Le interviste di VirusilGiornaleonline
Intrervista al
S e n a t o r e P i e t r o M i l i o
del Partito Radicale
Senatore Milio, vogliamo parlare di una vecchia conoscenza, il giudice della Corte Costituzionale Fernanda Contri, nominata senza che sussistessero i titoli previsti dall'art 135 della Costituzione (almeno 20 anni di esercizio dell'attività di avvocato)?
Vecchia conoscenza giustappunto. Era Segretario Generale alla Presidenza del Consiglio nell’ex Governo Amato. Poi, lo ricorda il Ve Lino, Salvò Andò caldeggiò nomina della Contri - senza che ne avesse i titoli - a consigliere del Csm, con il consenso di Giuliano Amato. Ma nel caso di specie, la sua nomina alla Consulta, la persona a lei più vicina è stato il senatore Oscar Luigi Scalfaro. Fu lui a nominarla, quando era al Quirinale, incoraggiato dal fedele Gifuni e da Amato.
Anche VirusilGiornaleonline ha seguito con grande attenzione, sin dall'inizio, questa "commedia" tutta italiana, sta forse calando il sipario?
Un simile epilogo può essere nei desideri della Contri, del Presidente della Consulta Mirabelli e dell'ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro che l'ha nominata, ma non nei miei.
Dunque è sempre sul piede di guerra?
Se con le buone maniere non sono riuscito ad ottenere il rispetto della legalità, allora vorrà dire che passerò alla via giudiziaria. Ma neppure la richiesta avanzata da 48 parlamentari al Presidente Mirabelli di fornire copia degli atti comprovanti i 20 anni di esercizio di avvocato di Fernanda Contri, ha sortito alcune effetto?
48? Ma sono diventate più di 80 le firme dei parlamentari che vogliono conoscere i requisiti formali del giudice costituzionale Fernanda Contri al momento della sua nomina il 4 novembre del 1996. Il fatto è che le mie reiterate richieste al Presidente della Repubblica prima e al Presidente della Consulta poi, richieste avanzate sia in veste di parlamentare che di cittadino, nonostante abbiano incontrato il sostegno di altri miei colleghi, sono atti che si possono considerare ormai "retorici".
Perchè?
Perché il Presidente della Consulta non può fare miracoli!
Tutti sanno benissimo, che il velo sulla data di iscrizione della Contri all'ordine degli avvocati di Genova è caduto lo scorso 6 aprile, quando l'ordine genovese ha ufficialmente informato il "Ve Lino" che la signora Contri risultava iscritta a tale albo solo a partire dal 16 dicembre 1976 e che quindi al momento della nomina, anche a voler considerare i 4 anni quale membro del Consiglio superiore della magistratura in quota al Psi - e anche in quel caso la nomina sarebbe stata non assistita dai titoli necessari - non aveva maturato comunque i 20 anni di avvocatura previsti dalla Costituzione.
Ma Mirabelli ha sostenuto che nei 20 anni di esercizio dell'attività forense bisognasse ricomprendere anche quelli da procuratore legale.
E' stata una clamorosa gaffe che però svela tutti i tentativi istituzionali per nascondere il caso di Fernanda Contri. Molti ne sono al corrente o sapevano, anche all'interno della Consulta. Ma la cosa grave è che continuano a far finta di niente. Non solo il Quirinale, ma anche palazzo Chigi, il Guardasigilli, il presidente e i membri della Corte. Senza contare il Csm, l'ordine degli avvocati e la stessa stampa che salvo sporadiche eccezioni continua a ignorare uno scandalo enorme che non è più tanto quello di avere in esercizio un giudice "incapace"; ma di avere un vertice istituzionale che si ostina a non pronunciarsi su una situazione semplicemente ma gravemente illegittima. Questo senza voler scendere, per il momento, nei particolari: e cioè, quali questioni siano state affidate alla Contri come relatore, quali gli esiti, quale l'importanza politica e sociale di decisioni adottate da un collegio illegale.
Solo per lanciare uno spunto di riflessione: sapete chi, alla Corte, si è occupato come relatore dei vostri referendum più delicati?
Credo che tutto ciò meriti altre puntate.....
i "dossier" raccolti da VirusilGiornaleonline
Avanti popolo, alla Consulta &
Quattordicesima "Puntata"
Avanti popolo, alla Consulta & Una presidenza
forte e capace di garantire che la Consulta nei prossimi anni diventi un controllore
ancora più attento di tutti gli atti che le regioni - ormai a grande maggioranza
del Polo - e il governo che verrà (di centrodestra, come gli stessi Ds presuppongono)
promuoveranno soprattutto in tema di federalismo, famiglia, droga e aborto.
Non è un mistero per alcuno che su questo binario si muovono da tempo i diesse,
organizzando in ogni dettaglio le iniziative che possano portare alla presidenza
della Corte, nel novembre del prossimo anno, Luciano Violante o Wladimiro
Zagrebelsky. E non è necessario scomodare Silvio Berlusconi per sostenere
che in fatto di corti, tribunali e procure la sinistra se ne intenda molto.
