Movimento per le Riforme
Serenissimi e Giustizia: è ora di
depenalizzare i reati d'opinione
Rivolgiamo al Ministro della Giustizia Castelli
e rinnoviamo al Capo dello Stato Ciampi l'appello per la libertà del Serenissimo
Luigi Massimo Faccia ideologo, se pur non esecutore materiale, della scalata,
detta "assalto" al Campanile di San Marco di Venezia. Ricordiamo che il Ministro
Castelli, già in occasione della penultima udienza del Tribunale di Milano sui
fatti di cui è imputato Faccia, si espresse in modo chiaro ed a favore della
depenalizzazione dei reati d'opinione e sull'opportunità della scarcerazione
dell'unico Serenissimo ancora in regime di carcerazione dopo oltre 4 anni mentre
altri sono in regime di affidamento ai servizi sociali. Il Movimento per le
Riforme auspica che la prossima sentenza su Faccia tenga conto anche dei nostri
accorati appelli lanciati periodicamente da 2 anni assieme al giornale telematico
virusilgiornaleonline leggibili, con moltissime qualificate
adesioni, nella rubrica "Appelli very doc".
Storia di un veneto patriota
di Luca Peroni XV - XVI puntata
Ricordo che in una riunione
di governo che facemmo a Carpi, eravamo abbastanza preoccupati per
l'andamento degli ultimi giorni e discutemmo di anticipare la liberazione di
piazza San Marco al 25 Aprile, esattamente il giorno dedicato al nostro santo
protettore. Comunque decidemmo che se la situazione non fosse precipitata,
avremmo tenuto duro fino al 9 maggio anticipando di tre giorni la famosa data
del 12. Purtroppo prendemmo atto che la grossa zattera che avevamo progettato
era da scartare: ormai non avevamo né i soldi né il tempo per costruircela per
cui decidemmo di portare i tanki in piazza con un traghetto di linea, sapevamo
benissimo che per fare tutto ciò dovevamo convincere il capitano della nave a
cambiare rotta ma non avevamo altra scelta.
In quella
riunione decidemmo anche che circa 2-3 giorni prima
della liberazione di piazza San Marco, dovevamo tutti lasciare
le nostre abitazioni seminando in vari modi le
forze dell'ordine che ci pedinavano, andare dal nostro amico dove erano
parcheggiati i tanki per preparare e predisporre l'occorrente perché
l'azione riuscisse. Decidemmo anche, per confondere le idee alla DIGOS nei
giorni in cui fossimo stati assenti, di installare lo strumento per le
interferenze su un posto fisso e collegare
il tutto con un timer per farlo funzionare 2
volte al giorno alle 13 e alle 20 entrando sempre con la nostra voce nel tg
nazionale. Riuscimmo ad installarne 2, 1 nella zona di Belluno ed 1 a Verona. Il
tempo era pochissimo e lo dedicammo a pianificare l'azione di piazza San Marco,
andammo spesso a visitare il posto per individuare il punto esatto per
attraccare il traghetto alla piazza. Ci informammo, in quei giorni anche della
resistenza del suolo a pesi enormi per non fare danno alla nostra storica
capitale. Pur certi della sua tenuta, rinunciammo ad un ulteriore blindatura del
tanko fatta da grossi rotoli di rete metallica .
Durante
i sopralluoghi a Venezia decidemmo, per motivi tattici, di entrare e
rimanere barricati dentro il campanile di San Marco e da lì aprire gli occhi al
mondo sul caso Veneto. Probabilmente le forze dell'ordine avendo sotto
controllo alcuni di noi cercavano di scoprire la consistenza del Veneto
Serenissimo Governo per poi saltarci addosso neutralizzando l'organizzazione in
un sol colpo. Un po' per bravura, un po' per fortuna, arrivammo alla
settimana del nostro occultamento che tutto funzionò a meraviglia: Fausto e Cristian, chi con l'auto chi con la
bicicletta, seminarono i loro pedinatori ed arrivarono alla base non
lasciando traccie. Io arrivai il giorno dopo perché la sera prima ero
impegnato con Herthy ad installare il meccanismo delle interferenze nei monti
sopra Verona.
La mattina dopo, assieme ad Andrea, portai il
camper alla base, dopo aver rimosso tutto l'apparato radio che non ci
serviva più, per cui ormai eravamo tutti al sicuro senza la preoccupazione che
le forze dell'ordine ci piombassero addosso. Per un paio di giorni, prima
dell'assalto, fummo impegnati per le intere 24 ore a scaricare il Tanketto, che
a Venezia non serviva, e a preparare tutto l'occorrente per la liberazione che
pensavamo potesse durare alcuni giorni. Caricammo il camper all'inverosimile con
tutta l'attrezzatura che avevamo: variava dai cibi al vestiario, ai generatori,
computer telecamere, attrezzi vari , radio ecc. Io che avevo la responsabilità
del Tanko, controllai decine di volte se avevo caricato tutto l'occorrente:
olio, filtri, motore ecc.
