guido Neppi Modona, Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida, Giovanni Maria Flick e Piero Alberto Capotosti).

9. Consulta tre: contro la Contri denuncia penale. Sull'affaire Contri c'è da registrare un'altra iniziativa del senatore radicale Pietro Milio. Dopo che il segretario generale della Consulta, Pasquale Ciccolo, si è rifiutato di esibirgli copia dei titoli presentati dal giudice costituzionale Fernanda Contri per dimostrare di essere in possesso dei requisiti richiesti dall'articolo 135 della Carta costituzionale, Milio si rivolgerà alla procura della Repubblica di Roma e non al Tar del Lazio. Il segretario generale infatti, nel rifiutare la richiesta, ha aggiunto (e ciò per Milio cambia parecchie cose) che per verificare la legittimità o meno dei titoli del giudice Contri è sufficiente rivolgersi all'ordine degli avvocati di Genova. E siccome l'ordine genovese ha già chiarito anche al VeLino che l'avvocato Contri, nel 1996, all'epoca della sua nomina a giudice costituzionale, non aveva ancora raggiunto i venti anni di attività di avvocato, Milio si appresta a denunciare penalmente il giudice "incapace" davanti alla procura della Repubblica di Roma.

Ottava "puntata" Anno IV - n. 4 2001

7. Consulta, è ora di voltare pagina. Il VeLino anticipa il testo della rubrica Tazebao che sarà pubblicato nel numero di Panorama in edicola domani. Il nostro direttore Lino Jannuzzi riprende la questione della permanenza alla Corte costituzionale di Fernanda Contri, il giudice privo dei requisiti necessari per farne parte. È un peccato che l’elezione a presidente della Corte costituzionale di un uomo come Cesare Ruperto ("Persona di grande spessore dottrinale, sui suoi libri si sono formate schiere di giuristi, magistrati, avvocati" hanno dichiarato anche esponenti di diverso orientamento ideologico, culturale e politico) possa apparire inquinata, e senza colpa dell’eletto, dal voto determinante di un "incapace", come tra gli addetti ai lavori viene definito chi partecipa di un consesso pur non avendo i requisiti richiesti dalla norma per farne parte. Ruperto è stato eletto di stretta misura, sette voti contro sei: "Viviamo in democrazia" ha detto appena eletto "e in democrazia anche un solo voto basta". Ma tra i suoi sette voti ce n’è uno, quello di Fernanda Contri, che non basta come non bastavano i titoli che questa signora vantava quando il presidente della Repubblica, che era Oscar Luigi Scalfaro, la nominò membro della Consulta.

"I giudici della Corte costituzionale" recita l’articolo 135 della Costituzione "sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria e amministrativa, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio". Fernanda Contri, che fu nominata da Scalfaro il 4 novembre 1996, risulta iscritta all’Ordine degli avvocati di Genova il 19 dicembre 1976. Il 20 febbraio del 1986, su sua richiesta, fu cancellata dall’albo per essere nominata dal Parlamento membro del Consiglio superiore della magistratura e fu poi di nuovo iscritta il 30 luglio 1990 dall’Ordine degli avvocati. Pertanto, alla data in cui Scalfaro la nominò, Contri aveva esercitato da avvocato esattamente 14 anni, dieci mesi e 15 giorni: per arrivare a 20 anni previsti dalla Costituzione per la nomina a giudice della Consulta le mancavano 4 anni e 45 giorni. E anche se, al momento della nomina, avessero voluto considerare "equipollenti" all’esercizio dell’avvocatura i quattro anni da lei passati al CSM, e sarebbe già una stranezza senza precedenti, le mancherebbero comunque 45 giorni: un vizio di nomina che basta e avanza per sanzionarne l’"incapacità" a far parte della Consulta e, conseguenza ultima di venerdì 5 gennaio scorso, a votare per il presidente e determinare l’elezione di Ruperto. Ma a questo punto lo scandalo non è di oggi e dell’elezione di Ruperto, e non è nemmeno più di Contri (che peraltro è recidiva perché, a conti fatti, le mancavano anche i titoli, 15 anni di avvocatura, per essere eletta al Csm: il 6 marzo del 1986 aveva esercitato da avvocato soltanto per nove anni, due mesi e 17 giorni). Lo scandalo è del silenzio imbarazzato e ipocrita delle massime istituzioni della Repubblica, il ministro della Giustizia, il presidente del Consiglio e il governo tutto, i presidenti del Senato e della Camera dei deputati, il presidente della Repubblica (quello in carica e quello precedente), oltre che lo stesso Csm e gli stessi membri della Consulta. Perché questa storia si conosce da tempo, se ne cominciò a mormorare quando la Corte cancellò con un colpo solo 15 referendum proposti dai radicali, se ne parlò fuori dai denti al momento della elezione del precedente presidente Cesare Mirabelli nel febbraio dell’anno scorso, fu documentata con le cifre e le date dall’inchiesta giornalistica del VeLino immediatamente dopo, e certificata dalla nota ufficiale diramata dal consiglio dell’Ordine degli avvocati di Genova, riunitosi per l’occasione nel mese di aprile. Seguirono interrogazioni e interpellanze di senatori e di deputati, e una lettera aperta firmata da 48 parlamentari (33 senatori e 15 deputati) al presidente della Consulta, e iniziative dei radicali anche in Europa, fino a che, nel novembre scorso, avvicinandosi la data per l’elezione del nuovo presidente, il senatore Piero Milio, non riuscendo a ottenere risposta attraverso i canali istituzionali, ha fatto notificare un "atto di accesso" al segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni, e al presidente facente funzioni della Consulta per ottenere la documentazione ufficiale dei titoli presentati da Contri all’atto della nomina. Gifuni ha risposto che ogni informazione non può che essere data dagli uffici della Consulta (ma Scalfaro quando firmò la nomina non esaminò i documenti?) e il segretario della Corte ha invitato il senatore a rivolgersi agli albi professionali (e la Corte non lo fece?). Non resta che augurarsi che il nuovo presidente, un "magistrato di spessore", formale e pignolo, come Cesare Ruperto, anche in vista dei delicati nodi che la Corte dovrà sciogliere a breve, faccia chiarezza e pulizia.