Con il contributo essenziale di Magistratura democratica, la corrente più
a sinistra dei giudici italiani, e grazie alle strategie disegnate da Violante,
prima fedele esecutore di Achille Occhetto, poi di Massimo D Alema,
la sinistra dalla fine degli anni 80 è riuscita a collocare nei posti
più importanti degli uffici giudiziari italiani i magistrati che ha ritenuto
di dover premiare per affidabilità. Si trattasse della procura della Repubblica
di Palermo o di Milano o Roma, attraverso un controllo strettissimo esercitato
sul Consiglio superiore della magistratura, il Pci e i Ds, dopo, hanno creato
le basi per realizzare nel paese il potere di alcuni procuratori. Una minoranza,
ma attiva e senza tanti fronzoli.
La Corte costituzionale era rimasta quasi al riparo, visto che era il Parlamento a eleggerne buona parte dei membri, e il Pci era sempre in minoranza. La svolta la realizzò Oscar Luigi Scalfaro. Giunto inaspettatamente al Quirinale, sull onda dell emozione provocata dalle stragi di Cosa nostra che tolse di mezzo Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, Scalfaro in quegli anni era al centro di sospetti e veleni per i finanziamenti ricevuti in occasione delle sue innumerevoli campagne elettorali e per i fondi riservati dei servizi segreti. In rapida successione nominò giudici costituzionali soltanto uomini impostigli dalla sinistra. Il primo fu Gustavo Zagrebelsky, il 9 settembre del 1995. L altro Guido Neppi Modona, di Torino come il primo, il 4 novembre del 1996. Premiò anche Piero Alberto Capotosti, democristiano da sempre e vicino al Ppi: lo trasferì direttamente dal Csm, dove era vicepresidente, alla Corte costituzionale il 4 novembre del 1996. Lo sponsorizzò pure Nicola Mancino, con Leopoldo Elia in seconda battuta. Ma il capolavoro fu la nomina, fatta sempre da Scalfaro, di Fernanda Contri. Nonostante la sua conosciuta impossibilità a essere nominata perché non aveva i requisiti previsti dalla Costituzione, Giuliano Amato e Gaetano Gifuni le aprirono ugualmente la strada. E con grande sorpresa, il 4 novembre del 1996, saldando il sì di uno spezzone dei socialisti, quello di Amato, e il via libera, seppur condizionato, dei diesse, Scalfaro da quel momento diventava l arbitro assoluto della Corte costituzionale. Questa operazione (la nomina presidenziale di quattro giudici tutti orientati a sinistra) gli valse il definitivo rispetto, oltre che di D Alema e Violante, anche dei magistrati di sinistra, paghi ormai di aver raggiunto il cuore del sistema del nostro Paese. Se ai quattro di nomina scalfariana si aggiungono Valerio Onida, Franco Bile e Giovanni Maria Flick, la maggioranza è assicurata per almeno i prossimi quattro anni. Cesare Ruperto, l attuale presidente, serve a garantire lo status quo in attesa dell ultima spallata. Un processo quasi irreversibile, costruito da tempo e che servirà a controbilanciare una eventuale sconfitta elettorale della sinistra.
Caso Contri: esposto del senatore Milio alla procura di Roma
Tredicesima puntata
Il senatore del partito radicale Pietro Milio ha annunciato che nei prossimi giorni consegnerà alla procura della Repubblica di Roma un esposto denuncia contro il giudice costituzionale Fernanda Contri. Milio ha preso questa decisione dopo aver ricevuto il certificato del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Genova: nel documento il presidente dell’Ordine, Aurelio Di Rella, conferma che quando alla fine del 1996 la Contri fu nominata alla Consulta dal presidente della Repubblica dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro, non aveva maturato i venti anni di attività di avvocato. Iscritta all’albo il 16 dicembre del 1976, dopo varie sospensioni, la Contri ha chiesto, e ottenuto, di essere cancellata definitivamente dall’albo il 7 novembre del 1996. L’esposto denuncia di Milio fa seguito a molte altre prese di posizione di decine di parlamentari che, però, non hanno mai ricevuto risposte né dal Quirinale né dalla Corte costituzionale. Anche se proprio alla Corte la posizione della Contri si fa sempre più debole perché alcuni giudici costituzionali non hanno nascosto anche all’attuale presidente, Cesare Ruperto, l’imbarazzo per l’evidente falso commesso nel 1996 nel vagliare i titoli della Contri. È ormai assodato fra l’altro che il giudice, così come fece nel 1986 al Csm, non consegnò nel 1996 alla segretaria generale della Corte il certificato di iscrizione all’albo degli avvocati di Genova, bensì soltanto quello generico di appartenenza all’Ordine. Un certificato che trasse in inganno i giudici costituzionali che ne ratificarono la nomina. Dal quel documento, infatti, non si possono ricavare con esattezza gli anni di anzianità realmente raggiunti come procuratore legale, avvocato e cassazionista. L’iniziativa di Milio si aggiunge a un’altra già avviata dalla procura della Repubblica di Roma, che ha già aperto un fascicolo sulla Contri e ha chiesto gli atti che riguardano la sua attività professionale all’Ordine di Genova. Anche la Digos ha inviato al ministero dell’Interno la documentazione necessaria a chiarire l’anzianità della Contri.
Caso Contri, la procura di Roma fra imbarazzi e certezze.
