Lo strabismo politico & la riforma delle pensioni
di Nunzio Miccoli
Si afferma che l'allungamento della vita
richiede l'allungamento dell'età pensionabile, se si vuole conservare
l'equilibrio di gestione degli enti pensionistici, inoltre si aggiunge che
allungando l'età per la pensione si potrebbe anche ridurre i contributi,
riducendo così il costo del lavoro. La tesi ha una sua logica matematica, anche
se la politica mira a ridurre i contributi anche per dare spazio alla previdenza
privata. La liberalizzazione e il rilancio del settore assicurativo non è sempre
un affare garantito per tutti, non è garantito che i premi assicurativi
complessivi, tra pubblici e privati, diminuiscano e che migliorino le
prestazioni, abbiamo visto com'è andata a finire nella assicurazione RC auto,
probabilmente l'aumento abnorme dei premi si è verificato ad accordi
monopolistici di settore, che alterano le naturali leggi di
mercato.
Ciò che non si dice
esplicitamente è che il lavoratore a volte decide di abbandonare prematuramente
il posto di lavoro per ragioni che i politici avrebbero il dovere di
approfondire. Per tanti lavoratori il lavoro è
diventato odioso, a causa del clima di lavoro, per l'incompetenza dei capi, per i favoritismi, per la disorganizzazione e per le proteste giuste degli
utenti o dei clienti che generano frustrazioni negli operatori. Si
aggiunge ancora "salomonicamente", da più parti, che, con un
sistema previdenziale squilibrato e a ripartizione come il nostro, la
generazione anziana è a carico di quella giovane, destinata a pagare le pensioni
ai vecchi con il proprio lavoro.
C'è stato un periodo in cui i vecchi
sembrava che valessero più dei giovani e i figli ne avevano cura e se
li prendevano a carico, perché sapevano che erano stati allevati da questi
vecchi, oggi invece si desidera l'annichilimento di questi vecchi, oggi vanno di
moda i giovani, perciò i pensionati, di qualunque età, non sono ben visti. Forse
vale la pena di rammentare che, anche se questi pensionati hanno abbandonato il
lavoro tra i 55e i 60 anni, spesso hanno lavorato dall'età di dodici anni e oggi
mantengono i figli, presso di loro, fino a che questi non compiono i trenta
anni.
Così stando le cose
non sarebbe nemmeno illogico che questi domani lavorino fino a 65 anni, visto
che la vita si allunga.
Inoltre i pensionati spesso, ancora oggi,
allevano i nipoti, ospitano in casa i figli sposati con figli, aiutano
economicamente i figli sposati, li aiutano nella conduzione della loro casa e
nelle pratiche burocratiche quando i figli lavorano. In
altre parole questi pensionati, nell'assenza di servizi statali, come gli asili, sono una
ricchezza per i figli e non solo un costo sociale, se
avessero continuato a lavorare, forse non avrebbero
avuto la forza per sostenere anche questi sforzi.
Ho parlato di costo sociale dei
pensionati, perché nessuno vuole ricordare i contributi lavorativi per la
pensione versati da questi pensionati; poiché questo notevole contributo sociale
a favore dei loro figli si verifica spessissimo, s'indaghi, a tale proposito,
come si fa ad affermare che i genitori da vecchi sono a carico dei figli se
spesso accade il contrario?
Come avrebbero potuto i pensionati
aiutare i figli, se fossero andati in pensione in età più avanzata, quando
fossero stati più deboli e bisognosi di cure costose, in questo caso certi
servizi avrebbe dovuto fornirli lo stato, sopportandone il costo.
Vale la pena di aggiungere che certi
vecchi pensionati fanno anche del volontariato, laddove i servizi statali sono
più carenti.
In politica non bisogna seguire solo la
moda, ma bisogna essere equi, oggi, in un'Italia che invecchia, chi ha in
antipatia le pensioni e i vecchi perde i loro voti, che sono tanti, e insieme la
credibilità. A volte in questa società pare che i vecchi siano solo di peso ai
giovani, se essi sono eliminati si risparmiano le pensioni per tutti e i giovani
possono mettere le mani sul loro patrimonio. Non credo che
questa mentalità e queste ambizioni aiutino l'uomo a
crescere moralmente.