Anno IV - n. 4 2001

7. Consulta tre: contro la Contri denuncia penale. Sull’affarire Contri c’è da registrare un’altra iniziativa del senatore radicale Pietro Milio. Dopo che il segretario generale della Consulta, Pasquale Ciccolo, si è rifiutato di esibirgli copia dei titoli presentati dal giudice costituzionale Fernanda Contri per dimostrare di essere in possesso dei requisiti richiesti dall’articolo 135 della Carta costituzionale, Milio si rivolgerà alla procura della Repubblica di Roma e non al Tar del Lazio. Il segretario generale infatti, nel rifiutare la richiesta, ha aggiunto (e ciò per Milio cambia parecchie cose) che per verificare la legittimità o meno dei titoli del giudice Contri è sufficiente rivolgersi all’ordine degli avvocati di Genova. E siccome l’ordine genovese ha già chiarito anche al VeLino che l’avvocato Contri, nel 1996, all’epoca della sua nomina a giudice costituzionale, non aveva ancora raggiunto i venti anni di attività di avvocato, Milio si appresta a denunciare penalmente il giudice "incapace" davanti alla procura della Repubblica di Roma.

Settima "puntata"

Consulta: decisivo il voto dell incapace. L elezione di Cesare Ruperto alla guida della Consulta, avvenuta con lo stretto margine di un voto sull altro candidato Massimo Vari, ha ratificato l esistenza di uno scontro ormai sempre più aspro fra i due blocchi in cui si sono divisi i 13 giudici costituzionali. Da una parte quello di sinistra capeggiato da Wladimiro Zagrebelsky, dall altro lo schieramento che aveva puntato sulla presidenza Vari e che fa riferimento ai cattolici, come Fernando Santosuosso, in continua contrapposizione alla forte politicizzazione portata all interno della Corte costituzionale dai giudici di nomina presidenziale. Questi ultimi sono stati scelti quasi tutti da Oscar Luigi Scalfaro. Nomine mirate che hanno permesso alla sinistra, dal 1994, di insediarsi alla Consulta e di costruire per la prima volta dal dopoguerra una maggioranza fortemente condizionata dai diesse e da Luciano Violante. Il presidente della Camera è stato il vero pianificatore, fin da tempi della segreteria di Achille Occhetto, delle iniziative che hanno portato ai vertici delle procure più importanti e della stessa Corte costituzionale uomini ben visti dal partito. Pure questa volta la pianificazione diessina ha avuto ragione, anche se non è riuscita a insediare Zagrelebsky o Valerio Onida, troppo etichettabili, troppo vicini al partito. Il partito di Valter Veltroni si è dato un gran da fare e ha puntato così su Ruperto, liberale e amico di Giovanni Malagodi, facendo saltare la maggioranza che pure a fatica si stava formando a favore di Santosuosso. Decisivo ancora una volta il ruolo degli scalfariani. Il voto di Fernanda Contri è stato determinante, procurando più di un mal di testa a un magistrato di Cassazione formale e pignolo come Ruperto. Avrebbe preferito una maggioranza più ampia e meno schierata e avrebbe fatto a meno di un voto come quello del giudice Contri, ormai considerato illegittimo ("incapace", per usare un linguaggio giuridico). Ma senza quel voto Ruperto non avrebbe superato il ballottaggio. Proprio per questo la sua presidenza ne viene oggettivamente indebolita: l autorevolezza sarà ridimensionata e le polemiche già scoppiate due anni or sono all epoca della elezione a presidente di Casere Mirabelli, scaduto il 21 novembre dello scorso anno, sulla legittimità della presenza alla Corte della Contri, sono destinate ad aumentare. C è infatti più di un giudice costituzionale che ha già sollevato il problema Contri. Se fino a oggi la vicenda non è sfociata nelle dimissioni del giudice illegittimo, lo si deve al fatto che la maggioranza di sinistra rimane tale in Consulta grazie al voto indispensabile della stessa Contri, alla cui sostituzione comunque già si lavora. Una candidatura al Senato potrebbe liquidare per sempre il problema e togliere dall imbarazzo lo stesso presidente della Repubblica, che ha chiesto tutti i chiarimenti allo stesso giudice e alla segreteria generale del Quirinale. Proprio Gaetano Gifuni, con l aiuto di Giuliano Amato e di Oscar Luigi Scalfaro, ha tenuto ben chiuso il coperchio di questo caso esplosivo, ma mantenere la Contri al suo posto fino alla naturale scadenza è molto problematico, soprattutto perché il ruolo dei padrini politici, appunto Gifuni, Amato e Scalfaro, andrà sempre più ridimensionandosi. E, a quel punto, tutto potrebbe accadere. Contro la Contri. D altro canto qualcosa si muove, oltre alla indagine preliminare avviata dalla procura della Repubblica di Roma. C è infatti in piedi l offensiva di alcuni parlamentari, soprattutto