Dodicesima puntata
Il presidente della Corte costituzionale Cesare Ruperto, la scorsa settimana
in diretta televisiva, ha annunciato che non esiste un caso Contri. E ha
precisato di parlare a titolo personale, dal momento che non aveva affrontato
l argomento con nessuno degli altri giudici costituzionali. Le dichiarazioni
di Ruperto, se hanno trovato il massimo della solidarietà in Fernanda Contri
e nei suoi tre sponsor principali, Oscar Luigi Scalfaro, Giuliano Amato
e Gaetano Gifuni, hanno provocato tuttavia più di una polemica interna.
Nel palazzo della Consulta non si parla d altro, anche se tutto avviene
con il silenziatore imposto da ragioni di opportunità. Ma le assicurazioni
di Ruperto non sono state ritenute sufficienti dalla procura della Repubblica
di Roma. Alcuni sostituti del procuratore capo, Salvatore Vecchione, hanno
infoltito negli ultimi giorni il fascicolo che sull intera vicenda hanno
aperto. Un fascicolo Contri sul quale non è ancora stato indicato il titolo
del reato. L indagine, in piedi da quasi un anno, va a rilento, ma i magistrati
una idea se la sono già fatta dopo che attraverso la Digos di Genova, prima,
e su richiesta formale dopo, hanno potuto ricostruire la carriera forense
della Contri. E dagli atti dettagliati di iscrizione ai vari Albi si sono
convinti della mancanza dei requisiti richiesti all atto della nomina a
giudice costituzionale della Contri.
Non era mai accaduto nella storia repubblicana che un giudice eletto alla Consulta non avesse presentato in dettaglio il certificato storico dell Ordine degli avvocati di appartenenza, che poteva chiarire inequivocabilmente se la Contri, all atto della nomina, aveva raggiunto o no i venti anni di attività di avvocato come prescrive la Costituzione. La seduta della Corte che nel 1996 ratificò l elezione si svolse senza che ai giudici fosse stato consegnato il documento dell Ordine degli avvocati di Genova, altrimenti il giudizio (e a dirlo sono alcuni dei giudici che allora parteciparono alla ratifica) sarebbe stato diverso. Insomma si concesse il nulla osta perché ai giudici fu consegnato dalla segreteria generale un generico documento di appartenenza all Ordine dei procuratori e degli avvocati di Genova, nel quale non si chiariva l effettiva anzianità come avvocato. La stessa Contri si è resa conto della situazione, tanto che al presidente dell Ordine degli avvocati di Genova, Aurelio Di Rella, e ad altri colleghi ha confidato candidamente di non essersi iscritta in tempo all albo degli avvocati per una "semplice dimenticanza". Pensava di "sanare tutto visto che ormai si stavano unificando gli albi dei procuratori e quelli degli avvocati". C era infatti, a metà del 1996, un disegno di legge apposito. I partiti all epoca erano tutti d accordo, anche perché c era una direttiva in materia del Parlamento europeo; ma nonostante tutto, la legge fu approvata con qualche ritardo, nel marzo del 97. Di conseguenza, quando il 4 novembre del 1996 la Contri fu nominata giudice da Scalfaro, nonostante le previsioni, il disegno di legge non era stato ancora approvato. E a quella data la Contri vent anni da avvocato di sicuro non li aveva compiuti. Nonostante gli sforzi di Ruperto, la matematica non è, come le tesi in diritto, opinabile.
Caso Contri:
le bestemmie opinabili del presidente della Corte
Undicesima puntata
Ma addirittura il presidente della Consulta? Se una matricola avesse detto una bestialità del genere, sarebbe diventata lo zimbello dell’università. Escludendo che Ruperto possa essere davvero convinto di quello che ha sfacciatamente sostenuto (lui dice che non esistono in diritto tesi ridicole, ma solo tesi opinabili), non resta che ipotizzare: o un colpo di sole; o un colpo di ricatto. Ma la sola idea che qualche politico possa avere nelle mani il presidente della Consulta, ci fa tremare. Che Repubblica è questa? Dov’è finita la parvenza di legalità nel Paese? Possibile che nessuno - altri giudici meno ignavi della Corte, ministri, partiti politici, parlamentari onesti, giuristi, giornalisti, cittadini qualunque - trovi qualcosa da ridire, che tutti subiscano in silenzio questa arrogante prevaricazione, questo far strame delle leggi e della Costituzione stessa? Che non si reagisca a un insulto così grave proprio perché proveniente da chi dovrebbe incarnare la suprema tutela, la garanzia, la certezza che tutti sono soggetti alla legge?
La penosa interpretazione di Ruperto è servita, se non altro, a chiarire che un precedente incarico della signora Contri, il quadriennio trascorso al Consiglio superiore della magistratura, fu sicuramente illegale. Se per stessa ammissione del presidente la legge del ’97 ha sanato una situazione illegittima del ’96, appare ovvio che nell’86 la Contri non poteva avere i titoli (avvocato da 15 anni) per sedere al Csm. E sostenere - come ha tentato Giuliano Amato, facendo ridere i polli - che la legge del ’97 era buona nell’86, dovrebbe essere una assurdità anche per "grande costituzionalista" in malafede. Quindi, c’è stato sicuramente un membro fuorilegge al Consiglio per ben quattro anni. C’è nessuno che ha qualcosa da ridire? O è meglio un bel paginone sul festival di Sanremo?
