Ma che ci raccontano "Padri della Patria" e giornali?
1. Il discorso di Prodi sull'Euro? Uno sberleffo paternalistico
 
Il presidente Ue Prodi, ha esternato la sua politica dei prezzi - "Sono preoccupato dell'aumento del costo della vita per l'introduzione dell'euro: invito fortissimamente all'attenzione che si è allentata non badando ai centesimi e c'è chi ne approfitta".-Colpa e responsabilità degli aumenti "fuori-controllo" è di chi ha responsabilità di governo, locale, nazionale e comunitario.
Sarà vero che i consumatori fanno meno attenzione ai centesimi, ma i prezzi non aumentano perchè il commerciante o l'erogatore (privato e pubblico) di un servizio, "frega" sul resto, ma perchè il prodotto o il servizio costano di più.
E perchè costano di più? Probabile che ciò che impedisce a Prodi di cogliere la sistematicità di questi aumenti, non è una carenza casuale, ma voluta. Si è chiesto perchè l'Istat non risponde mai alle richieste di verifica dei suoi sistemi di raccolta e
di calcolo? Perchè il sistema non è in grado di fotografare la quotidianità: una scelta che, visti i tempi di denuncia e non risposta,
a questo punto ci pare proprio voluta.
Il discorso di Prodi a Padova, perciò, appare solo uno sberleffo paternalistico, da presunto padre della patria che chiede ai suoi patrioti di stare più attenti e di collaborare tutti al superamento del difficile momento della nuova patria.
Ma Romano Prodi si accorge di parlare a se stesso, dato che i patrioti non ci sono così come non c'è la patria?
I consumatori non sono patrioti, ma soggetti economici che, se un oggetto è fatto meglio in Giappone e costa meno,
lo preferiscono pur di fronte a qualunque offerta autarchica che dovesse servire a salvare qualcosa che sovrintendesse all'esistenza del tutto (la patria, per l'appunto). Ed è ai consumatori che bisogna parlare, non a se stessi facendo finta di comprendere i problemi: che è ciò che continua a fare Prodi.
Vincenzo Donvito presidente dell'Aduc associazione utenti e consumatori.
http://www.aduc.it  - aduc.it@aduc.it  Tel.055290606 - 0552302266.
 
Ma che ci raccontano i nostri Padri della Patria?
2. No Signor Capo dello Stato, dica pane al pane e vino al vino
 
No Signor Capo dello Stato, non condividiamo ciò che ha detto a Trieste. Le Foibe e la Risiera non sono due cose diverse, parallele ma dissimili, furono entrambe stragi razziali. Da una parte l'antisemitismo nazista, dall'altra l'anti Italianità delle bande titine. Signor Presidente ha dimenticato che nelle bande titine vi erano parecchi italiani (minuscolo) comunisti agli ordini di Mosca. Il Signor Presidente ha dimenticato che "il Migliore" si batteva per "regalare" l'Istria, Gorizia e Trieste al "grande" compagno Tito. Il Signor Presidente ha dimenticato che i primi ad entrare a Trieste furono gli slavi e i collaborizionisti comunisti italiani, i quali, insieme, fucilarono, depredarono, stuprarono i Triestini in nome di una "libertà" che era solo guerra civile, la più abietta. I morti delle Foibe non erano solamente "fascisti" erano civili, vecchi, donne, bambini che avevano la sola colpa di essere Italiani. Signor Presidente, costoro furono assassinati con la complicità di coloro che adesso prendono una pensione dallo Stato quali "liberatori". Questo non è revisionismo, è verità storica, documentata, non dai "fascisti" ma dagli Inglesi, dai
Neo Zelandesi, dagli Americani, dai veri "liberatori". San Sabba e le Foibe sono la stessa cosa: "manifestazioni di xsenofobia"
e vanno condannate senza mezzi termini. Gli assassini di persone inermi, gli streminatori in nome di una "superiorità di razza" non hanno bandiera, ne' scusanti, vanno condannati senza pietà.
Non è il numero delle vittime che fa il crimine, è il crimine stesso che condanna l'esecutore, l'assassino, il vigliacco che spara alle spalle, il falso "liberatore". Nessuna pietà per i nazisti della Risiera, nessuna pietà per gli infoibatori, entrambi sono la feccia dell'umanità. Dicendo la verità per ciò che è non si fa del "revisionismo" si dice "pane al pane e vino al vino" con buonapace dei sepolcri imbiancati di "resistenzialismo". PL. de Piccoli & Figallo. Virus.ilgiornale@iol.it
 
