VirusSerenissimi
il Testimone
C'era una volta....
Storia di un Serenissimo che scalò San Marco
di Luca Peroni, tredicesima
parte
Avevamo fatto tutto talmente di corsa che
arrivammo al giorno prescelto per la prima interferenza senza aver mai
collaudato
il nuovo strumento. Così decidemmo di provarlo
la stessa sera della prima trasmissione qualche ora prima. Eravamo talmente
scettici sul risultato dell'operazione che non avvisammo neppure Luigi Faccia, in qualità di presidente.
Verso le 17 ci
trovammo da Gilberto e ci preparammo per la
prova: io presi un automobile con una piccola TV collegata con la Rai e mi
spostai in varie direzioni della zona per vedere se funzionava, nello stesso
momento qualcun altro di noi accese la TV in casa. Purtroppo fui deluso perché
per tutto il tragitto, non sentii segnali di interferenza e dopo alcuni
minuti tornai indietro sperando che tutto fosse causato dalla mancata
accensione dell'apparecchio.
Quando arrivai, mi vennero tutti incontro per
domandarmi se avevo sentito qualcosa e alla mia risposta negativa si misero
tutti
a brontolare. Cosa era successo? Purtroppo Herthy, che era il tecnico radio, aveva si effettuato la
procedura per operare con
lo strumento, ma senza ottenere alcun risultato:
la cosa era gravissima perché oltre a non aver causato nessuna interferenza
neppure nella TV di Gilberto, lo strumento non dava
segni di vita.
Ognuno cominciò a dar consigli ad Herthy su come rimediare all'accaduto ma la realtà era che
nessuno era esperto di elettronica e non sapevamo proprio dove sbattere la testa
e dovemmo prendere atto che il tutto non funzionava.
Noi da bravi cocciuti, decidemmo che
l'interferenza si doveva fare in qualsiasi modo per quella sera e partimmo
per Venezia, convinti che S.
Marco ci avrebbe soccorso.
Nel percorso, la fuoristrada era
scortata dalla mia e da quella di Cristian, nel
famoso terrazzo del parcheggio c'era Andrea con la
sua vettura che aveva occupato uno spazio prescelto ed aveva il compito di
lasciarlo nel momento in cui arrivava il fuoristrada. Cristian doveva salire e parcheggiare nei dintorni con il
compito di avvisare Herthy, con una ricetrasmittente,
se c'era qualcosa di sospetto durante le interferenze.
Andrea, Fausto ed io dovevamo
aspettare la fine delle trasmissioni nel piazzale sottostante per poi ripartire
scortando il fuoristrada per il ritorno a casa. Arrivammo dopo un intoppo
all'entrata del parcheggio, tutta l'operazione filò liscia,
il messaggio durava dieci minuti circa e dato
che era la prima trasmissione decidemmo di ripeterla una seconda volta.
Fatto questo, la carovana si mise in viaggio per fare ritorno a casa.
Arrivati ci accordammo per la prossima interferenza che doveva essere a Treviso
e ci salutammo un po' sconsolati perché pensavamo che il tutto fosse stato un
fallimento a causa del mal funzionamento dello strumento.
Mi ricordo che la
mattina dopo, verso le sei del mattino, stavo andando in un bar con i miei
compagni di lavoro ed appena entrai, mi accorsi che tutti mi fissarono
stranamente finchè uno mi disse, "Noi sappiamo che sei stato
tu ammettilo" e nello stesso momento mi porse il giornale. Io, ancora
assonnato non riuscivo a capire di che cosa parlasse cosi detti uno sguardo al
giornale: le nostre interferenze erano in prima
pagina.
Conoscendo il mio amore per il Veneto e
la sua storia, i miei colleghi erano arrivati alla conclusione che io ero
uno dei responsabili di tutto quello che era successo la sera prima e
sinceramente faticai non poco per convincerli del contrario dicendo che "magari
fossi stato io" e che avrei fatto tutto il possibile per trovare chi aveva fatto
tutto questo e dargli tutto il mio appoggio.
Appena mi ripresi da questo
choc mattutino, cominciai ad adoperarmi per prendere più notizie possibili e
comprai vari giornali. Tutti davano pubblicità estrema alle
interferenze della sera prima: avevamo inondato la
capitale e tutta la costa Veneta arrivando addirittura in Istria e a Ravenna con
la nostra voce, per noi dopo tantissime difficoltà e
insuccessi era un vero miracolo.
(13-continua)