"Fateci lavorare in pace". La diretta televisiva, si sa, fa brutti scherzi e al presidente della Corte costituzionale non è andata meglio. La gaffe sulla legittimità dei titoli presentati da Fernanda Contri alla fine del 1996 ha fatto subito il giro del "palazzo" che, anche con qualche irrispettosa punzecchiatura, lo invita a chiarire il pensiero e a modificare le dichiarazioni rese nel corso della conferenza stampa. Il senatore Piero Milio, della lista Pannella, non mostra alcuna riserva nel giudicare le tesi sulla legittimità dei titoli della Contri come "la certificazione dell’esproprio delle norme costituzionali fatta proprio da chi è chiamato a presidiarle". Milio si dice sorpreso per l’incredibile dichiarazione resa davanti alle telecamere questa mattina da Ruperto: "Come può il presidente della Corte, non un pretore qualunque o un avvocato alle prime armi, annunciare al Paese che lui, con altri giudici costituzionali, nel 1996 legittimò la nomina della Contri perché in parlamento c’era in discussione un progetto di legge che, in ottemperanza a una disposizione del parlamento europeo del 1994, avrebbe unificato l’albo dei praticanti a quello degli avvocati? Una motivazione incredibile. La Corte costituzionale in Italia regola le proprie sentenze anche in base a progetti di legge che ancora legge non sono? Tanto è vero che la legge sull’albo unico degli avvocati entrò in funzione quattro mesi dopo la nomina della Contri, nei primi del 1997. Questo è un esproprio e una mostruosità: il presidente della Corte ci dica se non ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo. Per questo ritengo che la diretta televisiva abbia giocato contro la chiarezza e la correttezza del pensiero del presidente Ruperto. Per questo attendo fiducioso che chiarisca tutto. Lo deve a se stesso, ai suoi oltre cinquant’anni di magistratura di cui tanto e giustamente si vanta, ma lo deve ai cittadini che dalla Corte, almeno da essa, si attendono giustizia e trasparenza".
Cola (An): "È incorso in una svista". Anche Sergio Cola, parlamentare di An, non ha dubbi: "L’eccellentissimo presidente della Corte - sostiene in un comunicato - è incorso in una svista e sarebbe bene che la correggesse, perché potrebbe rappresentare un precedente utile non soltanto per altre nomine illegittime, ma anche per altri importantissimi giudizi. Dalle dichiarazioni rese oggi dal presidente Ruperto, comunque una verità viene a galla: quando la Contri nel 1996 fu nominata giudice della Corte costituzionale non aveva i titoli richiesti dall’articolo 135 della Costituzione". Per Sebastiano Neri, responsabile giustizia di An, magistrato e parlamentare, il presidente della Corte è incorso in una gaffe. "Sicuramente voleva dire un’altra cosa. Non è neppure immaginabile che il presidente della Consulta possa dichiarare che la Corte nella sua decisione di dichiarare legittimi i titoli, per me inesistenti, della Contri, abbia tenuto conto che in parlamento giaceva un progetto di legge che avrebbe modificato l’iscrizione agli albi degli avvocati. Modificati, poi, con legge nel marzo del 1997. Quando la Contri fu illegittimamente nominata giudice, nel 1996, la legge non poteva avere efficacia, non c’era, non esisteva. Come può sostenere il presidente Ruperto che la legge numero 27 del ‘97 ha dato efficacia retroattiva all’abolizione della distinzione tra procuratore legale e avvocato e quindi ha dato legittimità a una norma che al momento del fatto non esisteva? Ha preso un abbaglio, non può essere vero, quel che ho ascoltato non ha precedenti. Né tanto meno posso pensare che abbia voluto coprire il presidente del Consiglio Giuliano Amato e l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, veri protagonisti del caso Contri". Neri invita il presidente della Corte a rivedere il testo delle sue dichiarazioni e a prendere atto che questa mattina le telecamere puntate non gli hanno reso un buon servizio. Quanto poi al fatto che Ruperto ha detto di parlare a titolo personale sul solo caso Contri, "è il segno che la vicenda imbarazza più di un giudice e nonostante si cerchi continuamente di buttare acqua sul fuoco, l’illegittimità della Contri deve far riflettere il presidente Ruperto, così come tutte le altre istituzioni".
Consulta. La Contri fuorilegge da 15 anni: ecco le prove
Decima "puntata"
AnnoIV–n. 31 19.2.2001
1. La Contri fuorilegge da 15 anni: ecco le prove. La nomina illegittima di Fernanda Contri a giudice costituzionale si arricchisce di un altro scandaloso capitolo. Il Consiglio superiore della magistratura, su richiesta del VeLino, ha reso noto che la Contri, eletta dal Parlamento consigliere del Csm nel 1986, non inviò mai un atto con cui l’Ordine degli avvocati di Genova certificasse i suoi 15 anni di attività di avvocato. Nella ricostruzione che il VeLino è in grado di fare, per mezzo dei documenti originali, c’è la prova che la Contri ingannò il Parlamento nel 1986 e anche la Corte costituzionale nel 1996.
Ecco il vero certificato di servizio di Fernanda Contri, mai giunto alla segreteria generale del Csm (nel 1986) e a quella della Corte costituzionale (nel 1996).