3., "Questa Italia, così com'è, non ci piace"
2° Meeting dei Liberali
 
A conclusione del II meeting nazionale dei liberali, Colleferro (Roma), 27 e 28 aprile, ho riassunto i lavori dell'associazione LiberalItalia, evidenziando il minimo comun denominatore dei partecipanti nella frase di Giovanni Amendola:
"Questa Italia, così com'è, non mi piace".
La maggior parte dei presenti non si ritrova con le lotte politiche per la riforma dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori, ritenendone opportuna l'abolizione, né si ritrova nelle lotte politiche per la distinzione delle funzioni tra magistratura inquirente e quella giudicante, ritenendo necessaria la distinzione delle carriere. Quindi è venuta la richiesta di dare voce e corpo alla cultura politica di Einaudi, Salvemini e Sturzo che oggi è completamente trascurata. Molto ampio il ventaglio delle posizioni politiche presenti: dai moderati ai radicali, dai riformisti socialisti ai democratici repubblicani. Interessante ed interessata è stata l'attenzione manifestata dalla vicesegretaria della Federazione dei Liberali Lucia Pignatelli, e da Silvio Simi animatore dei <liberals> che si rifanno alla vecchia esperienza di Alleanza Democratica, oltre all'interessante intervento di Adriana Pittino del PL.
Il presidente del sodalizio, Avv. Vittorio Vivona di Bergamo, ha precisato, per l'ennesima volta, che LiberalItalia non vuole essere un nuovo partito, ma il progetto si fonda sulla convinzione che è essenziale "l'impegno di tutte le formazioni politiche d'ispirazione liberale, a dialogare e a collaborare tra loro per la ricerca di quei comuni obiettivi politici ed elettorali che consentano, attraverso l'elezione di propri rappresentanti nelle istituzioni locali, nazionali ed europee, l'affermazione di politiche autenticamente liberali".
In questo quadro è riconoscibile anche la recente iniziativa per la presenza, alle prossime elezioni amministrative provinciali di Vicenza, di una lista denominata <Unione Laica> a sostegno dell'avv. Ferdinando Landi, radicale storico veneto.
Infatti la lista è composta da liberali, repubblicani, socialisti e radicali.
Giuseppe Lamedica coordinatore di <LiberalItalia>. Per informazioni
adams@libero.it 
 
4. Su Trieste e "Corrriere" condividiamo lo "stupore", o stuprore
 
Gentili amici di Virus,
Sul "Corriere" di lunedì 6 maggio, ci hanno colpito, a pag. 18, due articoli in apparenza dissimili in sostanza molto simili.
Il primo, a firma Enzo d'Errico, su Vitaliano Della Sala. Il secondo, a firma Mauro Covacich, su Trieste.
A distanza di mesi si scopre che Vitaliano Della Sala non era in piazza a Genova per "istigare alla violenza" ma esattamente
per il contrario. Se la cosa fosse vera saremmo molto lieti di esserci sbagliati nel giudicare questo "martire" della non-globalizzazione, ma purtroppo i filmati sono lì a cruda testimonianza.
Il "buon" Vitaliano dice di aver ricevuto, a suo tempo via e-mail, i ringraziamenti di due Carabinieri rimasti imprigionati in un blindato e salvati dall'intervento pacificatore dello stesso. Ma le testimonianze a favore non si fermano qui.
Esisterebbe una relazione di un funzionario di polizia napoletano in servizio nella città durante gli scontri che sottolinea la collaborazione del Vitaliano e di altri esponenti dell'ultra sinistra nel far defluire ordinatamente i dimostranti lungo Calata San Marco e il contributo dato da questi ultimi per placare gli animi dei più esagitati.
Il secondo articolo parla di una "abitudine" ai monumenti delle stragi della Risiera e di Basovizza da parte dei Triestini che, sempre secondo lo scrivente, avrebbero "assorbito" i due accadimenti tanto che a San Sabba ci vanno a fare all'amore e a Basovizza ci parcheggiano le macchine, dulcis in fundo in entrambi i lughi ci portano i cani a pisciare.
Quale è il filo comune che lega queste due notizie?
La menzogna.
Per quanto riguarda Vitaliano Della Sala ci chiediamo come mai solamente oggi, a distanza di quasi un anno, saltano fuori questi "ringraziamenti" e come facevano i due Carabinieri ad avere l'indirizzo e-mail della Parrocchia?
Secondo, se tutti i dimostranti che abbiamo abbondatemente ascoltato in TV hanno detto che dalla piazza napoletana non si poteva uscire perche la polizia bloccava le vie di fuga, come mai nella relazione di servizio si parla di un deflusso su Calata San Marco addirittura controllato da polizia e no global?
Sicuramente qualche cosa non quadra.
Come non quadra l'articolo del Sgr. Covacich che parla di indifferenza, al limite dell'insulto, da parte dei Triestini su due monumenti che ricordano stragi indelebili nella storia di questa città.
La triste realtà è che si vuole cercare di far passare tutto nel "dimenticatoio" seppellendo una seconda volta colpevoli ed incolpevoli per non arrivare a verità scomode che potrebbero far tremare questa fragile democrazia nata dalla resistenza.
PL. de Piccoli & Figallo.
 
Sempre su Trieste, ed altro, condividiamo lo "stupore" o stuprore, cari PL. de Piccoli & Figallo.
Ma chissà, diamo "il beneficio del dubbio", le vie del signor x sono infinite.
Virus.