La Banca ti sbanca. la Banca ti soffoca e ti mette nelle mani degli usurai
di Mario Menghetti
Proteste e sit-in davanti alla sede di Bankitalia «Ci spingono verso i racket della camorra»
Usura
, le banche sotto accusa. Le associazioni: il sistema del recupero crediti ci soffoca

ROMA - «La Banca ti sbanca», «la Banca ti soffoca». Due slogan per evidenziare una grande piaga: l'usura. E puntare l'indice contro gli istituti di credito: «Sono loro a dare la prima spinta - era il coro unanime - spesso senza ritorno, verso i racket gestiti da camorra e ’ndrangheta e a farti entrare così in un inferno fatto di ricatti, minacce e aggressioni fisiche». Il grido d'allarme arriva dal Forum delle Associazioni Antiusura (Airp, Codici e Protestati), che ha organizzato una manifestazione di protesta per le vie della capitale fino davanti alla sede centrale della Banca d'Italia, in via Nazionale. La loro tesi: le banche soffocano imprenditori e cittadini con un sistema di recupero crediti che penalizza gli insolventi, consegnandoli di fatto nelle mani degli usurai e non dando aiuto a chi voglia sfuggire dalle mani degli strozzini. Cartelli e slogan, un migliaio di persone giunte da tutt'Italia. «Siamo il popolo dei morti viventi - sottolineava Italo Santarelli, presidente dell'Airp - In Italia chi fallisce smette di vivere». Sono sempre di più. Nel 2001, nella sola Roma, ci sono stati 1.377 fallimenti, 1.444 l'anno scorso. Con una chiara tendenza al rialzo. Se si passa ad analizzare le cifre dei protestati, il fenomeno si allarga ancora più a macchia d'olio: 12 milioni a livello nazionale, 1.000.000 e 300.000 nel Lazio (al terzo posto dietro Sicilia e Campania), 900.000 dentro i confini della capitale.
Secondo il Forum Antiusura il dato che rende più evidente il dramma che vivono molte famiglie italiane è delle esecuzioni immobiliari. La vendita all'asta, «quasi sempre a prezzi irrisori» urlano i manifestanti, di tutto ciò che possiede un imprenditore o un commerciante che fallisce. Attualmente sono circa 2.000.000 in via di definizione a livello nazionale, 500.000 nella sola Roma. Circa il 90% delle esecuzioni avviene su iniziativa delle banche. Il Forum ha deciso di scendere in piazza, quindi, per riaffermare la «funzione sociale del risparmio» e chiedere una modifica delle norme che dia ossigeno alle vittime dell'usura cancellando i «marchi d'infamia» delle iscrizioni nelle liste dei protestati e permettendo di ottenere nuovi crediti. Una delegazione dei manifestanti ha incontrato prima il capo della segreteria del Governatore della Banca d'Italia Fazio, è stata ricevuta da Monaco 
Commissario antiracket del governo. Si è parlato della proposta di legge per la riabilitazione delle vittime dell'usura dichiarate fallite, del comportamento delle banche quando un imprenditore è in difficoltà. «E' inammissibile che il credito non conceda aiuti per il reintegro nell'economia delle vittime dell'usura» ha precisato Laurenzano dell'Associazione Codici. Il presidente dell'Associazione Protestati d'Italia, Cappelletti, ha denunciato l'esistenza di «tre cupole, le centrali rischi Ctc, Crif ed Experian, che regolano il mercato del credito al consumo». Le banche dati di questi istituti, ha spiegato Cappelletti, contengono i nomi dei cattivi pagatori" ai quali viene negato il credito, «ma non vengono aggiornate in tempo reale riabilitando chi si è messo in regola». Santarelli appare deciso: «Siamo pronti a scendere di nuovo in piazza se dovessimo capire che siamo stati presi in giro. Non chiediamo la luna, ma solo che siano riabilitati e riammessi al credito i protestati, in particolare le vittime dell'usura, che si sono rimessi in regola, ma che per le banche restano cittadini di serie B». Mario Menghetti.