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Genova
Prot. N. 350 Genova, 6 aprile 2000
In risposta alla Sua del 5 aprile u.s. Le preciso che l’Avv. Fernanda CONTRI è stata iscritta in questi albi come infra specificato:
Iscrizione Albo Procuratori Legali (*) dal 22/01/1962
Iscrizione Albo Avvocati dal 16/12/1976
Iscrizione Albo Cassazionisti dal 29/06/1985
Cancellazione Albo Avvocati e Cassazionisti il 20/02/1986
Reiscrizione Albo Avvocati (30/06/1990) con anzianità dal 22/01/1962
Reiscrizione Albo Cassazionisti (21/02/1991) con anzianità dal 29/06/1985
Cancellazione Albo Avvocati e Cassazionisti dal 7/11/1996
(*) L’Albo dei Procuratori Legali è stato soppresso ai sensi della L. 24/02/1997 n.27; pertanto, come previsto dall’art. 2, tutti i Procuratori sono iscritti d’ufficio all’Albo Avvocati a far data dall’iscrizione al relativo albo.
Distinti saluti
IL PRESIDENTE
(Avv. Aurelio Di Rella)
Ma questo documento non è mai pervenuto al Csm. Il VeLino ha inoltrato infatti al Csm una formale richiesta, l’11 gennaio scorso, per ottenere copia dei titoli professionali esibiti dall’avvocato Contri al momento dell’elezione a membro del Csm. La richiesta è stata valutata, posta all’ordine del giorno di un paio di riunioni e infine presa in esame dal Comitato di presidenza. I cui membri finalmente, il 5 febbraio scorso, hanno deciso di accogliere la richiesta del VeLino e hanno trasmesso tutto quello che esisteva al riguardo. Ben poca cosa, però. Il Consiglio superiore della magistratura, infatti, non ha mai ricevuto da Fernanda Contri il certificato che ne attestasse il requisito fondamentale richiesto dalla Costituzione all’articolo 104. La elezione di un terzo dei componenti del Csm da parte del Parlamento in seduta comune, secondo l’articolo 104, può avvenire soltanto "tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio". Disposizioni chiare e mai violate, se non nel caso della Contri. Vediamo come e perché. Il 6 febbraio del 1986, pervenne alla segreteria generale del Csm, da parte del Consiglio dell’Ordine degli avvocati e procuratori di Genova e su richiesta della Contri, il seguente documento: "L’avv. Fernanda Contri, nata ad Ivrea il 21/8/ 1935, iscritta a questo Ordine ininterrottamente dal 22 gennaio 1962, ha presentato in data odierna domanda di cancellazione da questi Albi e dall’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio nanti la Corte di Cassazione ed alle altre Giurisdizioni Superiori per la durata del mandato da svolgere nel Consiglio Superiore della Magistratura". Questo documento non attesta l’anzianità dell’avvocato Contri, ma soltanto la sua domanda di cancellazione. Anzi, induce a credere che la Contri fosse avvocato a tutti gli effetti fin dal ’62 (all’epoca, poteva invece fregiarsi di un’anzianità risalente al 16 dicembre 1976: quindi non aveva affatto i "15 anni di esercizio" come avvocato richiesti dalla Costituzione per far parte del Csm).
La Contri esibì anche un attestato con cui, il 19 febbraio 1986, la Cassa nazionale di previdenza degli Avvocati e dei Procuratori dava atto dei pagamenti avvenuti: "Si attesta che l’avvocato Fernanda Contri, appartenente all’Ordine di Genova, risulta iscritta alla cassa dal 1960. Si attesta, altresì, che la medesima ha prodotto a questa cassa documentazione atta a dimostrare l’esercizio continuativo professionale dal 1962 a tutto il 1984". Ma un conto è essere iscritti alla Cassa (dal 1960), un conto è essere "avvocato" (dal dicembre ’76). Quindi, un altro documento fuorviante. Nel fascicolo della Contri al Csm manca l’atto più semplice, quello che l’Ordine rilascia a chiunque e che ricostruisce la storia professionale.
Negli archivi del Csm, infatti, dei titoli della Contri non c’è traccia, non esiste niente altro, come ha certificato al VeLino la segreteria generale, oltre ai due documenti sopra riportati. La Contri non inviò mai l’unica documentazione dalla quale si poteva risalire ai suoi veri titoli, il certificato storico, l’unico valido in ogni ordine professionale per certificare la posizione esatta dell’iscritto. La Contri non lo presentò mai perché quel certificato avrebbe inequivocabilmente sancito la mancanza del requisito fondamentale previsto dalla Costituzione per diventare membri del Csm e cioè essere "avvocati dopo 15 anni di esercizio". D’altro canto il Parlamento non è tenuto a verificare i titoli e votò non conoscendo l’esatta posizione del consigliere Contri. All’interno del Psi ci fu battaglia prima del voto: i due candidati preferiti in prima battuta da Bettino Craxi, entrambi professori universitari e in regola con i titoli, fecero notare agli sponsor della Contri - Giuliano Amato e Salvo Andò - che se il Parlamento o il Csm avessero indagato, l’elezione della Contri sarebbe saltata. Ma Amato ottenne il loro silenzio e il Parlamento in seduta comune fu tratto in inganno.
