Meglio ognuno con la propria rendita individuale
e personalizzata, così come è stato in grado di costruirsela, con mezzi liberali,
legali ed economici, percependo la rendita all'età che deciderà senza
subire obbligazioni, svolgendo più lavori diversi, senza doverne rendere
conto a chicchessia, e con la facoltà di agire alle variabili impreviste
dell'economia. Laddove la Politica non provveda costruendo una Vera Società
Liberale, il Cittadino ha il naturale diritto-dovere dell'Autotutela, usando
i mezzi per difendersi e garantirsi dagli "imprevisti della vita" che
oggi sono prevedibili fintanto che pretendeiamo di restare con un piede
nella Nuova Europa ed un altro nella Vecchia Italia.... dimenticando che non
è lo Stato ad essere padrone del Cittadino, ma è il Cittadino il vero e unico
Padrone dello Stato.
Falcone: I magistrasti si guardino
dal C.S.M. cinghia di trasmissione....
di Giacomo Borrione
Convegno di Assisi sul CSM del
C.N.G.
Un caldo ringraziamento va a tutti gli
illustri personaggi che hanno avuto la bontà di rispondere al richiamo del
Comitato Nazionale per la Giustizia per venire a dibattere un problema tanto
delicato quanto determinante per la giustizia italiana.
Giovanni Falcone,
già nel maggio 1990, avvertiva: «Il CSM è diventato, anziché organo di autogoverno e garante dell'autonomia della magistratura,
una struttura da cui il magistrato si deve guardare...
con le correnti trasformate in cinghia di trasmissione della lotta
politica».
Oggi discutiamo del Consiglio Superiore
della Magistratura secondo l'angolo visuale, tutto costituzionale, della indipendenza
dei magistrati. È perché è l'indipendenza del magistrato che dobbiamo riottenere
e preservare, che il Comitato Nazionale per la Giustizia fa precedere ogni
sua iniziativa da questa frase: «CI SONO DEI GIUDICI A BERLINO!». Una frase
che esalta la funzione del Magistrato, colui che è capace di tutelare il diritto
del cittadino anche contro il sovrano assoluto di uno stato.
Perché quando la Magistratura è indipendente la società è sana. Oggi non vi
sono più sovrani, il solo sovrano riconosciuto è il popolo, in nome del quale
si amministra la giustizia. Sembra allora che l'indipendenza sia assicurata
per virtù propria, solo per forza di legge, ma non è così. Ora, l'indipendenza
della magistratura deve essere garantita, ma deve essere garantita al singolo
magistrato che giudica, non al Consiglio Superiore della Magistratura, quando
questo si comporta come un soggetto politico. Anzi, così come stanno le cose,
il Consiglio Superiore della Magistratura, finisce per essere l'elemento compressivo,
il motivo di distorsione di questa indipendenza che finisce inevitabilmente
per comprimere la terzietà del giudice, perché, può decidere le carriere dei
magistrati come vuole, se è arbitro dell'esito di un procedimento disciplinare
o se può stabilire a chi assegnare gli incarichi dirigenziali. Ed allora è
legittimo porsi alcune domande: può essere terzo un giudice che è legato da
spirito di colleganza con una delle parti? Può essere terzo un giudice quando
la sua carriera può dipendere da una decisione presa contro un pubblico ministero
che potrebbe trovarsi, domani, ad essere componente del CSM e, quindi, con
il potere di determinare la sorte di incarichi dirigenziali o di procedimenti
disciplinari? Credo sia facile comprendere che, rebus sic stantibus, se non
sei amico di chi determina la tua carriera e di chi copre i tuoi eventuali
errori e manchevolezze, non hai, ovviamente, alcuna possibilità di sviluppo
futuro e, quindi, devi necessariamente adeguarti alla atmosfera dominante.
È dunque palese, anche a chi non è addetto ai lavori, che il giudice, che
voglia arrivare a sviluppare una sua carriera dirigenziale, possa essere tentato
di seguire pedissequamente, al di la della propria impostazione morale, le
direttive politiche date dalle correnti dominanti il CSM, specie quando fosse
consapevole che ogni censura al suo comportamento, oltre che essere letta
come un attentato alla indipendenza della magistratura, sarebbe giudicata
proprio da quei colleghi che il suo censurabile comportamento hanno determinato.
