'de Justitia'. Ho collaborato, nel mio piccolo, alla battaglia per la liberazione di Segato.
Che ne direste di collaborare per evitare che crepi in galera Emanuele CALFAPIETRA, malato di tumore, paralizzato, meno famoso della Baraldini e di Prospero Gallinari, ma la cui permanenza in galere è un'inno alla tortura. Il tutto perchè si ostina a proclamarsi innocente, lui che è davvero innocente: e questa sua pervicacia gli preclude i benefici chiesastici della cattolicissima legge Gozzini. Meditate, garantisti, meditate; e fate leggere questa mia a Beppe Segato.
Fausto Cerulli, avvocato, editoliarista di Libero. faustocerulli@libero.it