Questo ci passa la conventicola
Governo-Parlamento-Banche
PER DIRE E PROPORRE SOLUZIONI
CHE FAREBBERO IMPALLIDIRE ANCHE IL MERCATO CINESE DEL CREDITO
Il presidente dell'Abi
sta lanciando appelli per la salvaguardia del sistema bancario,
con un intercalare di argomentazioni
come se si fosse all'ultima spiaggia della difesa di un valido sistema di credito
e risparmio, minacciato non si sa da chi.
Nel suo terrorismo verbale per difendere il decreto del Governo, Maurizio Sella,
arriva anche ad esternare la sua preoccupazione perchè sarebbe in gioco
lo Stato di diritto.Che squallore! Sconclusionato squallore!
Ci saremmo aspettati altro stile, ma, evidentemente, questo
ci passa il convento (o meglio, la conventicola): perchè
per il nostro, difendere lo Stato di diritto sarebbe far approvare il decreto
del Governo così com'è, cioè siglare l'ennesimo favore al sistema
monopolistico delle banche, così com'è stato con la legge sull'usura
del 1996. Aggiungere privilegi a privilegi, questo è quello
che sta facendo il Parlamento con l'imboccamento del Governo, pur
nel foro boario dei tassi a battito elettorale.
E questo accadrà indipendentemente
dal fatto che i tassi saranno inchiodati al 12 o sotto il 10%,
e sia che ci sarà o meno la rinegoziazione per le rate già pagate
dal 1997 al 2000 incluso. Perchè -ed è qui l'onta del diritto, checchè
ne dica il furbo Sella- è il fatto stesso che un Parlamento
di una repubblica democratica debba occuparsi di fissare i tassi per
il ricorso al credito che fa sì che l'unico vantaggio sia quello per le
banche: il risultato sarà un mercato chiuso, con il tasso unico di Stato:
tutto il contrario di ciò che potrebbe servire per far sì che
i risparmiatori abbiano convenienza e qualità. Quindi l'Abi -che
all'inizio della vicenda aveva anche tuonato contro il decreto governativo in
sè, ma dopo la tirata d'orecchie del suo padrone (il presidente
della Banca d'Italia, Antonio Fazio), si era convertita all'onda governativa-
se veramente avesse a cuore lo Stato di diritto e la libertà di contrattazione,
dovrebbe chiedere che di queste cose non se ne occupasse il potere esecutivo
e quello legislativo, ma le associazioni di categoria e il mercato, che
-non trovando accordi, e in assenza di presunto dolo-potrebbero ricorrere alla
magistratura. Per concludere, non possiamo pretendere che l'Abi abbassi
il tono dei suoi strilli (che sono simili, nel metodo e in ciò che stanno
mettendo in movimento, a quelli delle associazioni Robin Hood dei
consumatori), ma che almeno abbia il pudore civico di non ergersi a paladino
dello Stato di diritto e del libero mercato, perchè i suoi
toni e i suoi temi farebbero mpallidire anche il mercato cinese del credito.
Vincenzo Donvito presidente
dell'Aduc Associazione per i diritti degli utenti e consumatori aduc.it@aduc.it Tel.055290606