quella del senatore della lista Pannella Piero Milio. Il quale ha inviato lo scorso novembre due ingiunzioni, rispettivamente alla segreteria generale del Quirinale e a quella della Corte, per farsi consegnare la copia dei titoli presentati dalla Contri all atto della nomina. Il segretario generale del Quirinale, Gifuni, entro i termini di scadenza della ingiunzione ha informato Milio che per il Colle ogni informazione sui titoli non può che essere data dagli uffici della Consulta. Il segretario della Corte Pasquale Ciccolo, dal canto suo, per la prima volta non ha difeso la legittimità della nomina della Contri. Anzi sembra averne preso le distanze: infatti, ha invitato il parlamentare a rivolgersi agli albi professionali ai quali era iscritta la Contri prima di essere nominata giudice. Non ne ha difeso la legittimità di nomina. Tanto basta per il senatore Milio, il quale ha deciso di rivolgersi al Tar del Lazio, potendo contare anche sulla documentazione ufficiale che lo scorso anno l ordine degli avvocati di Genova ha pubblicato sul curriculum della Contri e che certifica la illegittimità della sua nomina a giudice della Corte costituzionale. Ecco le prove ufficiali. La nomina a giudice costituzionale è regolata dall articolo 135 della Costituzione: "I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria e amministrativa, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio". Secondo le note biografiche, raccolte dal VeLino in base a fonti ufficiali (fra le quali l ufficio stampa della Corte costituzionale, il consiglio nazionale forense, l ordine degli avvocati di Genova) il giudice Contri, avvocato civilista, si iscrive all albo dei procuratori di Genova il 22 gennaio 1962. Dopo oltre 14 anni diventa avvocato: l iscrizione all ordine di Genova infatti porta la data del 19 dicembre 1976. Il 29 giugno del 1985, si iscrive poi, secondo la documentazione esistente presso il consiglio nazionale forense, all albo degli avvocati patrocinanti in Cassazione. Il 20 febbraio del 1986, su sua richiesta, Contri viene cancellata dai vari albi, e il 6 marzo 1986 viene nominata dal Parlamento, su proposta del Psi, componente laico del Consiglio superiore della magistratura. Terminato il quadriennio al Csm, il 30 luglio del 1990 si iscrive nuovamente all ordine degli avvocati e il 21 febbraio del 91 all albo degli avvocati di Cassazione. Nominata giudice della Corte costituzionale da Scalfaro il 4 novembre del 1996, Contri cancella la propria iscrizione all albo degli avvocati il 29 novembre dello stesso anno. Scalfaro non avrebbe quindi potuto nominare Fernanda Contri: non ha mai raggiunto i fatidici "20 anni di esercizio" indispensabili, secondo l articolo 135 della Costituzione, perché un avvocato possa far parte della Consulta.Anche per la Cassazione non ha i titoli. La banca dati della Corte di cassazione conferma che l avvocato Fernanda Contri non aveva i titoli per far parte della Consulta, e cioè non aveva maturato i 20 anni di esercizio della professione di avvocato come richiesto dall articolo 135 della Costituzione. Il Centro elaborazione dati (Ced) della Cassazione, che si può consultare pubblicamente anche su Internet, fornisce questi dati ufficiali: "Contri Fernanda, del foro di Genova, domicilio legale a Genova in via I. D Aste 8/1, nata a Ivrea il 21 agosto del 1935, avvocato dal 16/12/1976 al 7/11/1996".

Sesta "puntata"

...4. Caso Contri: le prime adesioni all'appello di Milio...

4. Caso Contri: le prime adesioni all'appello di Milio. L'iniziativa della Lista Pannella di chiedere alla Corte costituzionale la pubblicazione dei titoli in base ai quali Fernanda Contri nel 1996 fu nominata giudice della Corte costituzionale, ha già raccolto l'adesione di molti parlamentari. All'appello di Pietro Milio, inviato a tutti i deputati e senatori, in cui l'esponente radicale chiede al presidente e al segretario generale della Corte costituzionale di conoscere i requisiti ritenuti sufficienti per nominare la Contri, si sono già associati decine di parlamentari, dei quali qui di seguito diamo un primo elenco:

Franco Asciutti (FI), Roberto Avogadro (Misto), Francesco Bevilacqua (An), Ettore Bucciero (An), Fabio Calzavara (Lega), Melchiorre Cirami (Udeur), Raffaele Costa (FI), Vito Cusimano (An), Pietro Giannattasio (FI), Mario Greco (FI), Ernesto Maggi (An), Donato Manfroi (Misto), Valentino Martelli (An), Renato Meduri (An), Vincenzo Mungari (FI), Fiorello Provera (Lega), Giulia Rossetto (FI), Francesca Scopelliti (FI), Marco Zacchera (An), Tomaso Zanoletti (Ccd)
 
Il VeLino
 
 
...6. Caso Contri: nuove adesioni all'appello di Milio...