La Corte costituzionale, al contrario di quanto ha fatto il Csm, non ha mai voluto rendere pubblici i titoli presentati dalla Contri quando, nel 1996, venne nominata giudice. Quella volta il Parlamento non fu chiamato a ratificare un’altra nomina illegittima. Infatti fu Oscar Luigi Scalfaro a nominarla alla Consulta, dietro sollecitazione e garanzia di Amato e del segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni. Non essendo nel frattempo intervenute modifiche, come si evince chiaramente dal certificato storico che il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Genova ha fatto avere al VeLino, la Contri non ha potuto inviare alla segreteria generale della Corte alcuna prova di quanto richiesto dall’articolo 135 della Costituzione: "I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria e amministrativa, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio". Nel 1996 la Contri non possedeva l’anzianità di 20 anni di avvocato. Ma fu premiata ugualmente anche per i servigi resi ad Amato, nel periodo della sua permanenza a Palazzo Chigi, e indirettamente a Scalfaro. Quando, nel ‘93, era segretario generale della presidenza del Consiglio, la Contri incontrò più volte il capo della procura di Milano, Francesco Saverio Borrelli, per comprendere se il pool Mani pulite avesse sotto mira il presidente Amato. Non solo, ma come scrive Cirino Pomicino nel libro "Strettamente personale", la Contri, presenti Amato e Renato Altissimo (ex segretario del Pli), il 5 marzo del 1993 informò il premier che il decreto predisposto dal governo per depenalizzare il finanziamento illecito non andava bene al pool Mani pulite: "Ritorno da Milano (diceva la Contri). Ho fatto vedere a Borrelli lo schema del decreto legge sulla depenalizzazione del finanziamento illecito e mi ha detto che per loro non ci sono problemi, ma ti avvertono che la misura è largamente impopolare e quindi non possono garantire nulla".
Del rifiuto della Consulta di rendere pubblici gli atti con ogni probabilità si discuterà anche in tribunale. Il senatore Pietro Milio, dopo il formale invito fatto alla segreteria generale della Consulta di accesso ai titoli della Contri, ha deciso di presentare un esposto alla procura della Repubblica di Roma. La stessa procura che da sei mesi ha aperto un fascicolo giudiziario sul caso e che ha ottenuto dall’Ordine degli avvocati, attraverso una delega data alla Digos di Genova, e dal Ced della Cassazione tutto il curriculum professionale del giudice Contri, uguale al documento che abbiamo pubblicato per intero. Se sono stati commessi reati, probabilmente sono caduti in prescrizione. A meno di voler prendere in considerazione il falso smaccato dell’attuale presidente del Consiglio che, nel rispondere a una interrogazione, si è richiamato a una legge del ’97 per giustificare le nomine fuorilegge al Csm (1986) e alla Consulta (1996). Ma la faccia tosta di Amato nel darsi ragione e la pervicacia della Consulta nel mantenere al suo posto un giudice chiaramente illegittimo, la dicono lunga sulla credibilità e l’arroganza di queste autorevoli cariche dello Stato capaci di stravolgere impunemente una verità dei fatti che, adesso, è sotto gli occhi di tutti. Ma ci sarà un giudice a Berlino...
Nona "puntata"
7. Consulta uno: candidatura centrosinistra in alto mare. Il centrosinistra è ancora alla ricerca di un candidato unico per la poltrona di giudice costituzionale. E la difficoltà si ripercuote sulla funzionalità della stessa Corte che deve fare a meno di due giudici scaduti ed è investita da pesanti sospetti per la presenza di un terzo giudice, Fernanda Contri, ormai considerato ormai da molti "illegittimo". I candidati del centrosinistra sono ancora troppi, da Sergio Mattarella a Ortensio Zecchino, a Federico Grosso, fino a Giovanni Fiandaca. E perfino Clemente Mastella propone un proprio candidato nella persona di Mariella Scoca, deputato dell'Udeur ed ex sottosegretaria alla Giustizia. Le previsioni politiche danno Federico Grosso, ex vicepresidente del Csm, molto gradito ai "torinesi" - da Giancarlo Caselli e da Luciano Violante e all'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Ma rimangono le riserve dei popolari che vorrebbero utilizzare la nomina per sistemare un ministro di troppo, appunto Zecchino o Mattarella. Proprio il ministro della Difesa, negli ultimi giorni, grazie alle vicende legate all'uso dell'uranio impoverito, è tornato alla carica cogliendo qualche consenso anche fra Rifondazione comunista. Ma fino a quando non ci sarà accordo, i capigruppo del centrosinistra non consentiranno a Violante di riconvocare per la seconda volta il Parlamento in seduta comune.
8. Consulta due: e Violante ci fa un pensierino &Una situazione che favorisce oggettivamente Violante. Come ha sostenuto oggi Marco Pannella, il presidente della Camera non ha alcun interesse a far eleggere i nuovi giudici costituzionali. Intanto perché la Cdl sembra decisa a tenere ferma la candidatura di Filippo Mancuso. E secondo Pannella, Violante pur di bloccare l'elezione dell'ex Guardasigilli "è disposto a sparare". C'è poi un motivo ben più concreto che avvalorerebbe l'intenzione di Violante di rinviare il più possibile la decisione del Parlamento. Per Pannella il presidente della Camera, viste precluse le chance politiche nell'immediato futuro perché non crede in una vittoria del centrosinistra, punta ormai a un non accordo fra i partiti del centrosinistra in modo tale da giungere alla conclusione della legislatura con le due poltrone della Consulta ancora vacanti. Nel prossimo Parlamento, sarebbe lui il candidato del centrosinistra. In meno di due anni, dice Pannella, sarà così presidente della Corte con l'aiuto di una maggioranza che potrebbe contare su sette voti (Fernanda Contri, Guido Neppi Modona, Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida, Giovanni Maria Flick e Piero Alberto Capotosti).
