VirusSerenissimi
il Testimone
C'era una volta...4. Storia
di un Serenissimo che scalò San Marco
di Luca
Peroni quarta
puntata
Ci impegnammo per parecchio tempo intenti
a provare l'apparato radio; eravamo riusciti ad alzare l'antenna di oltre 10
metri, ma purtroppo tutti i nostri sforzi risultarono vani tanto che dopo
parecchi tentativi ci rassegnammo ad accettare l'idea di un nuovo fallimento
causato non dal funzionamento ma dalla potenza ridotta che l'impianto produceva.
Occorrevano una centrale fissa e quanto meno 100 volte la
potenza del nostro apparecchio per coprire le onde delle altre radio. A quel
punto, smontammo tutto dal fuoristrada e lasciammo il veicolo parcheggiato un
po' da un amico un po' da un altro, finché la vettura diventò quasi inservibile.
Intanto facevamo molte riunioni per tenere informati i nostri simpatizzanti, e
per un periodo Verona ebbe un ruolo importante come contenitore
di amici che ci aiutavano parzialmente anche operativamente con
volantinaggio
o con la radio. Il Veneto
Serenissimo Governo in quel tempo era composto da Luigi Faccia
come presidente, Flavio Contin consigliere anziano
assieme a Gilberto Buson ed "Herti" Barison, Fausto Faccia, Andrea
Viviani ed io.
La discussione era attorno ai
tanki: era arrivato il momento di spostarli da dove erano da
ormai troppi anni e portarli in un luogo sicuro, magari da qualche amico che in
caso di indagini nei nostri confronti non potesse essere rintracciato o
collegato a noi. Per fare ciò bisognava completare i lavori di
finitura, quindi impegnammo oltre ai sabato anche le domeniche.
I lavori da fare erano un'ulteriore
blindatura all'interno del M.B. (Marcantonio Bragadin) composta
da diversi stati di lamiera leggera alternata a della gomma, tutto l'impianto
elettrico composto da una centralina interna, il posizionamento di fanali,
specchietti retrovisori, un megafono con cui parlare con l'esterno, migliorare
il sistema visivo con delle finestre ricavate dal taglio delle lamiere esterne
in maniera inclinata, il posizionamento di grosse scatole di ferro nel piano
rialzato del posteriore come dei piccoli magazzini logistici, infine sistemare e
provare tutto il meccanismo per far salire il tanketto T.P. (Treseo
Peto) sull'M.B. Anche sul T.P. Poi c'era da
finire lavori importanti: il rifacimento dell'impianto idraulico per
spostare le catenarie e soprattutto trovare il modo di muoverlo a distanza
con un telecomando. Finiti questi lavori, oltre alle incessanti richieste del
Presidente di cambio olio e filtri dei motori dei tanki, bisognava
verniciarli internamente e esternamente.
Tutti questi lavori si protrassero per
parecchio tempo, anche perché lavoravamo in condizioni precarie con pochissimo
spazio a nostra disposizione. Purtroppo, pur cercando incessantemente un luogo
dove parcheggiarli, non trovavamo nessuno disposto ad aiutarci. Ad un certo
punto, rispuntò l'idea di comperare l'elicottero per volantinaggio ed eravamo
arrivati anche ad essere convinti di poterlo acquistare. C'eravamo fatti spedire
dei depliant di vari modelli ed avevamo scelto un biposto, che pilotato da una
persona sola poteva portare un bella quantità di volantini da lanciare sopra ai
centri abitati. Ci sembrava un'ottima idea perché, oltre a fare il lavoro di
molte persone in pochi secondi, poteva essere considerato dalla
stampa un'idea originale. Comunque l'atto fosse stato interpretato
avrebbe aperto un dibattito facendo pubblicità a nostro vantaggio.
Anche se una parte di noi vedeva la cosa
come utopistica, portammo avanti l'idea di acquistarlo lo stesso.
Dopo un po' di tempo vennero alla luce i
problemi che l'operazione comportava, cioè tutti i vari intoppi logistici che si
venivano a creare. Dopo alcune riunioni con gli amici da Verona
riuscimmo a trovarne due che si presero la briga di pilotare
l'elicottero e con questo tutta la responsabilità meccanica e tecnica che
l'apparato richiedeva.
(4 -
continua)