6. Caso Contri: nuove adesioni all'appello di Milio. Si allunga la lista dei parlamentari che hanno aderito all'iniziativa della Lista Pannella e all'appello del senatore Pietro Milio di chiedere al presidente e al segretario generale della Corte costituzionale la pubblicazione dei titoli in base ai quali Fernanda Contri nel 1996 fu nominata giudice della Consulta. Le nuove adesioni giungono da parte dei deputati: Antonio Martino, Gaspare Giudice, Dario Rivolta, Gianfranco Micciché, Filippo Mancuso, Filippo Misuraca, Francesco Stagno D'Alcontres (FI), Enzo Fragalà, Sebastiano Neri, (An), Marco Taradash (Misto); e dei senatori: Luigi Caruso (Fiamma), Salvatore Ragno, Mario Palombo, Giuseppe Valentino, Antonio Caruso, Euprepio Curto (An), Basilio Germanà, Emiddio Novi, Antonio D'Alì Satiti, Massimo Baldini, Lorenzo Piccioni (FI), Augusto Cortelloni (Udeur), Luciano Callegaro (Ccd), Luciano Gasperini (Lega Nord), Roberto Maroni (Lega Nord).
 
il VeLino
 
...7. Consulta: scontri sulla Contri....

7. Consulta: scontri sulla Contri. Anche la Corte costituzionale ha ricevuto l'atto di accesso con il quale il senatore radicale Pietro Milio chiede di verificare i documenti presentati da Fernanda Contri nel 1996, per dimostrare di avere i titoli necessari alla nomina di giudice costituzionale. Come si sa, l'ordine degli avvocati di Genova al quale era iscritto l'avvocato Contri, prima di essere nominata da Oscar Luigi Scalfaro alla Consulta, ha certificato che l'anzianità della Contri era inferiore al minimo richiesto dalla Carta costituzionale per sedere alla Consulta. Già l'anno scorso il problema della nomina illegittima fu sollevato, non formalmente, da un giudice costituzionale, ma la vicenda fu messa a tacere. Oggi la situazione appare assai diversa perché altri giudici hanno rispolverato l'illegittimità della nomina e si apprestano a dare battaglia, anche perché il voto della Contri per eleggere il nuovo presidente sarà decisivo ancora una volta. Non solo: ma la segreteria generale della Consulta, entro il 25 dicembre, dovrà dare una risposta al senatore Milio che, di fronte a un altro diniego, investirà il Tar del Lazio e anche la procura della Repubblica di Roma, che ha già aperto un fascicolo. La Contri, nel frattempo, si difende: ha chiesto a quanti favorirono la sua nomina di far fronte comune. Dall'ex presidente Scalfaro ha ottenuto sia la solidarietà sia la disponibilità a monitorare gli umori della maggioranza della Corte, di fatto formata da giudici a lui molto fedeli, non foss'altro perché gli debbono la nomina. Anche l'ex ministro socialista e responsabile per i problemi della giustizia del Psi, Salvo Andò, è sceso in campo per proteggerla da una campagna che ritiene esagerata. Ad alcuni parlamentari che hanno firmato più di un appello a Ciampi per far cessare lo stato di illegittimità della Contri, Andò ha ammesso candidamente che qualcosa in quella nomina non quadra. I più fervidi amici della Contri, comunque, rimangono il capo del governo, Giuliano Amato, e il potente segretario generale del Quirinale, Gaetano Giffuni. Amato convinse Bettino Craxi nel 1986 a indicarla per il Consiglio superiore della magistratura e la utilizzò nel 1992 per sondare gli umori della procura su di lui. Giffuni, che da sempre affettuosamente la chiama "la ragazza", ha permesso alla Contri di mantenere un rapporto cortese con Ciampi: l'ha condotta dal presidente per spiegargli che l'errore, se errore ci fu, non lo commise la Contri. Il calcolo della sua anzianità, viste le numerose interruzioni dell'appartenenza all'albo degli avvocati di Genova, creò più di un disguido.

