C'era una volta...il Sottomarino scomparso 

di Pilade Schiavon 
 
Ad Aprile TV e giornali hanno dato grandissimo rilievo, entusiastico, all'impresa che il sottomarino in disarmo "Enrico Toti" si accingeva a compiere. Partenza dalla base della marina militare in Sicilia, il 5 Aprile
risalita del mar Ionio e Adriatico sino alle foci del Po, e poi via fiume trainato da chiatte al porto di Cremona.
Da lì via terra, con appositi trattori, rimorchiato a Milano al museo della scienza e tecnica per essere esposto.
Il tutto si doveva concludere il 14 Giugno. Nulla di cosi straordinario, come invece strombazzato dai media, visto le dimensioni relativamente modeste del battello subacqueo per i mezzi tecnici e le conoscenze di oggi per portare a buon
fine una simile impresa. Dopo mesi, nessuno parla del sottomarino che giace mestamente nel porto di Cremona quasi si voglia far dimenticare la "memorabile impresa ". Nel frattempo è sorta un'interminabile querelle tra il comune di Milano
e chi lo doveva donare al museo. I motivi di litigio sono di natura economica: primo chi paga le spese del trasporto e di eventuali danni durante il passaggio in città? Il secondo è di ordine tecnico: il peso del sottomarino potrebbe sfondare la pavimentazione stradale e finire o in mezzo alla metropolitana o direttamente nelle fognature. Chiunque abbia anche un microgrammo di buonsenso sa benissimo che un'operazione del genere comporta   problemi, e prima di farla partire bisognava essere d'accordo con i responsabili locali. Invece con la solita arroganza centralista si è dato il via con tutto
il clamore mediatico possibile.
Non è un caso che il battello è stato fatto fermare a Chioggia, dove è stato ricevuto con tutti gli onori dalle "autorità locali": tripudio di bandiere italiane, reduci marinai, discorsi ecc. A noi Veneti viene il sospetto più che fondato che l'aspetto storico, tecnico, scientifico abbia poca importanza. Anche perché se avesse questo grande valore come ci dicevano
"i capi italiani" non lo si lascerebbe marcire in un angolo di un porto fluviale, e sicuramente non ci si sarebbe accapigliati per questioni così poco edificanti dando una triste immagine alla gente. Tutto è stato fatto con una funzione di esaltazione nazionalistica, e con un occhio di riguardo al caso Veneto, tutt'altro che chiuso. Anche la risalita della penisola del sottomarino dal nome di un eroe italiano della prima guerra mondiale contribuiva non poco a questo continuo e quotidiano sbandieramento di tricolori, italianità , inni di Mameli e le prediche ormai insopportabili di Ciampi "all'unità italiana".
Ebbene ai "signori" che hanno organizzato tutto questo e a tutti quei Veneti che in buona fede si sono prestati a sventolare tricolori voglio ricordare una grande pagina di storia Veneta, con un fatto similare che sembra fatto apposta per dimostrare ancora una volta la differenza abissale tra la nostra gloriosa e millenaria VENETA SERENISSIMA REPUBBLICA e questo stato artificiale. Questi i fatti in breve: anno 1438 le truppe Viscontee durante le cosiddette guerre di Lombardia assediano Brescia, città all'epoca datasi alla Veneta Serenissima Repubblica. Dopo estenuanti riunioni sul da farsi il Veneto Serenissimo Governo prese la decisione che l'unico modo di portare aiuto e sostegno agli assediati era quello di trasferire una parte della flotta dal fiume Adige al lago di Garda via terra. Decisione che poteva sembrare pura fantasia tanti erano i problemi da risolvere; la stagione invernale con il tempo spesso inclemente, la mancanza di strade, pesi enormi da muovere con l'impiego solo della forza umana e animale e per giunta i 10 chilometri da percorrere in salita per arrivare al lago. Per vincere questa sfida la Repubblica incaricò un architetto, Nicolò Sorbolo proveniente dall'isola di Creta allora possedimento Veneto. Questi con i suoi collaboratori si mise subito al lavoro e fece costruire slitte di legno con gli alberi che si tagliavano per aprirsi la strada dove furono posate le navi da battaglia lunghe 30 metri circa e il naviglio minore lungo all'incirca 20 metri. Altri tronchi facevano da binari, e per facilitare la spinta delle imbarcazioni vennero versate quantità enormi di olio e grasso bollenti. Questo straordinario spettacolo era formato da ben 6 galee e altre 76 imbarcazioni minori, 2000 buoi e centinaia e centinaia di uomini e soldati. Questi ultimi svolgevano anche il ruolo di copertura contro eventuali infiltrazioni nemiche. La fantascientifica operazione fu portata a termine in appena 15 giorni, ogni nave percorreva circa
100 metri l'ora, la flotta entrò in acqua nelle vicinanze di Torbole, località sita nella parte nord-est del lago di Garda.
L'obiettivo di portare soccorso fu raggiunto sbarcando armi e viveri presso Salò sulla riva occidentale.
L'intento principale di questo mio scritto è quello di far riflettere i Veneti su tutto quello che 135 anni di occupazione italiana, avallata da una classe politica, imprenditoriale e culturale pavida e senza alcun rispetto per la dignità e il futuro della propria terra Veneta, ci hanno tolto, nascosto e infangato per ridurci a uomini senza identità per meglio essere asserviti agli interessi di questo Stato. Veneti uniamoci e sosteniamo la meritoria lotta che solo il Veneto Serenissimo Governo
sta conducendo per ridare dignità e libertà Marciana a questa nostra amata Patria Veneta.
VIVA SAN MARCO VIVA LA VENETA SERENISSIMA REPUBLICA VIVA IL VENETO SERENISSIMO GOVERNO.