Supplemento al
n.172 - Due mesi nelle carceri italiane
(versione
parziale in attesa di smentite argomentate e dettagliate)
L’onorevole Luigi Manconi ha diffuso, al termine della conferenza stampa, un dossier sullo stato delle carceri italiane. Eccone il testo integrale.
Chi
sono i detenuti in Italia. Il 31 agosto del 2000 erano 53.481 i detenuti
nelle carceri italiane, mentre nella stessa data dello scorso anno erano 51.427.
Il totale dei reclusi si divide uno spazio “regolamentare” per circa 42 mila
persone, che risulta “tollerabile” per 47.700. I detenuti stranieri, al 31 agosto
scorso, erano 15.258 contro i 14.000 del mese di gennaio. I semiliberi sono
1.500. Al primo gennaio 2000, erano 1.500 i detenuti tra i 18 e i 20 anni; 5.032
tra i 21 e i 24 anni; 10.257 tra i 25 e i 29 anni; 10.928 tra i 30 e i 34; 8.600
tra i 35 e i 39 anni; 6.234 tra i 40 e i 44 anni; 4.039 tra i 50 ei 59 anni;
1.256 tra i 60 e i 69; 182 i settantenni e oltre. Il 27,60% dei detenuti prima
di entrare in carcere era disoccupato, il 24,50% occupato, il 3,30% in cerca
di occupazione, lo 0,73% studente e lo 0,67% casalinga. Oltre 16 mila detenuti
hanno solo la licenza elementare, 18.800 la licenza media, 1.800 un diploma
di scuola professionale, 1.900 un diploma di scuola media superiore, 445 la
laurea, mentre 813 sono gli analfabeti. In totale i reclusi lasciano a casa 18.500 figli. Qui di seguito, l’allarmante
diario di due mesi di ordinaria amministrazione nelle carceri italiane.
Roma,
18 agosto – Maurizio Totaro, 34 anni un detenuto nel carcere di Rebibbia,
si è ucciso impiccandosi. L’uomo era alla prima esperienza carceraria. A Rebibbia
era arrivato il 12 luglio e vi sarebbe dovuto restare fino all’inizio del prossimo
anno per scontare una pena dovuta ad alcuni reati contro il patrimonio, commessi
nel 1993 e nel 1994. Totaro, che aveva problemi di salute, si trovava in una
cella singola nel nuovo complesso del carcere sulla via Tiburtina.
Reggio
Emilia, 18 agosto – È fuori pericolo un detenuto della casa circondariale
di Reggio Emilia, che ha tentato il suicidio perché gli era stato concesso un
tempo troppo breve per recarsi al funerale del padre. N.C., in carcere per rapina,
aveva chiesto invano di recarsi al capezzale del genitore in condizioni critiche
di salute. Appresa la notizia della morte, ha fatto istanza per partecipare
al funerale del padre, a Napoli. Chiedeva due giorni di permesso senza scorta.
Il magistrato gli ha invece concesso sei ore con la scorta. Così N.C. ha rinunciato
al permesso, poi ha cercato di togliersi la vita, impiccandosi a un lenzuolo
fissato in un punto alto della cella. É stato salvato da una guardia carceraria
e condotto in infermeria. Ha rifiutato il ricovero in ospedale.
Livorno,
22 agosto – Abusi, lesioni e insubordinazione al regolamento carcerario:
è quanto è stato contestato a cinque degli agenti della polizia penitenziaria
sospesi dopo il pestaggio dell’ex calciante fiorentino Roberto Guadagnolo. Secondo
le indiscrezioni, i cinque poliziotti avrebbero picchiato anche un ispettore
della polizia penitenziaria, che non voleva dare loro le chiavi della cella
del detenuto. L’ispettore ha riportato lesioni al volto e al torace.
Roma,
23 agosto – Due detenuti sieropositivi hanno tenuto bloccata dalla mattinata
l’infermiera del carcere romano Rebibbia Nuovo complesso, minacciando chiunque
si fosse avvicinato; nel pomeriggio la protesta si è allargata
e ha coinvolto tutti i detenuti del primo piano del reparto, secondo
i quali i detenuti che hanno gravi patologie non devono stare in cella.
Bergamo,
31 agosto – Un marocchino di 32 anni è morto nel carcere di Bergamo poche
ore dopo l’arresto. La morte dell’uomo, rinchiuso in carcere con l’accusa di
spaccio e resistenza a pubblico ufficiale, è stata scoperta domenica mattina
dalle guardie, ma la notizia si è diffusa solo oggi. L’uomo, bloccato sabato
pomeriggio in centro, a Bergamo, secondo un primo referto medico sarebbe morto
nella sua branda per arresto cardiaco.