Anche alla Consulta chiedono alla Contri di farsi da parte. Alcuni giudici della Corte costituzionale, fra i quali Cesare Ruperto e Annibale Marini, da qualche settimana vanno ripetendo, dentro e fuori la Consulta, che l illegittima elezione della Contri a giudice costituzionale non si può più tenere nascosta. L imbarazzo è cresciuto ulteriormente in questi ultimi giorni perché è giunta al segretario generale della Corte, Pasquale Ciccolo, una richiesta di accesso ai documenti presentati nel 96 dalla Contri per dimostrare di avere i titoli necessari alla nomina a giudice costituzionale. La richiesta è stata notificata dal senatore Piero Milio della Lista Pannella dopo l accertamento, fatto dal VeLino e dall Ordine degli avvocati di Genova (al quale era iscritta Fernanda Contri), che provava l illegittimità della nomina voluta dall allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. La stessa richiesta è stata inviata da Milio al segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni. Secondo i due giudici costituzionali, la segreteria generale della Corte non può più esimersi, a questo punto, dal mettere a disposizione i "titoli" della Contri, perché la richiesta di Milio è corretta sotto ogni aspetto. Un rifiuto eventuale - sostengono sempre alcuni giudici della Consulta - sarebbe comunque impugnabile davanti al Tar e in materia, pur non essendoci precedenti analoghi, i tribunali amministrativi regionali ammetterebbero di sicuro l accesso a tutti i documenti in base ai quali è stata nominata la Contri. Gli stessi giudici, che in questi giorni hanno palesato il proprio disagio sulla questione, non hanno esitato a chiedere alla collega di farsi da parte. Anche perché, e questo è uno dei motivi per i quali le polemiche interne stanno venendo alla luce, nelle prossime settimane i giudici eleggeranno il nuovo presidente e vicepresidente della Corte: non vogliono rischiare che il voto della Contri, macchiato di illegittimità, risulti decisivo come è stato per le ultime elezioni. Per fermare le polemiche a nulla è servito il fronte, formato da Scalfaro, Giuliano Amato, Gifuni e Salvo Andò, che continua a difendere la Contri e a sostenere che la verifica sui suoi "titoli", eseguita al momento dell insediamento, non è più riproponibile e che pertanto la Corte deve rifiutarne perfino la pubblicazione. Milio, comunque, ha dato tempo fino al 21 dicembre (quando scadranno i trenta giorni previsti dalla legge come termine per una risposta al diritto di accesso): la segreteria generale del Quirinale e quella della Corte dovranno entro quella data dargli una risposta. In caso contrario, ha anticipato, si rivolgerà al tribunale amministrativo. E non esclude altre iniziative legali.


il VeLino


...9. Caso Contri: Mirabelli apra i cassetti, chiedono Milio e 48 parlamentari...

9. Caso Contri: Mirabelli apra i cassetti, chiedono Milio e 48 parlamentari. Oggi è stata inviata una lettera - firmata da 48 parlamentari (33 senatori e 15 onorevoli) - al presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli con l'espressa richiesta di trasmissione dei titoli di ammissione a giudice costituzionale dell'avvocato Fernanda Contri, la cui esistenza è stata accertata dalla Corte nella udienza camerale del 6 novembre 1996, titoli che, a norma dell'art. 11 del Regolamento generale devono essere depositati presso la Cancelleria della Consulta. La ragione della richiesta è dovuta al fatto che l'avvocato Fernanda Contri, non avrebbe posseduto, a quella data, il requisito essenziale di "vent'anni di esercizio dell'avvocatura" come previsto dall'articolo 135, 2° comma della Costituzione per la predetta nomina. Promotore dell'iniziativa, il senatore della Lista Pannella Pietro Milio che, dopo avere più volte chiesto i titoli della Contri e non avendo mai ottenuto risposta, ha ritenuto di coinvolgere nella richiesta altri parlamentari. "Non sono riuscito - lamenta Milio - né in qualità di parlamentare, attraverso i canali istituzionali del sindacato ispettivo, né in qualità di semplice cittadino attraverso la corrispondenza con la Corte, a ottenere quanto richiesto. Mi auguro che l'interesse di numerosi parlamentari faccia aprire qualche cassetto nel Palazzo della Consulta". Milio ha anche chiesto al presidente della Repubblica di essere ricevuto.
 
 
Il VeLino
 
...2. Consulta, la Contri se ne va...
2. Consulta, la Contri se ne va. Una decisione sofferta, ma la sua illegittima nomina, fatta da Oscar Luigi Scalfaro nel 1996, è diventata alla Consulta motivo di troppe polemiche e veleni. Qualche illustre collega della Contri l'ha perfino inserita fra le gaffe istituzionali più gravi che l'ex presidente abbia commesso, accomunandola a quella sulla grazia a Giorgio Panizzari. La Contri si appresta ad accettare la candidatura nell'Ulivo in un collegio blindato. È l'unico sistema, le hanno consigliato, per evitare che la Corte costituzionale o il Quirinale siano costretti da qualche magistrato del Tar del Lazio a rivelare i titoli professionali che il giudice, dopo la nomina, consegnò agli uffici per la verifica. Come si sa l'ordine degli avvocati di Genova e il servizio informatico della Cassazione hanno certificato che al momento della nomina la Contri non possedeva il requisito, previsto dalla Costituzione, di venti anni di avvocatura. Non si sa quando la Contri formalizzerà la decisione di lasciare la Consulta; né tanto meno se parteciperà alla elezione del nuovo presidente della Corte, prevista per domani. Potrebbe astenersi per non inficiare la regolarità della votazione, dal momento che, al contrario di quanto è avvenuto precedentemente, ormai la sua nomina illegittima è di pubblico dominio e chiunque potrebbe in sede di giudizio avanzare riserve e anche eccezioni.

Sui titoli della Contri sta montando un altro giallo, stavolta al Consiglio superiore della Magistratura, dove fu eletta il 6 marzo 1986, su indicazione del Parlamento, in quota al Psi. Il fascicolo relativo ai suoi titoli non si trova: non ce l'ha l'archivio della commissione verifica poteri, che nel 1986 vagliò il curriculum; né è custodito, almeno ufficialmente, in altri archivi.

Quinta "puntata"...

