VirusSerenissimi
il Testimone
C'era una volta...Storia di un Serenissimo che scalò San Marco
di Luca Peroni, quattordicesima parte
La stessa sera il Veneto
Serenissimo Governo si riunì per fare il punto della situazione e prendere le
dovute precauzioni
del momento. Fu
stabilito che, con la decisa reazione delle forze dell'ordine di ricercare i
colpevoli delle interferenze e punirli severamente, si doveva cambiare il
rullino di marcia delle trasmissioni ed invece di "colpire" la TV di Stato tutte le sere, alternare tutto ad
alcuni giorni di silenzio per concentrarsi più professionalmente ed evitare
inutili rischi.
Decidemmo di non adoperare il fuoristrada ma
usare le nostre auto. Sapevamo anche che dopo questo nostro successo,
le forze dell'ordine si sarebbero adoperate per
cercare il più possibile elementi per arrivare a noi e che era solo questione
di tempo, ma prima o poi, sarebbero arrivati
alla targa del fuoristrada che era entrato ed uscito nel giro di mezz'ora dal
parcheggio pubblico. Essendo, il fuoristrada, intestato ancora al nostro amico
di Verona, andammo da lui ed insieme decidemmo una strategia da seguire in caso
fossero arrivati gli inquirenti. Il nostro amico doveva far finta di niente e
dire solo che la macchina l'aveva prestata ad un suo conoscente di Padova e cioè
a Fausto.
Con questo noi sapevamo che se le forze
dell'ordine avessero incastrato Fausto, lui si sarebbe comportato in maniera più
professionale, ed in qualche maniera sarebbe riuscito a tenere occupata la
polizia concedendoci il tempo di continuare le interferenze.
Tutto questo,
puntualmente si verificò perché dopo la seconda interferenza fatta nella città
di Treviso, due agenti dalla DIGOS andarono a casa dell'amico di Verona, Stefano. In quell'occasione, fummo anche aiutati dalla
sorte perché Stefano, purtroppo per lui, era stato ricoverato in un ospedale di
Milano per un serio infortunio durante il lavoro ed eravamo venuti a conoscenza
dai suoi familiari che avevano ricevuto la visita della DIGOS per cui avevamo 24
ore di tempo a disposizione per interrompere tutti i contatti con Fausto prima
che la polizia andasse a Milano e poi da lui. Come previsto, la DIGOS di Verona
andò a casa di Fausto e cominciò a perquisire tutto,
cercando elementi che portassero alle interferenze,
ma trovarono ben poco grazie anche agli esiti negativi degli interrogatori effettuati.
Intanto noi continuavamo le interferenze; la terza fu fatta a Verona e le
altre, una decina circa, furono fatte in grossi centri abitati in varie zone del
Veneto.
Ormai eravamo riusciti ad arrivare ad aprile inoltrato e
cominciavamo a soffrire l'accerchiamento che in qualche maniera le forze
dell'ordine erano riusciti ad imporci; Durante gli orari delle trasmissioni, le
strade del Veneto erano colme di polizia e carabinieri che con posti di blocco
fermavano le auto in circolazione; uno solo di noi che fosse stato intercettato
sarebbe bastato per farci crollare.
Inoltre in quei
giorni ci giunse un altra notizia negativa e cioè che a casa di Fausto era
arrivata una telefonata di un'acquirente che voleva comprare il carrello per il trasporto del famoso
elicottero, che avevamo messo in vendita tramite una
concessionaria. Il guaio era che chiedendo di Andrea, che ne era il proprietario, c'era la possibilità
che la DIGOS, tenendo sotto controllo il telefono di Fausto, arrivasse a scoprire un altro del gruppo. Per
fortuna Fausto, seminando la DIGOS che lo pedinava, riuscì a farci sapere
dell'accaduto e infatti dopo qualche giorno anche Andrea fu sotto controllo. La
DIGOS, inoltre, indagando ulteriormente scoprì che lo stesso giorno della prima
interferenza a Venezia oltre allo stesso Andrea c'era anche Cristian che aveva parcheggiato l'auto nello stesso
parcheggio e ne era rimasto solo mezz'ora come Fausto.
Tutto sommato
malgrado questo riuscirono entrambi a disimpegnarsi facilmente dalla DIGOS
approfittando del territorio dei nostri paesi, per lo più in aperta campagna.
(14-continua)