VirusSerenissimi
il Testimone
 
C'era una volta 12... Storia di un Serenissimo che scalò San Marco
 
di Luca Peroni
 
 
Per fortuna, tutto era andato secondo i piani, tutti i mezzi erano al sicuro, fuori da sguardi indiscreti e quello che contava di più
era che da quel giorno in poi, non erano più collegabili a noi e viceversa.
Adesso potevamo dedicarci alle fasi operative dello strumento per le interferenze sulla rai in maniera serena senza avere più l'angoscia di prima. In quel tempo, eravamo molto impegnati anche a studiare il piano per la liberazione di piazza S. Marco che ormai era diventata l'operazione principale del V.S.G. Pensammo subito di costruirci un grosso zatterone per trasportare i mezzi da una zona appartata della laguna fino a piazza S. Marco ed essere cosi indipendenti sotto tutti gli aspetti.
L'incarico di progettare l'imbarcazione, lo lasciammo ad un amico esterno alla nostra organizzazione che non sapeva niente dei nostri piani.
Nel frattempo, alcuni di noi, cominciarono a visitare piazza San Marco per visionare le varie problematiche che l'operazione poteva causare.
Intanto, eravamo andati a provare parecchie volte lo strumento per entrare nei programmi Rai ma eravamo un po' delusi perché, anche se funzionava bene, il raggio d'azione era ancora limitato e non riuscivamo a darci pace; fu cosi che andammo per l'ennesima volta dall'amico che ci aveva consigliato questo metodo e lo invitammo a procurarci uno strumento più potente.
Lui ci disse che non era in grado di aiutarci perché gli occorrevano dei pezzi elettronici che non si trovavano in giro da parecchi anni. Cercando su una rivista che aveva in casa, trovo fortunatamente l'indirizzo di una ditta del meridione d'Italia che poteva fare al caso nostro.
Immediatamente ci mettemmo in contatto con il titolare e dopo aver esposto i nostri problemi restammo d'accordo che saremmo andati là per acquistare un altro strumento, uguale a quello che avevamo, ma più potente. Questo costò un paio di giorni a Fausto per andarlo a prendere e per aspettare che ce lo facesse. Non tutto fu facile, perché il ragazzo che ce lo costruì era indeciso se farlo o no perché ci disse "con questo strumento potete infastidire le frequenze della Rai". Noi lo convincemmo assicurandolo che l'apparato ci serviva per tenere i contatti tra la nostra ditta e i camion che operavano nelle zone limitrofi .
Tutto questo era ovviamente falso, ma servì a portarci a casa lo strumento in maniera non sospetta.
Inutile dire che tutta l'operazione incise in maniera preponderante sulle nostre finanze che ormai erano ridotte al lumicino.
Era quasi la fine di febbraio e ci eravamo fissati di cominciare le interferenze Rai per metà Marzo.
Dovevamo cercare anche dei posti appartati per trasmettere in tranquillità ma questo non ci costo molto in termini di tempo perché ormai avevamo passato in lungo e in largo tutto il Veneto e sapevamo a memoria dove poter trovare quello che ci occorreva.
L'unico punto in cui ancora non eravamo in grado di poter operare era Venezia perché le uniche zone appartate della capitale erano le coste della laguna a sud o a nord del centro storico che però non facevano al caso nostro perché non erano frapposte tra le antenne Rai del monte Venda e Venezia, unico requisito obbligatorio per poter avere dei risultati.
Lo strumento era, se così si può dire, un "parassita": usava le onde radio del ripetitore sito nei colli Euganei sovrapponendo la nostra voce. Quello che cercavamo, era un posto un po' rialzato in direzione ovest della capitale ma in quella zona esistevano solo palazzi e Mestre; pensando e ripensando ci venne in mente che proprio all'inizio di Venezia, c'erano alcuni parcheggi a pagamento che disponevano anche di ampie terrazze ad una buona altezza: era quello che faceva al caso nostro, da la sopra
si poteva inondare una buona parte di Venezia con la nostra voce.
Per questa operazione, decidemmo di adoperare la vecchia fuoristrada che avevamo comprato per la radio in F.M. qualche anno prima, ci serviva soprattutto per non dare nell'occhio nel momento stesso dell'interferenza perché essendo abbastanza alta si poteva far uscire l'antenna da un finestrino senza che nessuno la vedesse dal lato opposto. Andammo a prenderla e dopo averla sistemata in maniera da mimetizzare la visuale interna, la parcheggiammo per alcuni giorni da Gilberto.
Sapevamo che le forze dell'ordine potevano arrivare a noi tramite il fuoristrada perché ad ogni entrata e uscita dal parcheggio pubblico esistevano delle telecamere che riprendevano le targhe delle auto.
Avevamo pronta anche una targa falsa ma decidemmo di non usarla perché poteva recarci guai durante il tragitto da Padova a Venezia e ritorno nel caso in cui qualche pattuglia delle forze dell'ordine ci fermasse. Tutto sommato, non ci preoccupammo di tanto nelle prime fasi dell'operazione, perché a dir la verità, visto i nostri precedenti, avevamo anche delle miti speranze di riuscire a trasmettere e far breccia sull'opinione pubblica in modo soddisfacente . (12-continua)