Riforme, Pensioni & Co il Cittadino vero e unico Padrone dello Stato
di Francesco Martin
 
Una delle tante sfide che i sistemi politico-economici "postmoderni", spesso passati oltre la modernità senza averla prima conseguita, radicata e distribuita ai popoli, è la sostenibilità delle strutture di welfare le cui colonne portanti sono la Sanità e le Pensioni pubbliche, intese come offerte finora, per esclusivo monopolio dello Stato che sulle promesse contrattuali, i servizi offerti e l'equa gestione degli stessi, ha costruito la parte maggiore della sua trascorsa credibilità istituzionale. Legati a corda doppia sono le Istituzioni, la volontà che dovrebbe essere del popolo, attraverso le Leggi, la Burocrazia conseguente e il mezzo fiscale che preleva la quantità di risorse per far funzionare la macchina pubblica. L'intero edificio poggia su un solo fondamento: la capacità dell'Economia di creare ricchezza, con una catena simbiotica di imprenditorialità, lavoro, inventiva e gestione intelligente delle risorse, considerando le realtà locali e tenendo conto del confronto globale con tutte le possibili variabili. Per poter prosperare ed offrire plurime occasioni e opportunità a quante più persone possibile, l'Habitat dello Sviluppo necessita di massima Libertà. Ma non può esistere vera Libertà in assenza di Indipendenza. Significa avere le possibilità di costruire da sè le premesse per la garanzia economica del proprio presente e futuro senza condizionamenti esterni provocati da obsolete burocrazie, senza trovare semafori rossi imposti da un sistema di leggi che si pone ai confini della realtà sul cammino che porta alla evoluzione e trasformazione del mondo, in atto, e viene poco percepito da una politica economica che guarda con nostalgia alle "glorie del passato". La chiave di volta che apre le porte di un Futuro sostenibile è la Libertà del Cittadino di poter agire nella società che egli crea, migliora e accresce, senza più vincoli, ostacoli e semafori rossi ad ogni tentativo di creare da sè le premesse economiche della propria ricchezza. Così come un Imprenditore dovrebbe essere libero di esercitare qualunque attività economica opportuna per il proprio benessere, così qualunque Lavoratore, senza eccezioni, dovrebbe essere libero di accrescere con qualunque mezzo economico lecito il proprio tenore di vita al fine di accedere ad una vecchiaia tranquilla e serena. Necessaria è in primis la riforma di tutta la Pubblica Amministrazione, che deve diventare snella, sburocratizzata e poco costosa, finalizzata solo alla gestione di servizi di reale utilità pubblica non demandabile altrimenti a gestioni private. Tale Riforma dovrebbe essere disposta tecnicamente e politicamente dall'esterno, in quanto, delegare alle stesse Amministrazioni la facoltà di "riformarsi da sè", comporta solo piccoli e poco utili mutamenti di facciata, mentre la vecchia burocrazia ipertrofica rimane pressochè costante. Meno denaro impegnato per mantenere multiple pubbliche strutture significa per il Cittadino subire minore imposizione fiscale e poter aumentare i consumi, incrementendo l'economia e i posti di lavoro, portando il reddito individuale alla media europea ed oltre, recuperando così la notevole quantità di denaro necessaria a mantenere un adeguato tenore di vita e allo stesso tempo costruire una futura rendita vitalizia che non sia da miserabili. Pensioni eguali per tutti, con un grande numero di anni di contribuzione e pochi euro in tasca da vecchi?
No, Grazie.
Meglio ognuno con la propria rendita individuale e personalizzata, così come è stato in grado di costruirsela, con mezzi liberali, legali ed  economici, percependo la rendita all'età che deciderà senza subire obbligazioni, svolgendo più lavori diversi, senza doverne rendere conto a chicchessia, e con la facoltà di agire alle variabili impreviste dell'economia. Laddove la Politica non provveda costruendo una Vera Società Liberale, il Cittadino ha il naturale diritto-dovere dell'Autotutela, usando i mezzi per difendersi e garantirsi dagli "imprevisti della vita" che  oggi sono prevedibili fintanto che pretendeiamo di restare con un piede nella Nuova Europa ed un altro nella Vecchia Italia.... dimenticando che non è lo Stato ad essere padrone del Cittadino, ma è il Cittadino il vero e unico Padrone dello Stato.