6. Contri: il vicepresidente della Consulta chiede di fare chiarezza...

6. Contri: il vicepresidente della Consulta chiede di fare chiarezza. L'illegittimità della nomina a giudice costituzionale di Fernanda Contri continua a creare polemiche fra i componenti della Corte costituzionale. E cominciano a filtrare all'esterno i malumori finora espressi solo tra le mura del palazzo di piazza del Quirinale. Fino a questo momento, è stato il vicepresidente Francesco Guizzi il più determinato nel chiedere al presidente della Consulta Cesare Mirabelli di chiarire l'intera vicenda. Per Guizzi, che è anche uno dei membri più anziani della Corte, continuare a mantenere il silenzio sull'illegittimità dell'elezione di un giudice è un errore che rischia di comprometterà la credibilità della Consulta e dei suoi componenti. E che, oltretutto, minaccia di inficiare le sentenze emesse dalla Corte dal momento in cui la notizia dell'illegittimità di Contri è diventata pubblica.

E Milio e i radicali insistono: la Consulta deve rendere pubblici i titoli. Il senatore della Lista Pannella Pietro Milio aveva chiesto al presidente e al segretario generale della Corte di vedere i titoli in possesso di Contri al momento della nomina. Invano. Così oggi Milio è tornato alla carica chiedendo a Mirabelli e Ciccolo la documentazione relativa al giudice costituzionale in forza della legge sulla trasparenza amministrativa. "Non riuscendo, in qualità di parlamentare attraverso i canali istituzionali del sindacato ispettivo né attraverso la corrispondenza con la Corte, - spiega Milio - mi augurerei di ottenere quanto richiesto come semplice cittadino o quanto meno di conoscere le ragioni di tanto caparbio rifiuto. Permanendo il silenzio attiverò i canali della politica e della giustizia per far luce su questo grave caso di illegalità".
 
Il VeLino

1. Contri da Ciampi...

1. Contri da Ciampi. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha seguito sempre con molta attenzione la vicenda relativa alla nomina illegittima a giudice della Corte costituzionale dell'avvocato Fernanda Contri. Ciampi aveva ricevuto qualche mese fa da alcuni deputati e dal senatore della Lista Pannella Piero Milio la richiesta di poter verificare i titoli presentati nel 1996 da Contri per dimostrare che aveva 20 anni di esercizio di attività di avvocato, come previsto dalla Costituzione. La stessa richiesta è stata presentata alla Corte costituzionale, che però non ha mai risposto ai parlamentari. Ieri Milio ha scritto a tutti i parlamentari una lettera per chiedere il loro sostegno affinché la Consulta trasmetta e renda pubblici i titoli di ammissione a giudice costituzionale di Fernanda Contri. Una iniziativa, quella del senatore Milio, che verrà seguita nei prossimi giorni da altre prese di posizione del partito radicale. Da qualche mese alcuni giudici della Corte costituzionale hanno sollevato presso il presidente Cesare Mirabelli la questione dell'illegittima nomina, chiedendogli una iniziativa trasparente, per scongiurare il rischio di inficiare il lavoro e le sentenze della Consulta. Il presidente della Repubblica - che già alcuni mesi fa attraverso il segretario generale Gaetano Gifuni aveva invitato Milio a rivolgersi per tutti i chiarimenti alla Corte costituzionale - ha chiesto a Contri, nell'incontro al Quirinale, come ella intenda replicare alle richieste provenienti da alcuni parlamentari. Richieste che nei prossimi giorni aumenteranno fino a coinvolgere buona parte di senatori e deputati.

La lettera inviata a tutti i parlamentari dal senatore Milio. "Come certo saprai, in Italia esiste un caso che testimonia lo stato di illegalità assoluta in cui si trova il nostro paese: è il caso di Fernanda Contri, il giudice della Corte Costituzionale, eletta a ricoprire una delle massime cariche istituzionale, senza averne i titoli. L'Avv. Fernanda Contri, infatti, è stata nominata giudice della Consulta il 4 novembre 1996 dall'allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro e il relativo decreto è stato controfirmato dal presidente del Consiglio Romano Prodi: a quella data, però, non possedeva il requisito essenziale di 'vent'anni di esercizio dell'avvocatura' previsto dall'art. 135, secondo comma della Costituzione per accedere a tale alto Ufficio. Se così fosse, l'Italia avrebbe vissuto per 1146 giorni, e altri sarebbe destinata a viverne, in una situazione in cui la Corte Costituzionale, il massimo organo garante della legalità, era ed è esso stesso in una situazione di illegalità. Nel tentativo di fare chiarezza, ho cercato più volte, di presentare interrogazioni parlamentari dichiarate irricevibili perché atterrebbero ad un organo, la Corte Costituzionale, in posizione di assoluta indipendenza da ogni altro potere dello Stato e di poter visionare i 'titoli' valutati per l'attribuzione di tale incarico. Mi sono rivolto anche alla Presidenza della Repubblica, che mi ha informato che 'per quanto riguarda i titoli dei singoli Giudici, la richiesta va indirizzata alla Corte Costituzionale, la quale ha competenza esclusiva sulla verifica dell'esistenza dei requisiti soggettivi di ammissione dei propri componenti'. Le numerose lettere al Presidente e al Segretario Generale della Corte Costituzionale di prendere visione dei 'titoli' non hanno sortito alcun effetto e alcuna risposta. A fronte di questo silenzio ritengo sia un nostro diritto, ma anche un dovere, fare chiarezza su tale vicenda che più continua a rimanere senza risposte più diventa inquietante. È per questo che ti invito a sottoscrivere la allegata lettera da inviare al Presidente e al Segretario Generale della Corte Costituzionale perché consentano la visione dei titoli posseduti dall' avv. Fernanda Contri all'atto della sua nomina e della conseguente verifica da parte della Corte Costituzionale".
 
