VirusSerenissimi
il Testimone
 
C'era una volta...Storia di un Serenissimo che scalò San Marco
 
di Luca Peroni 
 
Storia di un Veneto Patriota, (sesta parte)
 
Dopo il matrimonio ripresi a ritmo serrato l'impegno con il Veneto Serenissimo Governo, e soprattutto mi impegnavo molto con le riunioni nella zona di Verona perché temevo che a forza di rinvii le persona che ci circondavano aiutandoci nei piccoli problemi ci lasciassero soli perché non eravamo in grado di concludere l'azione cui ci eravamo preposti di fare.
Per l’ennesima volta l'inverno arrivò e noi non fummo preparati, e quello che temevo si avverò: gli amici cominciarono ad allontanarsi e purtroppo non potemmo che prendere atto che per arrivare alla fine di tutto dovevamo contare solo su di noi, senza più perdere tempo con riunioni allargate che non portavano a niente di concreto. Il '96 si aprì, contrariamente agli anni passati, con molto ottimismo perché sentivamo che una data molto importante per noi si avvicinava, e calcolando il tempo che ci occorreva per concludere i nostri lavori vedevamo il progetto plasmarsi concretamente. Ci eravamo autoimposti che
il 12 maggio 1997, anniversario dei 200 anni della caduta della Serenissima, doveva essere la data in cui tutti i nostri sforzi dovevano portare alla conclusione, una volta per tutte, delle nostre attività clandestine e rivendicare in maniera chiara ed inequivocabile che la Nazione Veneta non era morta, ma continuava a vivere. I piani di questa nostra azione, sebbene non delineati con precisione nei dettagli, erano stati discussi varie volte anche se in maniera abbastanza vaga,
e per il momento ci concentrammo su altre questioni. Il punto fondamentale era su come fare arrivare la nostra voce alla popolazione. Un esperto di radio ci disse che lavorando sulle frequenze AM si potevano raggiungere degli ottimi risultati, perché a differenza del FM occorreva meno potenza (anche perché la banda era meno frequentata da altre radio).
Ci disse che si poteva installare una centrale radio su un mezzo relativamente piccolo avente tutto l'occorrente.
L'idea ci prese per l'ennesima volta la mano, ed in una riunione di governo decidemmo di tentare questa operazione.
Nel frattempo la situazione politica italiana era degenerata ulteriormente, con l'aggravante che la Lega Nord si apriva uno spazio sempre maggiore nei cuori della gente: tutto ciò a scapito della Causa Veneta. Le grandi manifestazioni leghiste si accavallavano una sull'altra, arrivando a creare nuovi ideali/idoli (tipo il dio Po). La folla anche se in buona fede seguiva l'onda secessionista, senza accorgersi che tutto era un'invenzione senza radici e come tale era destinata a sciogliersi come neve al sole. Si arrivò persino a preparare la gente ad un evento "storico": la dichiarazione d'indipendenza della Padania,
e per di più tutto questo si organizzò a Venezia. Per noi era un affronto: non si poteva sopportare l'Italia come uno Stato occupante da ben 130 anni, ma digerire la dichiarazione d'indipendenza padana proprio nella nostra capitale storica era troppo. Non si poteva passare da Roma capitale centralista a Milano sua fotocopia. In questa situazione non del tutto vantaggiosa decidemmo anche di preparare il II congresso del Veneto Serenissimo Governo che da molto tempo era stato rimandato. (6-continua)