 
Falcone: I magistrasti si guardino dal C.S.M. cinghia di trasmissione....
di Giacomo Borrione
Convegno di Assisi sul CSM del C.N.G.
 
Un caldo ringraziamento va a tutti gli illustri personaggi che hanno avuto la bontà di rispondere al richiamo del Comitato Nazionale per la Giustizia per venire a dibattere un problema tanto delicato quanto determinante per la giustizia italiana.
Giovanni Falcone, già nel maggio 1990, avvertiva: «Il CSM è diventato, anziché organo di autogoverno e garante dell'autonomia della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare... con le correnti trasformate in cinghia di trasmissione della lotta politica».
Oggi discutiamo del Consiglio Superiore della Magistratura secondo l'angolo visuale, tutto costituzionale, della indipendenza dei magistrati. È perché è l'indipendenza del magistrato che dobbiamo riottenere e preservare, che il Comitato Nazionale per la Giustizia fa precedere ogni sua iniziativa da questa frase: «CI SONO DEI GIUDICI A BERLINO!». Una frase che esalta la funzione del Magistrato, colui che è capace di tutelare il diritto del cittadino anche contro il sovrano assoluto di uno stato.
Perché quando la Magistratura è indipendente la società è sana. Oggi non vi sono più sovrani, il solo sovrano riconosciuto è il popolo, in nome del quale si amministra la giustizia. Sembra allora che l'indipendenza sia assicurata per virtù propria, solo per forza di legge, ma non è così. Ora, l'indipendenza della magistratura deve essere garantita, ma deve essere garantita al singolo magistrato che giudica, non al Consiglio Superiore della Magistratura, quando questo si comporta come un soggetto politico. Anzi, così come stanno le cose, il Consiglio Superiore della Magistratura, finisce per essere l'elemento compressivo, il motivo di distorsione di questa indipendenza che finisce inevitabilmente per comprimere la terzietà del giudice, perché, può decidere le carriere dei magistrati come vuole, se è arbitro dell'esito di un procedimento disciplinare o se può stabilire a chi assegnare gli incarichi dirigenziali. Ed allora è legittimo porsi alcune domande: può essere terzo un giudice che è legato da spirito di colleganza con una delle parti? Può essere terzo un giudice quando la sua carriera può dipendere da una decisione presa contro un pubblico ministero che potrebbe trovarsi, domani, ad essere componente del CSM e, quindi, con il potere di determinare la sorte di incarichi dirigenziali o di procedimenti disciplinari? Credo sia facile comprendere che, rebus sic stantibus, se non sei amico di chi determina la tua carriera e di chi copre i tuoi eventuali errori e manchevolezze, non hai, ovviamente, alcuna possibilità di sviluppo futuro e, quindi, devi necessariamente adeguarti alla atmosfera dominante. È dunque palese, anche a chi non è addetto ai lavori, che il giudice, che voglia arrivare a sviluppare una sua carriera dirigenziale, possa essere tentato di seguire pedissequamente, al di la della propria impostazione morale, le direttive politiche date dalle correnti dominanti il CSM, specie quando fosse consapevole che ogni censura al suo comportamento, oltre che essere letta come un attentato alla indipendenza della magistratura, sarebbe giudicata proprio da quei colleghi che il suo censurabile comportamento hanno determinato. Giovanni Falcone, già nel maggio 1990, avvertiva: «Il CSM è diventato, anziché organo di autogoverno e garante dell'autonomia della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare... con le correnti trasformate in cinghia di trasmissione della lotta politica». Ma Falcone non poteva immaginare che la sua osservazione poteva giungere a spingere i propri effetti oltre ogni immaginazione, complice la scoperta