Giovanni Falcone, già nel maggio 1990,
avvertiva: «Il CSM è diventato,
anziché organo di autogoverno e garante dell'autonomia
della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare... con le correnti trasformate in cinghia di trasmissione
della lotta politica». Ma Falcone non poteva immaginare che la sua
osservazione poteva giungere a spingere i propri effetti oltre ogni immaginazione,
complice la scoperta della possibilità di esercitare un potere senza limiti
supportato dalla stampa e dall'opinione pubblica giustizialista. La riforma
del CSM, come premessa di un ritorno alla civiltà giuridica ed al dettato
costituzionale, e, dall'altro, necessario contrappeso all'unico potere dello
stato senza controllo, la Reintroduzione dell'immunità parlamentare, principio
basilare dell'architettura liberaldemocratica, nonché passaggio fondamentale
per scongiurare rinnovate tentazioni di usare lo strumento giudiziario con
finalità politiche. È per questo che, quale presidente del Comitato Nazionale
per la Giustizia, su conforme delibera del Consiglio di Amministrazione, da
questa sede, annuncio oggi, ufficialmente, la imminente proposta di un disegno
di legge di iniziativa popolare tendente al ripristino della immunità parlamentare,
con la reintroduzione dell'autorizzazione a procedere, come ogni parlamento,
dal 1213 in poi, ha sempre avuto. Tutti gli iscritti ed i simpatizzanti, ivi
compresi le oltre cento associazioni che compongono i comitati per le libertà,
presieduti nel mondo da Bukovskij, ed in Italia dal Prof. Antiseri, cui il
Comitato Nazionale per la Giustizia aderisce, sono organizzativamente impegnati
alla raccolta delle almeno 50.000 firme necessarie.
Giacomo Borrione presidente Comitato Nazionale per la
Giustizia.
Amici delle 2
Sicilie, Gesù!
Ma che sta succedendo al Risorgimento?!
Lettera aperta al presidente Ciampi di Sebastiano Gernone
L'amico e Compatriota
Sebastiano Gernone ha fatto pervenire a questa Rete la nota, allegata al
presente messaggio, diretta al Presidente della Repubblica Italiana, con
la preghiera di darne la massima diffusione.
Sicuramente gli argomenti affrontati fanno parte di tutto il castello di
menzogne che da 142 anni infangano e mortificano la nostra Storia e la nostra
Gente. Ad ognuno di noi il compito di estrarre e divulgare la verità abbattendo,
appunto, in ogni sede, anche istituzionale, le barricate della mitologia
sabaudo-risorgimentale che fanno solo male alla democrazia repubblicana.
Cap. Alessandro Romano.
Fortezza Virtuale di Civitella del Tronto, LA MEDAGLIA SMEMORATA
Lettera aperta al presidente Ciampi di Sebastiano Gernone.
Gent.mo Presidente
Ciampi,
Ella in occasione della Settimana della Cultura e dell'Arte, ha conferito 15
medaglie d'oro a benemeriti, su proposta e in accordo con il ministro per
i Beni Culturali Giuliano Urbani. Tra i premiati il professor Giuseppe
Talamo, presidente dell'Istituto del Risorgimento italiano e autore di numerosi
studi su De Sanctis, Cesare Balbo, Cavour, Mazzini, De Pretis ed altri.
Il prof. Talamo, tra l'altro,
fu autore precoce di un libretto celebrativo sul Risorgimento, distribuito
nel 1961 in tutte le scuole italiane in occasione del centenario della nazione; egli
ha diretto una équipe che ha svolto il lavoro di restaurazione e riordino,
dopo oltre 20anni di chiusura, del Museo Centrale del Risorgimento nella
sua sede storica al Vittoriano Altare della Patria, sotto l'Alto Patronato
della Presidenza della Repubblica. Chi scrive partecipò il 22 novembre 2002
ad un incontro organizzato a Roma dall'Associazione Librai Italiani intitolato
"Risorgimento: un
dibattito ancora aperto".
