A uno, tipo Diliberto, date le 'Squadrette speciali' e... o no? (continua?)
Vorrei che conosceste i direttori delle carceri italiane: tolta qualche eccezione assomigliano tutti ed in tutto ai cappellani delle loro prigioni: eccetto che non distribuiscono Famiglia Cristiana, unico settimanale fornito gratis dalla Amministrazione Penitenziaria. Anche questo la dice lunga sulla situazione carceraria e si capisce da quale logica nascono i pentiti: se i direttori e i cappellani sono preti in diversa divisa, i detenuti furbi si confessano, si fanno consigliare i peccati che gli conviene dire di aver commesso, e quando sono propio bravi fanno la spia, gioco preferito dei detenuti in via di recupero dai tempi dell'ipocrita massimo Silvio Pellico che intitlolò "le mie prigioni" il suo libello: perchè erano sue, quelle prigioni, a mezzadria coi guardiani e i direttori. I detenuti si dividono in due categorie: quelli che accettano la pena, fanno pubblica ammenda anche dei reati che non hanno commesso ed aspettano il premio. L'altra categoria è fatta da quelli che non si pentono perchè sono innocenti o perchè non sono ipocriti. A questo tipo appartengono in genere i politici, e sono politici tutti quelli che non stanno al gioco del recupero sociale, del reinserimento e via parrocchiando: per loro non c'è premio, spesso ci sono le squadrette punitive che non si deve dire che ci sono. Però come la mettiamo con il fatto che tutti sanno che esistono e Diliberto da ministro, comunista ministeriale, fece pure una circolare per legalizzare le squadrette: così le botte avevano un crisma ufficiale. Chi lo ha detto che la burocrazia è il modo per rendere impossibile il possibile?
Mettete in mano la burocrazia ad uno, tipo Diliberto, ed i massacri in carcere sono possibili per regolamento,  O no?
basta intendersi. Fausto Cerulli, avvocato penalista, visitatore assiduo delle carceri italiane, editorialista di Libero. (continua?)