Virus -Volpe
Alla volpe Cinese le chiavi del Pollaio? Ma mi faccia il piacere!
 
di Giuliano l'Apostata
 
Cofferati alla guida dei Ds? Ma mi faccia il piacere! Sarebbe come dare alla volpe la chiave del pollaio.
O premiare il massimo responsabile della sconfitta. Il segretario della Cgil, custode puntiglioso dell'ortodossia,
si sta preparando da tempo a svolgere il ruolo del salvatore della patria. La sua linea è chiara: far scendere in campo un
grande blocco costruito, come negli anni Cinquanta, intorno all'asse Cgil-Sinistra. Con lui, seduto al vertice dell'Ulivo,
intento a dirigere l'intera operazione. Invece, questo progetto ha avuto una battuta d'arresto, non è più un percorso trionfale e sicuro. Francesco Rutelli - il candidato a cui Cofferati non ha risparmiato critiche e sberleffi - se la è cavata benino
ed è riuscito a caricare sulle spalle dei Ds la croce della sconfitta. Così, è difficile negargli la leadership dell'Ulivo.
A Cofferati resterebbe, come scelta di ripiego, il moncone diessino: un po' poco per uno che si credeva padrone della politica italiana. Tale prospettiva rimane possibile, ma non è più scontata. Il gruppo dirigente della Quercia, giunto in prossimità del baratro, esita a compiere l'ultimo decisivo passo in avanti. Quali speranze di rinnovamento e di ampliamento della propria rappresentanza, quali possibilità di intercettare la nuova complessità potrebbe esprimere una forza politica che non sa andare oltre i propri tradizionali insediamenti sociali, nel momento in cui è irreversibile il loro declino ?
Non è saggio curare una broncopolmonite attaccandosi al tubo del gas. Nel corso della passata legislatura (dopo il licenziamento di Prodi, il cui Governo aveva nutrito, nonostante la presenza di Bertinotti nella maggioranza, qualche 
ambizione riformatrice, presto frustrata) gli esecutivi a direzione Ds (incluso quello presieduto dal "compagno di strada" Giuliano Amato) hanno avuto un solo programma: obbedire alle "giuste indicazioni" del compagno Sergio.
Bastava un'intervista di Cofferati per provocare un terremoto nel Governo o determinare l'archiviazione di un progetto o di
un disegno di legge non graditi. Le altre Confederazioni erano "meno uguali" della Cgil; la Confindustria non veniva neppure presa in considerazione. Le Commissioni Lavoro delle Camere erano saldamente controllate da persone
di fiducia di Cofferati. Negli enti previdenziali non volava una mosca senza l'autorizzazione di Corso Italia. L'ordine era chiaro: la spesa pensionistica doveva andare nel migliore dei modi; così, gli amministratori non potevano che adeguarsi alle direttive. Dal canto loro, i ministri offrivano (lo abbiamo visto durante il negoziato sui contratti a termine) la protezione dello Stato alle posizioni della Confederazione di Cofferati. Cosa possono aver pensato gli italiani di un Paese, preso in ostaggio in questo modo, nel momento in cui - Bianco permettendo - hanno potuto votare? Ecco il vizio assurdo da cui la Sinistra non è in grado di liberarsi: assumere come espressione della volontà generale gli interessi di alcuni segmenti minoritari  del mondo del lavoro, mediati dalle burocrazie sindacali. Anche se l'analisi è tradiva, ha ragione Giuliano Amato quando ha affermato, in una intervista al Foglio, che "Il Cavaliere ha costruito un'alleanza sociale solida di ceti medi e ceti a basso reddito. Berlusconi ha dunque recepito - ha proseguito il dottor Sottile - la spinta individualista delle maggioranze coinvolte nella modernizzazione e ha promesso di liberare le loro energie in una prospettiva di sviluppo, dinamismo, prosperità, accettando e stimolando la forte insofferenza per i vincoli, che distingue questi ceti radicalizzati". Mentre nel campo avverso si svolgevano questi innovativi processi, la Sinistra si iscriveva compatta alla Cgil. Contenti loro...