9. Consulta tre: contro la Contri denuncia penale. Sull'affaire Contri c'è da registrare un'altra iniziativa del senatore radicale Pietro Milio. Dopo che il segretario generale della Consulta, Pasquale Ciccolo, si è rifiutato di esibirgli copia dei titoli presentati dal giudice costituzionale Fernanda Contri per dimostrare di essere in possesso dei requisiti richiesti dall'articolo 135 della Carta costituzionale, Milio si rivolgerà alla procura della Repubblica di Roma e non al Tar del Lazio. Il segretario generale infatti, nel rifiutare la richiesta, ha aggiunto (e ciò per Milio cambia parecchie cose) che per verificare la legittimità o meno dei titoli del giudice Contri è sufficiente rivolgersi all'ordine degli avvocati di Genova. E siccome l'ordine genovese ha già chiarito anche al VeLino che l'avvocato Contri, nel 1996, all'epoca della sua nomina a giudice costituzionale, non aveva ancora raggiunto i venti anni di attività di avvocato, Milio si appresta a denunciare penalmente il giudice "incapace" davanti alla procura della Repubblica di Roma.
Ottava "puntata" Anno IV - n. 4 2001
7. Consulta, è ora di voltare pagina. Il VeLino anticipa il testo della rubrica Tazebao che sarà pubblicato nel numero di Panorama in edicola domani. Il nostro direttore Lino Jannuzzi riprende la questione della permanenza alla Corte costituzionale di Fernanda Contri, il giudice privo dei requisiti necessari per farne parte. È un peccato che lelezione a presidente della Corte costituzionale di un uomo come Cesare Ruperto ("Persona di grande spessore dottrinale, sui suoi libri si sono formate schiere di giuristi, magistrati, avvocati" hanno dichiarato anche esponenti di diverso orientamento ideologico, culturale e politico) possa apparire inquinata, e senza colpa delleletto, dal voto determinante di un "incapace", come tra gli addetti ai lavori viene definito chi partecipa di un consesso pur non avendo i requisiti richiesti dalla norma per farne parte. Ruperto è stato eletto di stretta misura, sette voti contro sei: "Viviamo in democrazia" ha detto appena eletto "e in democrazia anche un solo voto basta". Ma tra i suoi sette voti ce nè uno, quello di Fernanda Contri, che non basta come non bastavano i titoli che questa signora vantava quando il presidente della Repubblica, che era Oscar Luigi Scalfaro, la nominò membro della Consulta.
"I giudici della Corte costituzionale" recita larticolo 135 della Costituzione "sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria e amministrativa, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio". Fernanda Contri, che fu nominata da Scalfaro il 4 novembre 1996, risulta iscritta allOrdine degli avvocati di Genova il 19 dicembre 1976. Il 20 febbraio del 1986, su sua richiesta, fu cancellata dallalbo per essere nominata dal Parlamento membro del Consiglio superiore della magistratura e fu poi di nuovo iscritta il 30 luglio 1990 dallOrdine degli avvocati. Pertanto, alla data in cui Scalfaro la nominò, Contri aveva esercitato da avvocato esattamente 14 anni, dieci mesi e 15 giorni: per arrivare a 20 anni previsti dalla Costituzione per la nomina a giudice della Consulta le mancavano 4 anni e 45 giorni. E anche se, al momento della nomina, avessero voluto considerare "equipollenti" allesercizio dellavvocatura i quattro anni da lei passati al CSM, e sarebbe già una stranezza senza precedenti, le mancherebbero comunque 45 giorni: un vizio di nomina che basta e avanza per sanzionarne l"incapacità" a far parte della Consulta e, conseguenza ultima di venerdì 5 gennaio scorso, a votare per il presidente e determinare lelezione di Ruperto. Ma a questo punto lo scandalo non è di oggi e dellelezione di Ruperto, e non è nemmeno più di Contri (che peraltro è recidiva perché, a conti fatti, le mancavano anche i titoli, 15 anni di avvocatura, per essere eletta al Csm: il 6 marzo del 1986 aveva esercitato da avvocato soltanto per nove anni, due mesi e 17 giorni). Lo scandalo è del silenzio imbarazzato e ipocrita delle massime istituzioni della Repubblica, il ministro della Giustizia, il presidente del Consiglio e il governo tutto, i presidenti del Senato e della Camera dei deputati, il presidente della Repubblica (quello in carica e quello precedente), oltre che lo stesso Csm e gli stessi membri della Consulta. Perché questa storia si conosce da tempo, se ne cominciò a mormorare quando la Corte cancellò con un colpo solo 15 referendum proposti dai radicali, se ne parlò fuori dai denti al momento della elezione del precedente presidente Cesare Mirabelli nel febbraio dellanno scorso, fu documentata con le cifre e le date dallinchiesta giornalistica del VeLino immediatamente dopo, e certificata dalla nota ufficiale diramata dal consiglio dellOrdine degli avvocati di Genova, riunitosi per loccasione nel mese di aprile. Seguirono interrogazioni e interpellanze di senatori e di deputati, e una lettera aperta firmata da 48 parlamentari (33 senatori e 15 deputati) al presidente della Consulta, e iniziative dei radicali anche in Europa, fino a che, nel novembre scorso, avvicinandosi la data per lelezione del nuovo presidente, il senatore Piero Milio, non riuscendo a ottenere risposta attraverso i canali istituzionali, ha fatto notificare un "atto di accesso" al segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni, e al presidente facente funzioni della Consulta per ottenere la documentazione ufficiale dei titoli presentati da Contri allatto della nomina. Gifuni ha risposto che ogni informazione non può che essere data dagli uffici della Consulta (ma Scalfaro quando firmò la nomina non esaminò i documenti?) e il segretario della Corte ha invitato il senatore a rivolgersi agli albi professionali (e la Corte non lo fece?). Non resta che augurarsi che il nuovo presidente, un "magistrato di spessore", formale e pignolo, come Cesare Ruperto, anche in vista dei delicati nodi che la Corte dovrà sciogliere a breve, faccia chiarezza e pulizia.