Il VeLino
 
...5. Perché la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul "caso Contri"...

5. Perché la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul "caso Contri". Ne ha dato notizia Il Giornale di sabato scorso, il VeLino ne ha accertato la veridicità, anche alla luce del fatto che l'onorevole Vittorio Sgarbi aveva fatto presentare una denuncia in proposito, depositandola nelle mani dei carabinieri di Macerata. Lo stesso procuratore capo Salvatore Vecchione si occupa della faccenda, gli accertamenti sono stati rubricati sotto il titolo "abuso d'ufficio". Ricostruito così il percorso penale, si tratta adesso di capire quello politico. Il 30 marzo scorso, la nostra agenzia lanciò per prima la notizia ("Contri non aveva i titoli?") di uno scandalo che avrebbe dovuto scuotere le nostre istituzioni. Il giudice costituzionale Fernanda Contri non aveva, al momento della nomina da parte del presidente Oscar Luigi Scalfaro, il requisito fondamentale per sedere alla Consulta e cioè non risultava essere tra gli "avvocati con venti anni di esercizio". Le mancavano una quarantina di giorni, dando per buoni i quattro anni passati al Csm (e durante i quali, come impone la legge, si era cancellata dall'Albo). A quel punto, potevano esserci alcune strade: la più semplice, dimissioni del giudice, scuse pubbliche di tutti coloro che -si presuppone in assoluta buonafede- avevano sbagliato. Invece, prima si è fatto finta che il problema non esisteva. La tattica del silenzio avrebbe dato i suoi frutti se, oltre al VeLino, non si fossero levate dal Parlamento voci di protesta. Il presidente della Corte, Cesare Mirabelli, è stato costretto a rispondere a lettere e richieste di chiarimento. E lo ha fatto nella maniera più maldestra possibile: negando l'illegittimità, sostenendo una tesi apertamente insostenibile e cioè che la Contri era stata eletta correttamente, dal momento che aveva "vent'anni di esercizio forense". Per sostenere ciò, Mirabelli considerava validi anche gli anni trascorsi come procuratore legale. Opinione che qualsiasi giurista ha reputato bislacca.

A questo punto, la situazione minacciava di incancrenirsi. Da un lato, l'evidenza totale di un giudice "incapace", che continuava a sedere indebitamente alla Consulta. Dall'altro lato, la stessa Corte e il suo presidente arroccati su posizioni indifendibili e anche squalificanti in considerazione del fatto che il Quirinale se ne era chiamato fuori citando l'articolo 2 della legge costituzionale 22 novembre 1967 ("E' competenza della Corte Costituzionale accertare l'esistenza dei requisiti soggettivi di ammissione dei propri componenti"). Cosa fare? La Corte ha provato ad assolvere se stessa, ma è stato una specie di boomerang. L'unica via d'uscita che rimaneva era la magistratura ordinaria. In particolare, la procura della Repubblica di Roma, quell'ufficio che ha visto all'opera i più grandi ingegneri plastici del codice penale.

Ecco allora profilarsi lo scenario attuale: viene aperta una istruttoria, magari avvisando anche gli undici giudici che sottoscrissero la convalida delle nomine (" &esaminati gli atti e ritenuto che sussistono i requisiti di legge &". Seduta del 6 novembre 1996). Il procuratore capo fa il viso duro, contesta l'abuso d'ufficio, ascolta gli interessati Mirabelli in testa. E si convince delle loro ragioni. Quindi, propone l'archiviazione. Un giudice l'accoglie con decreto. Pietra tombale sul "caso Contri". Fine della storia, nessuno potrà più protestare, giudice "incapace" e Consulta legittimati non da se stessi ma dal competente organo giudiziario. Bell'idea, no? E' solo uno scenario, una delle possibili conclusioni. Oggi, è quella che ci viene in mente per prima. Le altre portano alle dimissioni, allo scioglimento, alla crisi, a un mare di sentenze a rischio di nullità: un caos che non piace a nessuno.

Quarta "puntata"

....9. Il Ccd Carrara: "La Consulta pubblichi i titoli di Contri"....

9. Il Ccd Carrara: "La Consulta pubblichi i titoli di Contri". "Il giudice dei giudici dia l'esempio agli italiani e alle altre istituzioni su come si debba realizzare l'autotutela". Anche Carmelo Carrara - deputato, responsabile dei problemi della giustizia del Ccd e magistrato in aspettativa - scende in campo contro la permanenza di Fernanda Contri alla Consulta: "Il presidente Cesare Mirabelli e gli altri giudici si pronuncino, escano fuori da questo pesantissimo silenzio che sta provocando conseguenze inimmaginabili per la credibilità della Corte costituzionale. È ormai confermato, per tabulas, che l'avvocato Contri nel '96, all'epoca della nomina a giudice costituzionale, non possedeva il requisito fondamentale previsto dall'articolo 135 della Costituzione. Requisito espresso in modo troppo chiaro - insiste Carrara - per essere interpretato come ha purtroppo fatto fino a oggi il presidente Mirabelli, cercando di cambiarne il significato: infatti 20 anni di esercizio di attività di avvocato, così recita l'articolo 135, è altra cosa dai vent'anni di 'attività forense' svolti da Contri, di cui parlano alcune note della Consulta". Per il responsabile giustizia del Ccd, "Se la Corte non si rende conto della grave violazione di una regola fondamentale che inficia la sua stessa legittimità, e cioè la permanenza fra i suoi componenti di un giudice ineleggibile, esporrà tutto il sistema a rischi molto gravi. A questo punto - conclude Carrara - tutto l'operato della Consulta è sotto la scure della perfetta illegittimità".