Erano giorni in cui sembrava
di essere dentro un formicaio e tutti andavano per la propria strada per
compiere il proprio lavoro senza sostare per un solo istante. Alla sera, tornava
a casa solo Luigi Faccia perché non partecipando all'azione, alla sua famiglia
doveva sembrare tutto normale.
Purtroppo l'ultima sera prima dell'assalto, dovetti tornare a casa per accompagnare
alla base due ragazzi di Verona che dicevano voler partecipare all'azione.
Stando sempre attento a non venire rintracciato, tornai la sera e presi contatto
con i due rimanendo d'accordo sugli orari dei treni per il giorno dopo. Andai a
far visita per l'ultima volta a Lorena rassicurandola che tutto andava bene e
che finalmente era arrivato il tanto atteso giorno. Passammo tutta la notte
assieme senza essere capaci di dormire per l'agitazione finché arrivò mattina.
Mi ricordo che pioveva a dirotto e tutto sommato era una cosa positiva perché la
sera il convoglio poteva uscire in tranquillità aiutato anche dagli agenti
atmosferici. Rimasi per un'ora ad aspettare uno dei ragazzi in strada ma
purtroppo dovetti prendere atto che non sarebbe arrivato, infatti una volta
arrivato a casa squillò il telefono: era lui che mi chiamava dicendomi che
quella notte ci aveva ripensato, che aveva famiglia ecc..
Io irritato al
massimo, soprattutto per il rischio di restare in circolazione in quei delicati
momenti, risposi brutalmente e me ne andai. Per fortuna, arrivato all'altro
appuntamento trovai Moreno che conoscevo da alcune settimane, cosi dopo aver
salutato Lorena per l'ultima
volta, partimmo: destinazione Padova. Arrivammo alla base nel primo
pomeriggio e trovai tutti abbastanza tranquilli perché i lavori più grossi
erano terminati. Io portai la notizia che gli strumenti di Verona funzionavano a
meraviglia perché Lorena mi confermò che le interferenze si erano sentite
chiaramente e Luigi aggiunse che a casa di sua madre, la DIGOS era infuriata per
la scomparsa di Fausto e interrogava infruttuosamente tutta la famiglia.
Tutto secondo i piani, noi al sicuro e le forze
dell'ordine agitatissime che non sapevano dove sbattere la testa: era un
toccasana per il nostro morale. Durante le poche ore che ci separavano
dall'inizio dell'operazione, eravamo impegnati a ripassare la dinamica di tutte
le fasi: imbarco, sbarco, posizionamento a San Marco ecc.; solo Luigi era
appartato con Segato per analizzare i vari temi cui lo stesso Segato, in veste
di ambasciatore del Veneto Serenissimo Governo, doveva trattare con i possibili
rappresentanti del Governo italiano: in poche parole, a noi spettava l'atto
materiale della liberazione di piazza San Marco, dopo di che tutto era nelle
mani dell'ambasciatore e successivamente del Presidente.
Avevamo ancora un paio di ore a disposizione e decidemmo di
mangiare qualcosa insieme: sapevamo che poteva essere l'ultima volta
insieme perché, da quel momento in poi tutto poteva accadere.
Dopo esserci caricati spiritualmente a vicenda, facemmo una
foto di gruppo per ricordare l'evento e ci imbarcammo, ognuno sui propri mezzi,
intonando un Viva San Marco. Gilberto, che aveva la responsabilità della prima
fase dell'operazione, ossia del tragitto dalla base all'imbarco sul traghetto,
era sulla prima auto del convoglio insieme all'amico dell'azienda e a Segato.
Fausto, che era il
responsabile nella seconda fase e cioè per tutta la navigazione fino a S.
Marco, si trovava nella cabina del camion con Severino: nel cassone del camion
c'erano seduti Flavio, Moreno ed Herthy. Andrea, Cristian ed io eravamo di
scorta dietro al camion. Flavio aveva il comando delle operazioni una volta
arrivati in piazza. Il convoglio incappò subito in un grosso guaio e cioè per
uscire dall'azienda, il rimorchio che trasportava il Tanko venne trainato da due
grossi trattori che facendo una curva a 90 gradi su una piccola stradina,
rischiarono seriamente di rovesciare il mezzo su di una lunga scarpata che
finiva in un fosso. Dopo aver visto tutto l'accaduto e i segni dei pneumatici,
che scendevano per un paio di metri nella scarpata, concordammo che eravamo
stati testimoni di un miracolo e poteva venir interpretato come un buon segno
del destino che ci caricò il morale oltre modo. (16
continua).