VirusSerenissimi
il Testimone
C'era una volta...11 Storia di un Serenissimo che
scalò San Marco
di
Luca Peroni
Il trasporto di tutto il materiale
compresi i tanki, era fissato per il lunedì sera con partenza dall'arsenale; ci
trovammo verso le 18.00 per discutere i vari dettagli dell'operazione.
Il
convoglio era formato da una macchina che andava in perlustrazione davanti un
paio di km, poi c'erano altre 2 vetture di scorta, una davanti e una dietro al
camion qualche decina di metri. Eravamo collegati tutti con delle radio
trasmittenti ed avevamo concordato dei codici di emergenza nel caso
incontrassimo dei pericoli: il massimo grado di emergenza era "zero" che
significava la sosta forzata del camion causata da un fermo delle forze
dell'ordine per cui noi tutti dovevamo convergere e decidere il da farsi.
Verso le 20.30, il convoglio partì in direzione Venezia per percorrere circa
45 km, cioè circa la metà del tragitto che ci separava dalla nostra capitale.
All'inizio, il viaggio fu senza intoppi, solo a Montagnana il cambio del camion
creò problemi che poi risolvemmo. Continuammo ed eravamo quasi tutti rilassati
perché mancava circa 1 km al nuovo arsenale; eravamo contenti al punto di
scherzare con parecchie battute che facevamo con le radioline perché pensavamo
ormai di aver portato a termine l'operazione, ma d'improvviso Fausto, che era
sulla prima auto di scorta, ci avvisò che in centro dell'ultimo paesetto da
passare c'era una pattuglia di Carabinieri in sosta davanti a un bar. In quel
momento io, che ero sulla seconda auto, davanti al camion, lo consigliai di
rallentare per avere qualche secondo per decidere se proseguire o cambiare
direzione; andai davanti al bar dove c'era la pattuglia e tutto sommato non mi
sembrava la cosa molto grave per cui presi la radio e parlai con Luigi che stava
sul camion e gli dissi che si poteva rischiare di passare perché la pattuglia
dei Carabinieri non stava fermando la macchine di passaggio ma era solo di sosta
al bar. A quel punto però, Luigi e gli altri decisero di cambiare strada per non
rischiare. Purtroppo, per cambiare tragitto, il camion dovette affrontare una
curva strettissima che richiese un paio di manovre difficilissime che
arrestarono il convoglio per alcuni minuti. Ad un certo punto, io che ero fermo
davanti al bar che osservavo le mosse dei Carabinieri, sentii alla radio:
"zero-zero-zero!" Venni colpito dal panico ed i miei pensieri erano
catastrofici. In pochi secondi, nel mio cervello era passato tutto il nostro
lavoro di tanti anni e grandi speranze per finire adesso fermati dalle forze
dell'ordine senza avere un pretesto che giustificasse la nostra volontà di
azione non terroristica ma pacifica. Gli accordi erano di convergere nella zona
del pericolo e senza pensarci indirizzai la vettura verso il camion. Con grosso
stupore, quando arrivai, vidi il mezzo fermo di fronte ad una piazzetta senza
forze dell'ordine: per nostra fortuna, il problema, anche se non era di poco
conto, consisteva nel bloccaggio dei freni del camion per cui non poteva
muoversi. Arrivati tutti là, non sapevamo proprio più che cosa fare ed eravamo
molto preoccupati perché cominciarono ad arrivare dei curiosi a vedere cosa
facevamo e soprattutto perché a poche centinaia di metri c'era sempre la
pattuglia dei Carabinieri che poteva passare di lì. Fortunatamente, dopo alcuni
minuti, il camion riparti ma l'agitazione era tanta, anche da parte del
conducente.
A distanza di 1 km il camion si fermo un altra volta senza dar
più segno di vita. Anche se il mezzo era fuori dal paese, poteva dare
nell'occhio ancora di più perché era messo di traverso sulla strada buia e
consentiva il passaggio delle altre vetture in maniera precaria. A quel punto,
sia Fausto che io andammo in cerca di qualcuno che potesse prestarci un trattore
per poter rimorchiare se non altro i tanki. Dopo circa 10 minuti, Fausto arrivò
con il trattore del contadino che doveva ospitare i mezzi e trainò via i tanki
su una stradina in mezzo ai campi.
Noi rimanemmo nella zona del camion
finché in mezzo a tutte le cose che stavano nel cassone, trovammo una batteria
che sostituimmo subito con quella in avaria: il motore si accese e noi fummo
pronti ad andarcene.
Proprio in quell'istante, vedemmo in lontananza
arrivare verso di noi una macchina con un lampeggiante blu. Eravamo tutti
paralizzati, non eravamo in grado di reggere anche a questo. La macchina si
avvicinava sempre più e noi lì incapaci di reagire la guardavamo avvicinarsi.
Quando arrivo a velocità sostenuta di fronte a noi, ci accorgemmo che invece di
fermarsi continuò diritto per la sua strada, era un'auto del servizio sanitario,
e ci sentimmo tutti come rinascere, per la terza volta in una sola sera.
Comunque dopo alcuni secondi di incredulità partimmo, ed attraverso le stradine
in mezzo ai campi, arrivammo nell'azienda del nostro amico dove parcheggiammo
tutti i nostri mezzi. (11-continua).