La Lista Bonino preannuncia iniziative anche in Europa. La Lista Bonino ha deciso ieri di fare proprie, in sede italiana ed europea, le iniziative avviate del senatore radicale Pietro Milio. Il parlamentare chiede da tempo alla segreteria generale della Corte costituzionale gli atti relativi alla nomina di Contri: in pratica il curriculum che Contri presentò, nel '96, agli uffici della Corte per dimostrare di avere i requisiti costituzionalmente richiesti per potere essere nominata alla Consulta. Sul caso Contri, la settimana prossima la Lista Bonino ha già programmato una conferenza stampa.

 
Il VeLino
 
....5. Nuovo intervento di Neri sul caso Contri - 6. Alla "Cannaccia" Scalfaro e Contri organizzano la difesa....

5. Nuovo intervento di Neri sul caso Contri. Secondo il responsabile giustizia di An Sebastiano Neri: "È incomprensibile ed ingiustificabile il silenzio assordante con il quale il Presidente della Corte Costituzionale sembra voler archiviare l'illegittima nomina a giudice costituzionale dell'avv. Fernanda Contri. Dopo aver infatti affermato che la verifica fatta dalla Corte si basava su riscontri documentali e nonostante i documenti richiamati siano stati espressamente richiesti nessun atto è stato messo a disposizione per dare sostegno alle apodittiche e pilatesche affermazioni di Mirabelli. Forse perché proprio da quei documenti emerge tabularmente l'illegittimità della nomina? È stupefacente - conclude Neri - che il giudice della legalità costituzionale si renda omertoso rispetto alla regolarità della sua costituzione e dia l'impressione di mettere in atto un comportamento che, ove riferito a qualunque altro cittadino, avrebbe giustificato l'apertura di un fascicolo d'indagine presso la competente Procura della Repubblica, quanto meno per verificare la sussistenza di eventuali ipotesi di falso".

6. Alla "Cannaccia" Scalfaro e Contri organizzano la difesa. Sempre più in difficoltà e sull'orlo di un esaurimento nervoso, da qualche settimana il giudice costituzionale Fernanda Contri chiede il sostegno degli amici che contribuirono alla sua nomina, prima al Csm e poi alla Consulta. Gaetano Gifuni le consiglia di portare pazienza e di restare in silenzio: il segretario generale del Quirinale organizzò tecnicamente, nel 1996, il curriculum che permise alla Contri di superare l'esame della commissione interna alla Corte costituzionale. Salvò Andò, da parte sua, le esprime fraterna solidarietà, come si usa ancora fra vecchi compagni di partito. Già commissario straordinario del Psi genovese nel 1986, Salvo Andò caldeggiò la nomina di Contri - senza che ne avesse i titoli - a consigliere del Csm, con il consenso di Giuliano Amato. Ma in questo frangente il più vicino a Contri è il senatore Oscar Luigi Scalfaro. Fu lui a nominarla, quando era al Quirinale, giudice costituzionale, incoraggiato dal fedele Gifuni e da Amato. Da quando sono nate le polemiche sulla nomina alla Consulta, Scalfaro è stato il vero regista della difesa di Contri. I due si sostengono a vicenda. E così, per fare il punto della situazione, ieri sera si sono ritrovati, l'uno accanto all'altra, al ristorante siciliano La Cannaccia, a pochi passi da Montecitorio. Contri ha chiesto al presidente di aiutarla: gli attacchi, soprattutto da parte di parlamentari dell'opposizione, ne stanno logorando l'immagine di giudice e stanno incrinando la solidarietà finora espressale da parte dei colleghi. Soprattutto dai giudici, in testa il presidente Cesare Mirabelli, che - sollecitati da Scalfaro - ratificarono, senza andare per il sottile e nonostante i titoli insufficienti, la nomina di Contri. E così ieri, alla Cannaccia (trattoria a suo tempo preferita da un altro fedelissimo di Scalfaro, Vincenso Parisi) Contri ha ricordato all'ex capo dello Stato che sono tutti sulla stessa barca.

&baciamo le mani. Anche Scalfaro del resto attraversa un periodo difficile e ha bisogno del consiglio degli amici e del ruolo che ricoprono. L'ex presidente ha invitato Contri a cena alla Cannaccia - la trattoria siciliana saluta gli ospiti con un rispettoso "baciamo le mani", ben in rilievo su una placca di metallo nero - alla vigilia della prima udienza del tribunale dei ministri sul presunto uso illegittimo, ai tempi in cui era al Viminale, dei fondi neri del Sisde. Il tribunale, per incominciare, ha sentito l'ex Guardasigilli Filippo Mancuso, uno dei principali accusatori di Scalfaro. Insomma se Atene piange Sparta non ride.