Roma,
6 settembre – Dopo una visita a Rebibbia, il presidente della Lega italiana
per la lotta all’Aids, Vittorio Agnoletto, ha dichiarato: “Continua a essere
ignorata dai magistrati di sorveglianza la legge sull’incompatibilità tra Aids
e carcere, manca l’acqua calda nelle celle del Centro clinico e l’assistenza
ai detenuti tossicodipendenti continua a peggiorare. L’esasperazione di chi
vive in cella cresce di giorno in giorno”. Denuncia Agnoletto: “Il metadone
resta un miraggio per i 500 eroinomani rinchiusi in cella: solo cinque in gravi
condizioni di salute possono usufruire del trattamento di mantenimento. Agli
altri tocca una terapia a scalare per la durata media di quattro settimane, che viene somministrata unicamente nel
raggio G14 del Centro clinico. Ma in questo ambito, i detenuti non possono cucinare
per conto proprio e sono sottoposti ad altre limitazioni: ecco perché spesso
i detenuti preferiscono le celle ‘normali’ dei raggi penitenziari, nonostante
il Sert non garantisca alcun trattamento a base di metadone al di fuori del
Centro clinico”. E ancora: ”Continua ad essere ignorata la circolare dei ministeri
della Sanità e della Giustizia sull’accesso alle terapie, anche metadoniche
e manca oltre la metà del personale attribuito alla legge al Sert”. A rendere
più avvilente il quadro è “l’assoluta inadeguatezza dell’alimentazione per i
malati”. A Rebibbia, addirittura, c’è “un detenuto privo di dentatura che non
ha disposizione cibi liquidi o semiliquidi”. E alcuni importanti macchinari
per la radiologia e l’impianto di condizionamento dell’aria del Centro clinico,
nonostante “sia stato appena ristrutturato con grandi costi”, non funzionano.
Lodi,
11 settembre – Nel carcere di Lodi è detenuto un uomo affetto da Aids conclamata,
mentre un altro, un ex imprenditore lodigiano di 77 anni, è in cella da cinque
mesi, dovendo scontare una condanna per fallimento pronunciata 15 anni fa e
resa esecutiva solo nel 2000.
Napoli,
20 settembre – Un detenuto, Maurizio Solombrino di 26 anni, napoletano,
si è ucciso impiccandosi all’interno della sua cella, nel carcere si Secondigliano.
Il giovane è morto durante il trasporto all’ospedale Cardarelli. Solombrino
si è impiccato con un lenzuolo annodato e legato a una sbarra. Era detenuto
in attesa del processo di appello per un tentativo di rapina.
Napoli,
25 settembre – Sarà riesumata la salma di Maurizio Solombrino, 26 anni,
il detenuto trovato impiccato nella sua cella del carcere di Secondigliano.
Lo hanno reso noto i familiari che, sulla morte del loro congiunto, hanno presentato
un esposto alla Procura della Repubblica, chiedendo che fossero accertate le
circostanze del decesso. Secondo la famiglia, Solombrino, in attesa del processo
di appello, non aveva motivo di togliersi la vita. I famigliari non escludono
che il giovane, da tempo tossicodipendente, possa essere rimasto vittima di
un’aggressione. “Mio figlio – spiega la madre, Maria Grisolino – quella mattina
si era lavato e vestito perché doveva incontrarmi al colloquio. Non l’avrebbe
fatto se voleva uccidersi”. A giudizio dei familiari occorre inoltre chiarire a chi appartengono
tracce di sangue da loro viste sul cadavere di Maurizio Solombrino, il quale
non presentava segni di ferite.
Ascoli
Piceno, 28 settembre – Un detenuto del carcere di Marino del Tronto è morto
dopo un ricovero d’urgenza in ospedale. Giuliano Costantini, 40 anni, di Fermo,
noto come tossicodipendente, scontava una pena definitiva per un tentativo di
furto (sarebbe uscito a novembre). Ieri si è sentito male ed è svenuto: subito
soccorso, è stato ricoverato nell’ospedale civile Mazzoni, dove un’operazione
non è valsa a salvargli la vita. Sulla dinamica e le cause della morte, un’inchiesta
giudiziaria e molte polemiche.
Catania,
29 settembre – Un giovane di 26 anni, Antonio Romeo, è stato trovato all’alba,
privo di vita, in una cella del carcere di Bicocca. La morte è un giallo: recentemente
Romeo aveva iniziato a collaborare con la giustizia. Lo hanno trovato impiccato
in una cella del carcere, dove si trovava da appena da appena due giorni; tempo
fa, aveva accusato il fratello di alcune rapine ai Tir. Antonio Romeo era sorvegliato
speciale di pubblica sicurezza. La sua morte, al momento, secondo gli investigatori,
viene classificata come suicidio, ma non si esclude nessuna altra ipotesi.
Sassari, 29 settembre – Nell’infermeria del carcere di San Sebastiano, muore Giovanni Ferraris, 39 anni, malato di Aids. Le richieste di ricovero in una struttura attrezzata per malati terminali erano state respinte.