Quel che mi sorprese nel vivace dibattito, fu l'intervento retorico
del Talamo sul Risorgimento, un intervento che ignorava del tutto studi
e ricerche pubblicate negli ultimi 40anni. Il neo- benemerito, inoltre,
affermò che l'ingresso a Napoli di Garibaldi fu "contrastato" unicamente
da colpi di cannone sparati a salve, e che il ministro dell'interno borbonico
Liborio Romano era colluso con la camorra; il tutto espresso in tono riduttivo
nei confronti dei Meridionali rispetto alle vicende del 1860.
Occorre, caro Presidente, essere corretti nell'analisi storica: Il ministro Romano, trasformista
e dagli intrecci malavitosi,
fu regista e organizzatore dell'ingresso
di Garibaldi a Napoli da lui personalmente accolto; entrò successivamente
a vele spiegate nel Parlamento italiano da importante onorevole. Gli esclusi
furono i contadini meridionali, che costituivano gran parte della popolazione
di quei tempi. Essi furono costretti forzatamente all'innovativo servizio
militare obbligatorio per 5 anni, al pagamento di nuove tasse che li immiserirono,
alla sottrazione dei diritti di pascolo e di raccogliere legna ecc.. Condizioni
che costrinsero numerose decine di migliaia di braccianti agricoli, rurali
e pastori a divenire partigiani - briganti e a scontrarsi militarmente e
con gran violenza con l'esercito italiano appena sorto. Il nuovo Comando
militare inviò nelle regioni meridionali conquistate più di 120.000 soldati
che, in stato d'assedio, fucilarono più di 20.000 meridionali, come risulta
dai dati esposti da un collaboratore degli archivi militari presente al
Convegno romano e dagli studi - indicazione statistica per difetto -del
prof. Roberto Martucci.
Al Convegno ricordai la censura a tutt'oggi
dei documenti militari sulla guerra civile definita brigantaggio, in verità
guerriglia di difesa dai conquistatori. Su quest'aspetto denunciato dagli
specialisti dal 1964 a oggi, Ella ne fu informata con
una mia lettera ripresa da varie lettere apparse sul Corriere della
Sera. Negli anni successivi moltissimi di quei contadini e i loro
figli, scampati alle rappresaglie e ai campi di prigionia, ai luoghi di
deportazione per contadini- briganti, soldati meridionali borbonici contrari
ai Savoia e renitenti alla leva, emigrarono all'estero come risulta dalla
comunanza di cognomi nei registri dei musei d'oltre oceano dedicati agli
emigrati. Per le ragioni esposte dissento, signor Presidente, dal riconoscimento
pubblico al citato studioso. Nulla di personale, tant'è che fummo rallegrati
quando Lei premiò Franco Della Peruta, l'insigne studioso del Risorgimento
che ha sempre difeso le ragioni
dei contadini-briganti, quelle denunciate da Giuseppe Ferrari in Parlamento
nel 1861, inorridito dopo il sopralluogo
che effettuò nei paesi meridionali di Pontelandolfo e Casalduni bruciati
e distrutti con i loro abitanti dai bersaglieri. Gent.mo Presidente, La invitiamo a dare il suo Alto Patronato
alla rapida informatizzazione degli archivi civili e militari dal Risorgimento
alla II guerra mondiale, per una rinnovata ricerca storiografica sulla scia
degli archivi del Senato e della Camera. La Patria è fatta anche di un sentimento profondo
che rispetta le complesse vicende della Storia.
Noi meridionali l'abbiamo già
compreso. Cordiali saluti. Sebastiano Gernone.
I Teatri di Vicenza "Privatizzati" dai Contribuenti
Ovvero: La Ferrari c'è ma manca la benzina e la patente
di Toni Caressanti
C'era una volta
il Santa Chiara. Un teatro Storico per la città di Vicenza. All'ingresso
c'era una lapide che ricordava il debutto del grande tenore Aureliano Pertile.
Oltre 600 posti. Ora è stato abbattuto senza che nessuna voce si alzasse
per difenderlo. Quando i rappresentanti di una città non intervengono per
salvare dalla condanna a morte uno spazio come quello, quando il Profitto
prevale sulla cultura vuol dire che vige la barbarie. Ma quanti spazi teatrali
esistono a Vicenza luoghi in cui spettacoli e cultura potrebbero essere
decentrati? Eccoli: 1.Teatro delle Maddalene 2 San Giuseppe 3. San Lazzaro
4. di S. Agostino 5. Spazio dei Ferrovieri 6.Teatro di Polegge 7. di Bertesina
8. di Bertesinella 9. di Debba 10. di Campedello 11.Auditorium chiesa S.
