Eravamo rimasti d'accordo che
dopo qualche tempo li avremmo iscritti ad una scuola professionale per pilotaggio,
che doveva inoltre servire a imparare a smontare tutti i vari pezzi
del veicolo: volevamo essere indipendenti sotto tutti gli aspetti. Per esserlo
veramente mancava ora un mezzo adeguato per spostare l'elicottero, compreso
una mini officina con relativo magazzino per il carburante. Durante questo
periodo la mia vita diveniva sempre più carica di lavoro e responsabilità.
La domenica era un giorno terribile, anche se in maniera parziale riuscivo
a rilassarmi. Invece di star bene fisicamente mi colpiva quasi sempre il mal
di testa che mi rendeva la giornata insopportabile, forse la peggiore della
settimana. Ero talmente convinto delle mie idee quando dialogavo con la gente,
e vedevo che invece di darmi un po' di fiducia ed incitarmi, il più delle
volte mi consigliava di lasciar perdere tutto perché il mio sogno era utopistico:
mi prendeva una grande rabbia e non riuscivo ad essere in pace con me stesso.
Per fortuna avevo Lorena che sapeva
aiutarmi ascoltandomi e dialogando sempre con me, condividendo tutte le amarezze
che la causa comportava. Le poche ore che stavo in casa con i
miei genitori erano per dormire e mangiare. E quasi tutti i giorni, siccome
la mia famiglia era abituata a seguire i telegiornali, impostavamo dei discorsi
che portavano quasi sempre al litigio verbale perché io non riuscivo a sopportare
il sistema politico italiano e vedevo ciò a scapito della libertà della Nazione
Veneta. Così mi rinchiudevo, sempre più, tutte le sere sopra le pagine
dei libri per trovare la convinzione delle mie idee, che puntualmente stava
nelle vicende storiche della Serenissima. Con uno sforzo
immane, il Veneto Serenissimo Governo assieme ad un amico
di Verona comperò un altro fuoristrada. Eravamo rimasti d'accordo
con lui che per il momento poteva adoperarla come una sua automobile ed in
futuro quando le operazioni per l'elicottero lo richiedevano, avrebbe fatto
da autista per il trasporto su strada del veicolo. A
quel punto, acquistammo un rimorchio adatto al trasporto e lo parcheggiammo
a casa di un altro amico.
Tutta l'operazione dell'acquisto del
veicolo durò parecchi mesi ed avevamo buone speranze soprattutto perché un
imprenditore pareva fosse disposto a farci un prestito. Eravamo anche ottimisti
perché oramai quasi tutto l'ambiente venetista direttamente o indirettamente
ci conosceva, e si sperava in qualche donazione per poter proseguire più tranquillamente
le nostre operazioni. Col passare del tempo queste speranze svanirono, e come
al solito dovevamo contare solo su di noi.
Per l'ennesima volta dovevamo constatare
i nostri limiti dovuti come sempre ai soldi, e con rammarico dovemmo abbandonare
l'idea di possedere un elicottero. Se la memoria non mi tradisce, eravamo
verso la fine del 1994 ed anche per quell'inverno non c'era
nessuna speranza di concludere tutti i nostri lavori e portare la nostra voce
in piazza con un'azione eclatante. Mi ricordo che alla fine di una riunione
fatta a casa di Flavio, eravamo rimasti Luigi, Fausto, Andrea, Herti
ed io rinchiusi in una
macchina per delle ore, quasi fino a mattina discutendo se era ancora possibile
continuare in quella maniera senza ottenere dei risultati positivi. Dopo l'ultimo
smacco dell'elicottero non sapevamo più dove sbattere la testa per portare
a termine tutti i lavori. Per fortuna nessuno cedette moralmente e decidemmo
di continuare, anche se per alcuni mesi andammo a rilento e con il morale
a terra. Il 1995 fu per me un anno importante perché finalmente ed all'improvviso,
parlando scherzosamente con un amico, trovai un appartamento, che
nel giro di soli 2 mesi divenne l'abitazione che tuttora condivido con Lorena
e i miei figli. In pochissimo tempo, con l'aiuto dei genitori, acquistammo
i mobili e ci sposammo.
Tutto questo non fu cosa facile perché
lavoravo fino a sera tardi, e nell'ultimo periodo ero via per tutta la settimana.
Il lavoro, la causa, e la preparazione del matrimonio mi fecero
arrivare al giorno delle nozze con 39 di febbre, e la testa che sembrava scoppiare.
Dopo un lungo periodo di duro lavoro ed in parte di sofferenza (soprattutto
da parte di Lorena), e dopo parecchi
rinvii dovuti alle vicende legate alla causa, il matrimonio per noi fu, oltre
che il più bel giorno della vita,
una pausa per tutti i nostri sforzi. Servì soprattutto a ricaricarci moralmente
e fisicamente, perché da quel giorno in poi quando cercavamo un po' di
sostegno morale sapevamo di trovarlo in noi, non più divisi dalla distanza
ma uniti anche sotto lo stesso tetto.
Dopo il matrimonio prendemmo l'aereo
e ci recammo in viaggio di nozze a Cipro. Non fu facile arrivare là perché
nessuna compagnia di viaggi voleva mandarci nel posto dove desideravamo, e cioè nella zona turca. Alla fine dopo molti tentativi
e sollecitazioni ci riuscimmo. Eravamo vicinissimi a Famagosta e passammo
15 giorni di tranquillità assoluta, visitando decine
di volte il centro della cittadina per
capire e ricordare le vicende succedutesi nel 1570/71: per noi era come dare
un piccolo contributo al ricordo di quel grandissimo eroe (Marcantonio
Bragadin) censurato dalla storia ufficiale italiana che morì in maniera
a dir poco orrenda per la sua, ed ora anche nostra Patria: il Veneto. (5- continua)