Vergogne&partiti: Lussi del carrozzone Rai, giornali e povere pensionate

Racconto un episodio che mi ha colpito. Alla cassa di un supermercato ho incontrato una signora settantenne (ma giovanile) che mi ha salutato molto cordialmente. Confesso di non averla riconosciuta, ma facendo finta di nulla mi sono messo a conversare con lei. Parlando avevo la sensazione che quella donna avesse qualcosa da dirmi. Al momento di andar via mi ha pregato di attenderla e quando pagato quelle poche cose che aveva comprato, è venuta da me e mi ha detto che aveva un favore da chiedermi. Arrossendo e con un tono imbarazzato, quella donna ritenendomi conoscitore della materia solo perché ho partecipato ad iniziative contro il canone Rai, mi ha chiesto come si poteva fare per non pagare il canone almeno per un anno. Questo incontro mi ha colpito profondamente soprattutto per le ragioni che quella signora mi ha dato: ragioni che non ho motivo di ritenere false. Lei voleva sapere come si può evitare di pagare il canone semplicemente perché, ricevendo una pensione di poco più di ottocentomila mensili, quest anno aveva seri problemi economici.
Costretta a spendere qualche milione per cambiare la caldaia del riscaldamento, si trova ora in serie difficoltà.
Non ho avuto il coraggio di dirle che purtroppo non è possibile, a posteriori, sospendere il pagamento del canone: dato che si tratta di una tassa di possesso del televisore e quindi, se anche si rinuncia a guardare la televisione o quanto meno i programmi Rai, si è comunque costretti a pagare. Mi sono fatto dare il numero di telefono e mi sono ripromesso di farmi vivo.
Non so cosa dirò alla signora, ma mi è difficile nutrire rispetto per governi che obbligano pensionati poverissimi a finanziare i lussi di un carrozzone Rai che regala centinaia di milioni a ospiti e protagonisti dei varietà del festival di Sanremo.
Mi sembra che vi sia un insopportabile sproporzione morale le 800 mila lire mensili di quella donna e i miliardi concessi ai Bonolis, ai Fazio e a tutta l allegra compagnia dei fatui televisivi. Tanto più che quello del canone Rai è un imbroglio bell e buono. Da tempo sarebbe possibile, per la Rai, funzionare come qualsiasi altra televisione a pagamento. Vogliono quelle maledette 170 mila lire all anno? Se le meritino! Criptino i programmi (come già fanno Stream e Telepiù) e se produrranno programmi di qualità molti saranno disposti a pagare una tale somma per acquistare spettacoli di proprio gradimento. Ma così com è la situazione è a dir poco truffaldina, dato che una tassa dovrebbe essere il corrispettivo di un servizio e quello che la Rai ci offre è tutto meno che un servizio (oggi è un servizio per i partiti e per i loro parassiti)! Non aggiungo altro, se non che quella signora che fa tanta fatica a pagare le 170 mila del canone non sa che - senza neppure informarla, tutti i partiti hanno deciso di prendere (anche a lei, certo) un bel po  di miliardi per la propria stampa. Così, oltre a dover pagare una televisione di cui magari farebbe volentieri a meno, quella signora si trova a dover finanziare giornali di cui ignora perfino il nome e che certo non leggerà mai. In una situazione simile c è da vergognarsi di essere italiano, anche se la vergogna più grande dovrebbe avvertirla quanti ci hanno ridotto in tale situazione. Ma loro non si vergognano più di nulla e a noi ormai non resta altro da fare che rivendicare la nostra aspirazione a tornare liberi. Prima o poi. Giuseppe Quarto, responsabile del Club "L Imprenditore" giquarto@tin.it