STATO BINGO:TRIONFO DUOPOLIO STATO BISCAZZIERE - MALAVITA

di Vincenzo Donvito

Virus ilGiornaleonline
ha chiesto per i suoi lettori al presidente dell'Aduc Vincenzo Donvito di illustrare senza veli, per chi e quali saranno 
"oneri onori e guadagni" del colossale affare del gioco del Bingo appalto di spicco anche per alcuni "disoccupati"
del fu governo D'Alema che, in merito a privatizzazioni&company, fu definito dallo stesso grande e prestigioso "Avvocato Rosso" amico, Guido Rossi, "La Marchant Bank di Palazzo Chigi". Cosa potrebbero dire i "nemici"?
 
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 Il 3,81% delle entrate lorde dello Stato, nel 1999 -cioe' 24.422 miliardi di  lire- sono stati proventi dal gioco (4.304 da "concorsi e pronostici", 19.944 da "lotto e lotterie"):
grosso modo la stessa percentuale che l'Erario ha incassato dalle imposte sostitutive (24.471), quasi un decimo rispetto all'Irpef (234.949), e quasi la stessa cifra che poi lo Stato ha  erogato in rimborsi Iva (22.424). Per cui -senza neanche tanta ironia potremmo sostenere che lo Stato si da' al gioco per rimborsare ai contribuenti cio' che loro hanno versato in piu' e che gli spetta di diritto: un meccanismo ad alto rischio, visto che la maggior parte sono proventi di giochi d'azzardo, dove tutto e' affidato al caso: quindi, si potrebbe dire che i rimborsi Iva, per lo Stato italiano, sono affidati al caso.
Infine, per completare l'informazione, e' bene sapere che, rispetto al 1998, l'aumento delle entrate del settore e' stato del 44,1%, nonostante diverse vere e proprie debacle, tra cui spiccano le lotterie tradizionali (-70%), le lotterie istantanee, meglio note come gratta-e-vinci (-47,7%) e il totogol (-43,7%). Un settore che, quindi, "tira", e su cui e' bene essere presenti con il massimo dell'artiglieria che l'economia e il potere del monopolio mette a disposizione. E proprio in questi giorni, il ministro delle Finanze, Ottaviano Del Turco, ci fa sapere che sono in dirittura d'arrivo tredicimila posti di lavoro in  800 sale in cui gli italiani potranno giocare al Bingo, ma anche ritirare certificati anagrafici, pagare la tassa/canone della Rai e il bollo dell'auto, e acquistare biglietti per vari eventi. E' il trionfo dello Stato biscazziere che, mentre vieta il gioco del videopoker sull'onda emotiva di famiglie e persone rovinate, dall'altra sentenzia che il Bingo e' invece il gioco buono. Forse sara' perche' il videopoker viene dal gioco americano del poker, mentre il Bingo viene dalla piu' casereccia tombola di tradizione italiana, e quindi lo si accetta, anche se lo stesso ministro si e' premurato di far sapere che la tombola/Bingo non e' un gioco d'azzardo (e' evidente che Ottaviano Del Turco ha studiato da ministro in chissa' quali scuole, perche' in quelle di Stato, dove piu' o meno tutti hanno studiato, ci hanno insegnato che si chiama azzardo tutto cio' in cui non e' prevista l'abilita', ma solo il rischio e la fortuna) dimostrazione di come il "made in Italy" ha la sua importanza, anche e soprattutto quando lo Stato si pone a gestore dei desideri ludici e avventurosi dei suoi amministrati. E ci rimane il dubbio, perche' -se l'obiettivo del divieto del videopoker era per non far rovinare gli italiani - cio' non vale per la tombola/Bingo?
Ci sembra sintomatico che lo Stato, in modo consistente, affidi la produzione di valore e plusvalore per se stesso e per i futuri 13 mila occupati al gioco d'azzardo: in gergo si dice che siamo alla frutta, proprio perche' questa nuova macchina da gioco dovrebbe essere affidata ai privati sotto forma di concessione: come un buon padre di famiglia che, detenendo il potere nel suo nucleo, concede che il figliolo faccia quello che lui vuole, con altrettanto potere di levarglielo quando lui ritiene opportuno.