Avellino,
5 ottobre – Un detenuto del carcere di Bellizzi ha tentato di togliersi
la vita, impiccandosi all’interno del penitenziario dove sta scontando una condanna
per rapina. Pasquale Amaro, 33 anni, originario di Napoli è stato salvato in
extremis dai compagni di cella ed è stato ricoverato in prognosi riservata all’ospedale
del capoluogo irpino. Secondo una prima ricostruzione, Amaro sarebbe stato preso
dalla disperazione dopo aver appreso dal suo avvocato difensore che, in seguito
ad altre condanne passate in giudicato, non sarebbe più uscito dal carcere nel
2003, come previsto.
Milano,
6 ottobre – Un detenuto di 36 anni, Vittorio Scalese, arrestato per rapina,
in carcere dal 29 settembre, è stato trovato morto nella sua cella di San Vittore.
L’uomo era tossicomane e sieropositivo, probabilmente già in una fase molto
avanzata della malattia. Secondo le prime ipotesi, il detenuto potrebbe essere
stato colto da un malore nel sonno.
Napoli,
7 ottobre – Un detenuto siciliano, Salvatore Di Marco, di 48 anni, si è
suicidato nel carcere di Secondigliano. Secondo le prime indagini, l’uomo si
sarebbe ucciso inalando il gas di una bomboletta che alimentava il fornellino
della cella.
Brescia,
9 ottobre – Francesco Sirchia, 47 anni, dallo scorso 2 agosto ha cominciato
lo sciopero della fame nel carcere bresciano di Canton Mombello. Ricoverato
in ospedale, ha firmato per essere dimesso, perché rifiuta ogni cura. Sirchia
deve scontare ancora un anno e tre mesi, condanna che gli è stata inflitta dal
tribunale dell’Aquila per spaccio di monete false.
Roma,
9 ottobre – L’associazione “Papillon” parla di 30 agenti che hanno “massacrato
di botte” un detenuto sieropositivo e i suoi tre compagni di cella del Nuovo
complesso di Rebibbia. Il direttore del carcere, Massimo di Rienzo, spiega che
il detenuto voleva parlare con il magistrato di sorveglianza ma, poiché non
è stato possibile soddisfare la sua richiesta, il recluso ha prima dato fuoco
alle suppellettili e poi, armato di una lametta, si è fatto scudo dei compagni
di cella. E per spegnere l’incendio “è nato un parapiglia”.
Teramo, 10 ottobre - Un detenuto tunisino di 40 anni, O.S., si è suicidato nella sua cella del carcere di Castrogno, impiccandosi con un lenzuolo alla branda. L’extracomunitario, che scontava una pena per spaccio di stupefacenti, ha aspettato il momento dell’apertura delle celle, verso le 14, per annodare il lenzuolo alla branda e lasciarsi morire. Gli agenti si sono accorti di quanto stava accadendo nel momento in cui hanno aperto la cella; il tunisino è morto poco dopo, nonostante il tentativo dei medici del 118 di rianimarlo. Sul suicidio è stata aperta un’inchiesta della procura di Teramo: il sostituto procuratore David Mancini ha disposto l’autopsia.
Alessandria,
10 ottobre – Un esposto della procura di Alessandria è stato inoltrato da
un gruppo di detenuti del locale carcere di San Michele, che lamentano “carenze”
nella tutela della salute dei reclusi. L’iniziativa prende spunto dal decesso
di un compagno di detenzione, Fulvio Lizzola, 36 anni, trovato senza vita nella
sua cella: un caso su cui sta indagando il pubblico ministero Patrizia Nobile.
I detenuti spiegano di avere già segnalato la situazione in passato, “a livello
personale”, facendo riferimento al caso di un loro compagno “costretto a attuare
lo sciopero della fame, mettendo a rischio ulteriormente la propria salute,
per ottenere le cure”. Vengono denunciate anche l’“assoluta impossibilità di
dialogo con le istituzioni” e il “vitto scarso, mal curato e di dubbia qualità”.
Civitavecchia,
13 ottobre
– La procura della Repubblica di Civitavecchia ha aperto una indagine sul suicidio
di un detenuto del carcere di Aurelia, avvenuto mercoledì scorso. L’uomo, uno
zingaro slavo di 40 anni, padre di sette figli, residente del campo nomadi di
Tor Pagnotta a Roma, si sarebbe impiccato utilizzando i lacci di alcune paia
di scarpe. Nella stessa mattinata di mercoledì, era stato processato per direttissima
e condannato a otto mesi per rapina, possesso di documenti falsi e tentata evasione
(per aver cercato di scappare subito dopo il fermo). Aveva ottenuto, tuttavia,
gli arresti domiciliari, che avrebbe scontato nel campo nomadi, ma – per mancanza
di personale di scorta – il trasferimento era stato rinviato al giorno successivo.
A suscitare i dubbi dei magistrati è stata, probabilmente, l’apparente inspiegabilità
del gesto, compiuto proprio a poche ore dalla riconquista della libertà.