VirusSerenissimi
il Testimone
 
C'era una volta...9. Storia di un Serenissimo che scalò San Marco
 
di Luca Peroninona parte
 
 
Verso la fine del 96, avevamo definitivamente abbandonato le trasmissioni con la radio in A.M.
ed aspettavamo ansiosi di collaudare il nuovo marchingegno per le interferenze e scoprire se funzionava o meno. Intanto nell'arsenale, cosi chiamavamo il rifugio dove erano parcheggiati da ormai parecchi anni i tanki, il lavoro era frenetico, dovevamo anticipare i tempi in maniera di arrivare per il maggio 97 puntuali all'obbligatoria scadenza storica: per noi era una questione vitale.
Ormai lo spostamento dei tanki nel rifugio del contadino era confermato per cui avevamo fatto arrivare all'arsenale, un grosso camion da cava che avevamo comprato tempo addietro. Il mezzo necessitava di un grosso rimorchio per caricare
i mezzi che acquistammo in tempo record.
Era un periodo di gran confusione perché avevamo da catalogare un'immensità di materiale di tutti i generi: dalle carte contenenti la nostra documentazione storica, alle taniche per il carburante dei mezzi, dai generatori di corrente ai kit di emergenza sanitaria ecc.. Insomma, il lavoro si stava facendo di giorno in giorno sempre più impegnativo.
L'impegno mio personale verso la causa era aumentato in maniera consistente e con la fine del 96, mi vidi raggiungere
da una notizia meravigliosa, mia moglie Lorena, aspettava un bambino: adesso mi vedevo impegnato su due fronti,
quello patriottico e quello paterno. Con l'arrivo di questa notizia, arrivarono anche i vari dubbi che matematicamente accompagnarono i miei pensieri e cioè: era giusto, nei confronti della mia famiglia dedicare gran parte del mio tempo
alla Causa Veneta con tutti i rischi che comportava, e soprattutto era mio dovere o no partecipare all'azione decisiva che
si prospettava ormai essere in piazza San Marco, azione decisamente molto professionale e perciò carica di difficoltà
e pericoli?
Con Lorena discussi varie volte questa nostra situazione ed anche se lei non sapeva con precisione cosa dovevo fare, sentiva che ormai eravamo arrivati al momento decisivo ed era molto preoccupata soprattutto per l'avvenire del nostro bambino.
Tutto questo però, non influì sulle nostre decisioni e sulle nostre motivazioni: eravamo sicuri di non commettere uno sbaglio perché tutto si faceva in nome di San Marco, in nome di una gloriosissima storia plurimillenaria fatta di buongoverno e giustizia sociale senza pari. La nostra rivendicazione era sacrosanta e nessuno aveva il diritto di cancellare dalla storia dell'umanità la nostra Nazione o magari ridicolizzarla come si prospettava di fare in quei momenti da parte di chi doveva difendere, casomai, il nostro diritto all'autodeterminazione.
E poi , cosa potevamo insegnare a nostro figlio se dopo tutti i nostri buoni propositi, ci arrendevamo proprio adesso, proprio nel momento di maggior bisogno della nostra Patria?
Come potevamo parlare spiritualmente con i nostri eroi Veneti che tanto avevano dato alla Veneta Repubblica se ci fossimo ritirati?
Chi di noi tutti non ha famiglia o amici o situazioni particolari che portano nel cuore della loro esistenza?
Dovevamo dare l'esempio, anche a nostro figlio, altrimenti tutto non avrebbe avuto senso, sapevamo bene che noi, mai avremmo fatto del male a qualcuno, tutto al più ne avremmo subito.
Per finire pensavamo che San Marco, protettore dei Veneti, che per tanti secoli difese il nostro popolo,
non ci avrebbe mai abbandonati.
(9 - continua)