della possibilità di esercitare un potere senza limiti supportato dalla stampa e dall'opinione pubblica giustizialista. La riforma del CSM, come premessa di un ritorno alla civiltà giuridica ed al dettato costituzionale, e, dall'altro, necessario contrappeso all'unico potere dello stato senza controllo, la Reintroduzione dell'immunità parlamentare, principio basilare dell'architettura liberaldemocratica, nonché passaggio fondamentale per scongiurare rinnovate tentazioni di usare lo strumento giudiziario con finalità politiche. È per questo che, quale presidente del Comitato Nazionale per la Giustizia, su conforme delibera del Consiglio di Amministrazione, da questa sede, annuncio oggi, ufficialmente, la imminente proposta di un disegno di legge di iniziativa popolare tendente al ripristino della immunità parlamentare, con la reintroduzione dell'autorizzazione a procedere, come ogni parlamento, dal 1213 in poi, ha sempre avuto. Tutti gli iscritti ed i simpatizzanti, ivi compresi le oltre cento associazioni che compongono i comitati per le libertà, presieduti nel mondo da Bukovskij, ed in Italia dal Prof. Antiseri, cui il Comitato Nazionale per la Giustizia aderisce, sono organizzativamente impegnati alla raccolta delle almeno 50.000 firme necessarie.
Giacomo Borrione presidente Comitato Nazionale per la Giustizia.
 
Amici delle 2 Sicilie, Gesù! Ma che sta succedendo al Risorgimento?!
Lettera aperta al presidente Ciampi di Sebastiano Gernone
L'amico e Compatriota Sebastiano Gernone ha fatto pervenire a questa Rete la nota, allegata al presente messaggio, diretta al Presidente della Repubblica Italiana, con la preghiera di darne la massima diffusione.
Sicuramente gli argomenti affrontati fanno parte di tutto il castello di menzogne che da 142 anni infangano e mortificano la nostra Storia e la nostra Gente. Ad ognuno di noi il compito di estrarre e divulgare la verità abbattendo, appunto, in ogni sede, anche istituzionale, le barricate della mitologia sabaudo-risorgimentale che fanno solo male alla democrazia repubblicana.  
Cap. Alessandro Romano.
Fortezza Virtuale di Civitella del Tronto, LA MEDAGLIA SMEMORATA
Lettera aperta al presidente Ciampi di Sebastiano Gernone.
Gent.mo Presidente Ciampi,
Ella in occasione della Settimana della Cultura e dell'Arte, ha conferito 15 medaglie d'oro a benemeriti, su proposta e in accordo con il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani. Tra i premiati il professor Giuseppe Talamo, presidente dell'Istituto del Risorgimento italiano e autore di numerosi studi su De Sanctis, Cesare Balbo, Cavour, Mazzini, De Pretis ed altri.
Il prof. Talamo, tra l'altro, fu autore precoce di un libretto celebrativo sul Risorgimento, distribuito nel 1961 in tutte le scuole italiane in occasione del centenario della nazione; egli ha diretto una équipe che ha svolto il lavoro di restaurazione e riordino, dopo oltre 20anni di chiusura, del Museo Centrale del Risorgimento nella sua sede storica al Vittoriano Altare della Patria, sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Chi scrive partecipò il 22 novembre 2002 ad un incontro organizzato a Roma dall'Associazione Librai Italiani intitolato "Risorgimento: un dibattito ancora aperto".
Quel che mi sorprese nel vivace dibattito, fu l'intervento retorico del Talamo sul Risorgimento, un intervento che ignorava del tutto studi e ricerche pubblicate negli ultimi 40anni. Il neo- benemerito, inoltre, affermò che l'ingresso a Napoli di Garibaldi fu "contrastato" unicamente da colpi di cannone sparati a salve, e che il ministro dell'interno borbonico Liborio Romano era colluso con la camorra; il tutto espresso in tono riduttivo nei confronti dei Meridionali rispetto alle vicende del 1860.