Croce Bigolina 12.Teatro di Longara 13. Araceli 14. di Ospedaletto 15. di
Anconetta 16. San Marco 17. Astra.
A parte San Marco e Astra tutti gli altri si sarebbero potuti rendere agibili
e, con una convenzione attraverso il Comune, utilizzabili per la Cultura
Teatrale nei quartieri ognuno almeno per una decina di serate l'anno. NULLA!!!
Per contro si pensa di costruire un monumento Faraonico per cui nessuno
ci ha detto come e da chi sarà gestito. Sappiamo che ormai la gestione teatrale
dell'Olimpico è un fatto che riguarda i Privati e che da anni la gestione
del teatro Astra è fatto che riguarda i Privati. Il Nuovo erigendo Teatro
subirà la stessa sorte? E allora che cosa se ne faranno i cittadini? E allora
perchè spendere il denaro dei cittadini? Per fare un altro regalo ai Privati?
Un settimanale Vicentino ha annunciato i tagli del comune alle manifestazioni
estive. Motivo: il denaro scarseggia! Ed è qui il motivo del nostro allarme.
Se non ci sono soldi per mandare avanti una ormai radicata tradizione estiva
negli spazi dei chiostri di Santa Corona, che ce ne faremo del Nuovo Teatro?
Ma davvero vogliamo comprarci la Ferrari senza avere né patente per guidarla
né soldi per la benzina?
E che cosa ci vedremo nel nuovo teatro? Vedremo solo Mishima o i suoi derivati?
Vedremo esibirsi Roberto Floreani, collaboratore stretto dell'assessore
Arrigo Abalti (AN), tanto narcisista quanto incapace di stare sulla scena?
Vedremo ancora Floreani estendere in modo tentacolare tutte le sue braccia
nelle casse pubbliche ad attingere moneta di tutti per soddisfare il proprio
privato esibizionismo? Ma come fanno questi personaggi ad avere sempre a
disposizione i soldi della città anche se producono spettacoli Imbarazzanti.
Oppure, come sta già succedendo, potremo sentire altri camerati, stretti
collaboratori dell'assessore Arrigo Abalti ai quali -estromettendo tutti
gli altri- ha demandato d'autorità il compito di spiegare ai cittadini cosa
sia e come si faccia il teatro? Ai quali Abalti ha generosamente elargito
gli spazi per la sede, gli allacciamenti, luce acqua, riscaldamento. Tutto
sempre a carico dei cittadini. Ovviamente! In questo Nuovo Teatro si farà
cultura valorizzando Tutte le forze locali oppure ci sarà l'utilizzo privilegiato
per teatranti di Parte? Si importerà cultura ad alto prezzo o la si produrrà
in loco dando spazio alle idee di tutti? E come si costruiranno gli spettatori?
Con gli spettacoli della Piccionaia che prendono Pirandello, lo massacrano
e poi mostrano il massacro alle scuole dimenticando ciò che Pirandello ha
scritto?
A Vicenza ci vuole qualcuno che Tuteli Pirandello dalle violenze che si
fanno all'opera di un Premio Nobel.
Ci vuole qualcuno che protegga Mishima dagli attacchi di spada Tai Chi di
Floreani e da Tutti i suoi Tentacoli.
Ci vuole qualcuno che protegga il teatro dall'avidità di chi ha diffuso
per la città un preoccupante odore di olio di ricino!
E perché mai questi privilegiati, che usano spazi e soldi pubblici non danno
qualcosa in cambio offrendo gratis alla città manifestazioni per i chiostri
di Santa Corona? Sarà uno spazio i cui costi sono suddivisi tra Tutti i
cittadini, ma chi potrà usufruirne saranno i soliti pochi privilegiati.
Lorsignori invece hanno già cominciato ad erigere il Monumento al loro esibizionismo,
alla loro arroganza, al loro narcisismo fatuo ed irritante, facendolo pagare
a NOI! Facendolo pagare a chi non se lo può permettere.
E' una VIOLENZA. Vicenza, Toni Caressanti.