Proprio il contrario di quello che dovrebbe essere in un mercato concorrenziale, dove i migliori dovrebbero essere premiati dai consumatori grazie alla capacita' di attirarli e fidelizzarli. Altra cosa sarebbe stata se, per esempio, il ministro delle Finanze, ci avesse comunicato che il gioco del Bingo, da non fosse piu' vietato in Italia, punto e basta: ognuno si sarebbe organizzato come meglio poteva, con proposte piu' o meno allettanti per i consumatori, con lo Stato a vigilare la correttezza dell'applicazione delle leggi. Ma questa per la via italiana alla privatizzazione e' pura fantasia, perche' partirebbe dal presupposto che l'italiano medio sia adulto e vaccinato, e quindi in grado di scegliere senza lo Stato che gli dica cosa e' buono e cosa e' cattivo.
Se qualcuno crede che grazie a questi provvedimenti si possa arginare il gioco d'azzardo oggi in mano alla malavita, e' bene che si ricreda, perche' "aperture" come quelle di oggi servono solo a rafforzare il duopolio del gioco d'azzardo tra Stato e delinquenza organizzata, che' invece di vedersi levare il terreno da sotto i piedi, se lo vede confermato nella sua nicchia di giungla. Il mercato, quello che ogni giorno e' frequentato da chi offre e chi consuma in libera scelta pur sfidando le leggi (non solo quello obbligato del monopolio dello Stato biscazziere) e' quindi diviso in due, on la malavita delegata di fatto a gestire cio' che lo Stato vieta. Ma non finisce qui, perche' il progetto e' piu' ampio e globale. Nella Gazzetta Ufficiale n.277 del 27 novembre, e' stato pubblicato un decreto dello scorso 8 agosto, in cui si autorizza la societa' Wind alla raccolta telefonica del gioco del lotto: si tratta di una fase sperimentale che durera' quattro mesi, sia per la telefonia fissa che per quella mobile, limitatamente al distretto di Roma, e i cui costi e modalita' dovranno essere comunicati dalla stessa Wind. Il cerchio si va completando: lo Stato biscazziere sta perfezionando la sua organizzazione, con tutti i crismi della sua finta politica privatizzatrice e liberalizzatrice, perche' -nel caso del nostro decreto- lo Stato ha autorizzando se stesso, perche' fino a prova contraria Wind e' proprieta' dell'Enel, che e' controllata dallo Stato.
La politica del controllore/controllato si materializza anche nella risorsa del gioco d'azzardo. Del resto era logico che dovesse succedere anche in questo settore. Il perfezionamento del monopolio di Stato si deve espandere in ogni luogo: sapevamo dell'energia, dei carbura nti, delle telecomunicazioni, delle acque (ci scommettiamo che alla fine delle finte baruffe di questi giorni l'Enel si compra l'Acquedotto Pugliese?), delle autostrade, degli aerei, dei traghetti, delle ferrovie e dei finti gestori privati delle nuove stazioni, ma ora, con il gioco d'azzardo, quello buono, della tombola della nonna e del lotto delle famiglie italiane (non quello cattivo dei videopoker di Las Vegas, che si preferisce lasciare alla malavita), il cerchio si e' completato. 
I consumatori adulti e vaccinati continuano ad essere una chimera per questo oppressivo e soffocante Stato papa', e grazie all'art. 721 del codice penale, continueremo a tenerci 4 casino' in cui, derogando alla tutela contro il male che ognuno si potrebbe procurare da se', si potra' giocare; e daremo giustificazione e argomenti a quegli onorevoli di provincia che, ad ogni nuova legislatura, presentano inutili (dal punto di vista della possibilita' di approvazione) progetti di legge per istituirne uno nel proprio collegio 
(in Parlamento ci sono progetti per 13 lotterie e 83 case da gioco). 
 Vincenzo Donvito, presidente Aduc, Associazione Diritti utenti e Consumatori aduc.it@aduc.it