Occorre, caro Presidente, essere corretti nell'analisi storica: 
Il ministro Romano, trasformista e dagli intrecci malavitosi,
fu regista e organizzatore dell'ingresso di Garibaldi a Napoli da lui personalmente accolto; entrò successivamente a vele spiegate nel Parlamento italiano da importante onorevole. Gli esclusi furono i contadini meridionali, che costituivano gran parte della popolazione di quei tempi. Essi furono costretti forzatamente all'innovativo servizio militare obbligatorio per 5 anni, al pagamento di nuove tasse che li immiserirono, alla sottrazione dei diritti di pascolo e di raccogliere legna ecc.. Condizioni che costrinsero numerose decine di migliaia di braccianti agricoli, rurali e pastori a divenire partigiani - briganti e a scontrarsi militarmente e con gran violenza con l'esercito italiano appena sorto. Il nuovo Comando militare inviò nelle regioni meridionali conquistate più di 120.000 soldati che, in stato d'assedio, fucilarono più di 20.000 meridionali, come risulta dai dati esposti da un collaboratore degli archivi militari presente al Convegno romano e dagli studi - indicazione statistica per difetto -del prof. Roberto Martucci.
Al Convegno ricordai la censura a tutt'oggi dei documenti militari sulla guerra civile definita brigantaggio, in verità guerriglia di difesa dai conquistatori. Su quest'aspetto denunciato dagli specialisti dal 1964 a oggi, Ella ne fu informata con una mia lettera ripresa da varie lettere apparse sul Corriere della Sera. Negli anni successivi moltissimi di quei contadini e i loro figli, scampati alle rappresaglie e ai campi di prigionia, ai luoghi di deportazione per contadini- briganti, soldati meridionali borbonici contrari ai Savoia e renitenti alla leva, emigrarono all'estero come risulta dalla comunanza di cognomi nei registri dei musei d'oltre oceano dedicati agli emigrati. Per le ragioni esposte dissento, signor Presidente, dal riconoscimento pubblico al citato studioso. Nulla di personale, tant'è che fummo rallegrati quando Lei premiò Franco Della Peruta, l'insigne studioso del Risorgimento che ha sempre difeso le ragioni dei contadini-briganti, quelle denunciate da Giuseppe Ferrari in Parlamento nel 1861, inorridito dopo il sopralluogo che effettuò nei paesi meridionali di Pontelandolfo e Casalduni bruciati e distrutti con i loro abitanti dai bersaglieri. Gent.mo Presidente, La invitiamo a dare il suo Alto Patronato alla rapida informatizzazione degli archivi civili e militari dal Risorgimento alla II guerra mondiale, per una rinnovata ricerca storiografica sulla scia degli archivi del Senato e della Camera. La Patria è fatta anche di un sentimento profondo che rispetta le complesse vicende della Storia.
Noi meridionali l'abbiamo già compreso. Cordiali saluti. Sebastiano Gernone.
 
I Teatri di Vicenza "Privatizzati" dai Contribuenti 
Ovvero: La Ferrari c'è ma manca la benzina e la patente
di Toni Caressanti
 
C'era una volta il Santa Chiara. Un teatro Storico per la città di Vicenza. All'ingresso c'era una lapide che ricordava il debutto del grande tenore Aureliano Pertile. Oltre 600 posti. Ora è stato abbattuto senza che nessuna voce si alzasse per difenderlo. Quando i rappresentanti di una città non intervengono per salvare dalla condanna a morte uno spazio come quello, quando il Profitto prevale sulla cultura vuol dire che vige la barbarie. Ma quanti spazi teatrali esistono a Vicenza luoghi in cui spettacoli e  cultura potrebbero essere decentrati? Eccoli: 1.Teatro delle Maddalene 2 San Giuseppe 3. San Lazzaro 4. di S. Agostino 5. Spazio dei Ferrovieri 6.Teatro di Polegge 7. di Bertesina 8. di Bertesinella 9. di Debba 10. di Campedello 11.Auditorium chiesa S. Croce Bigolina 12.Teatro di Longara 13. Araceli 14. di Ospedaletto 15. di Anconetta 16. San Marco 17. Astra. 