Anno IV - n. 4 2001
7. Consulta tre: contro la Contri denuncia penale. Sullaffarire Contri cè da registrare unaltra iniziativa del senatore radicale Pietro Milio. Dopo che il segretario generale della Consulta, Pasquale Ciccolo, si è rifiutato di esibirgli copia dei titoli presentati dal giudice costituzionale Fernanda Contri per dimostrare di essere in possesso dei requisiti richiesti dallarticolo 135 della Carta costituzionale, Milio si rivolgerà alla procura della Repubblica di Roma e non al Tar del Lazio. Il segretario generale infatti, nel rifiutare la richiesta, ha aggiunto (e ciò per Milio cambia parecchie cose) che per verificare la legittimità o meno dei titoli del giudice Contri è sufficiente rivolgersi allordine degli avvocati di Genova. E siccome lordine genovese ha già chiarito anche al VeLino che lavvocato Contri, nel 1996, allepoca della sua nomina a giudice costituzionale, non aveva ancora raggiunto i venti anni di attività di avvocato, Milio si appresta a denunciare penalmente il giudice "incapace" davanti alla procura della Repubblica di Roma.
Settima "puntata"
Sesta "puntata"
Anche alla Consulta chiedono alla Contri di farsi da parte. Alcuni giudici della Corte costituzionale, fra i quali Cesare Ruperto e Annibale Marini, da qualche settimana vanno ripetendo, dentro e fuori la Consulta, che l illegittima elezione della Contri a giudice costituzionale non si può più tenere nascosta. L imbarazzo è cresciuto ulteriormente in questi ultimi giorni perché è giunta al segretario generale della Corte, Pasquale Ciccolo, una richiesta di accesso ai documenti presentati nel 96 dalla Contri per dimostrare di avere i titoli necessari alla nomina a giudice costituzionale. La richiesta è stata notificata dal senatore Piero Milio della Lista Pannella dopo l accertamento, fatto dal VeLino e dall Ordine degli avvocati di Genova (al quale era iscritta Fernanda Contri), che provava l illegittimità della nomina voluta dall allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. La stessa richiesta è stata inviata da Milio al segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni. Secondo i due giudici costituzionali, la segreteria generale della Corte non può più esimersi, a questo punto, dal mettere a disposizione i "titoli" della Contri, perché la richiesta di Milio è corretta sotto ogni aspetto. Un rifiuto eventuale - sostengono sempre alcuni giudici della Consulta - sarebbe comunque impugnabile davanti al Tar e in materia, pur non essendoci precedenti analoghi, i tribunali amministrativi regionali ammetterebbero di sicuro l accesso a tutti i documenti in base ai quali è stata nominata la Contri. Gli stessi giudici, che in questi giorni hanno palesato il proprio disagio sulla questione, non hanno esitato a chiedere alla collega di farsi da parte. Anche perché, e questo è uno dei motivi per i quali le polemiche interne stanno venendo alla luce, nelle prossime settimane i giudici eleggeranno il nuovo presidente e vicepresidente della Corte: non vogliono rischiare che il voto della Contri, macchiato di illegittimità, risulti decisivo come è stato per le ultime elezioni. Per fermare le polemiche a nulla è servito il fronte, formato da Scalfaro, Giuliano Amato, Gifuni e Salvo Andò, che continua a difendere la Contri e a sostenere che la verifica sui suoi "titoli", eseguita al momento dell insediamento, non è più riproponibile e che pertanto la Corte deve rifiutarne perfino la pubblicazione. Milio, comunque, ha dato tempo fino al 21 dicembre (quando scadranno i trenta giorni previsti dalla legge come termine per una risposta al diritto di accesso): la segreteria generale del Quirinale e quella della Corte dovranno entro quella data dargli una risposta. In caso contrario, ha anticipato, si rivolgerà al tribunale amministrativo. E non esclude altre iniziative legali.
il VeLino
Quinta "puntata"...
Quarta "puntata"