A parte San Marco e Astra tutti gli altri si sarebbero potuti rendere agibili e, con una convenzione attraverso il Comune, utilizzabili per la Cultura Teatrale nei quartieri ognuno almeno per una decina di serate l'anno. NULLA!!! Per contro si pensa di costruire un monumento Faraonico per cui nessuno ci ha detto come e da chi sarà gestito. Sappiamo che ormai la gestione teatrale dell'Olimpico è un fatto che riguarda i Privati e che da anni la gestione del teatro Astra è fatto che riguarda i Privati. Il Nuovo erigendo Teatro subirà la stessa sorte? E allora che cosa se ne faranno i cittadini? E allora perchè spendere il denaro dei cittadini? Per fare un altro regalo ai Privati? Un settimanale Vicentino ha annunciato i tagli del comune alle manifestazioni estive. Motivo: il denaro scarseggia! Ed è qui il motivo del nostro allarme. Se non ci sono soldi per mandare avanti una ormai radicata tradizione estiva negli spazi dei chiostri di Santa Corona, che ce ne faremo del Nuovo Teatro?
Ma davvero vogliamo comprarci la Ferrari senza avere né patente per guidarla né soldi per la benzina?
E che cosa ci vedremo nel nuovo teatro? Vedremo solo Mishima o i suoi derivati? Vedremo esibirsi Roberto Floreani, collaboratore stretto dell'assessore Arrigo Abalti (AN), tanto narcisista quanto incapace di stare sulla scena?
Vedremo ancora Floreani estendere in modo tentacolare tutte le sue braccia nelle casse pubbliche ad attingere moneta di tutti per soddisfare il proprio privato esibizionismo? Ma come fanno questi personaggi ad avere sempre a disposizione i soldi della città anche se producono spettacoli Imbarazzanti. Oppure, come sta già succedendo, potremo sentire altri camerati, stretti collaboratori dell'assessore Arrigo Abalti ai quali -estromettendo tutti gli altri- ha demandato d'autorità il compito di spiegare ai cittadini cosa sia e come si faccia il teatro? Ai quali Abalti ha generosamente elargito gli spazi per la sede, gli allacciamenti, luce acqua, riscaldamento. Tutto sempre a carico dei cittadini. Ovviamente! In questo Nuovo Teatro si farà cultura valorizzando Tutte le forze locali oppure ci sarà l'utilizzo privilegiato per teatranti di Parte? Si importerà cultura ad alto prezzo o la si produrrà in loco dando spazio alle idee di tutti? E come si costruiranno gli spettatori? Con gli spettacoli della Piccionaia che prendono Pirandello, lo massacrano e poi mostrano il massacro alle scuole dimenticando ciò che Pirandello ha scritto?
A Vicenza ci vuole qualcuno che Tuteli Pirandello dalle violenze che si fanno all'opera di un Premio Nobel.
Ci vuole qualcuno che protegga Mishima dagli attacchi di spada Tai Chi di Floreani e da Tutti i suoi Tentacoli.
Ci vuole qualcuno che protegga il teatro dall'avidità di chi ha diffuso per la città un preoccupante odore di olio di ricino!
E perché mai questi privilegiati, che usano spazi e soldi pubblici non danno qualcosa in cambio offrendo gratis alla città manifestazioni per i chiostri di Santa Corona? Sarà uno spazio i cui costi sono suddivisi tra Tutti i cittadini, ma chi potrà usufruirne saranno i soliti pochi privilegiati. Lorsignori invece hanno già cominciato ad erigere il Monumento al loro esibizionismo, alla loro arroganza, al loro narcisismo fatuo ed irritante, facendolo pagare a NOI! Facendolo pagare a chi non se lo può permettere.
E' una VIOLENZA. Vicenza, Toni Caressanti.