di Franco Debenedetti
Il Movimento per le Riforme condivide,
apprezza e inoltra a Camera, Senato, Istituzioni, Rai-tv, Mediaset,
stampa, media, radio e tv private,
cittadini, questa lettera aperta del senatore Debenedetti.
Cordiali saluti e buone riflessioni
da Spalombella Rossa che
osserva: vediamo se, con un pari, arrivano "le telefonate" a direttori e
redazioni.
"Solidarietà agli Usa, la sinistra
non deve mancare"
Tutti in piazza sabato 10
di Franco
Debenedetti
Adesso andrò alla manifestazione del 10
novembre in Piazza del Popolo; adesso la sinistra dovrebbe parteciparvi in
massa. Quando ho saputo che «Il Foglio» di Giuliano Ferrara lanciava l'idea di
una grande manifestazione di solidarietà agli Usa,
come prima reazione ho pensato che la
sinistra avrebbe dovuto aderirvi senza esitazioni e partecipare alla sua
organizzazione.
Invece la cosa si ingarbugliò, a sinistra
e a destra; alla manifestazione di solidarietà verso l'alleato americano colpito
si sovrappose la contrapposizione con l'avversario politico italiano da colpire.
Sventolare la bandiera a stelle e strisce aveva anche lo scopo di affermare
i valori di libertà e di mercato, in cui crede la maggioranza degli italiani, in
contrapposizione ai tanti filoni dell'antiamericanismo: ma con l'andar dei
giorni più forte diventava
il rischio di scivolare dall'intenzione
originaria verso una «banale» contrapposizione politica interna, e che di diverso
ci fosse solo la forma. Ma da ieri
le cose sono cambiate.
Da quando a essere in guerra non sono solo più gli anglo-americani, ma anche
l'Italia, adesso che la solidarietà all'alleato
la manifestiamo mandando i nostri ragazzi
e impegnando le nostre risorse nel teatro di guerra, adesso diversa è diventata
anche la manifestazione di Piazza del Popolo. Adesso non c'è più il rischio che,
solidarizzando con «la guerra di Bush»,
si perda d'occhio che questa è «la nostra
guerra». I fatti hanno modificato l'agenda, col voto del Parlamento che avallerà
il nostro intervento, non c'è più il rischio che questa sia «la loro
manifestazione».
Questa è «la manifestazione di tutti»: di tutte le famiglie
che hanno i loro ragazzi nel teatro delle operazioni, di tutti gli italiani
che saranno chiamati a sostenerne i costi
psicologici e finanziari, di tutti coloro che, riconoscendosi in una sinistra di
governo come chi scrive, non faranno mancare il proprio sostengo, né in
Parlamento né nel Paese, a un'azione che è giusto l'Italia compia al fianco dei
suoi alleati. Per queste ragioni in Piazza del Popolo dobbiamo andarci anche noi
della sinistra.
Senza chiedere spostamento di date
(per la meschineria di non voler riconoscere che non ci abbiamo pensato noi per
primi?); senza chiedere contropartite politiche (come dire ai nostri parà che la
nostra solidarietà è subordinata all'astensione concordata su una mozione?).
Dobbiamo farlo ovviamente chiedendo di
partecipare anche all'organizzazione dell'evento (e come potrebbe essere
respinta l'offerta?).
Anche dopo l'entrata in guerra, resterà il tratto
distintivo che era all'origine di questa manifestazione, quello di reagire e di
contrapporsi all'antiamericanismo. E questa è la ragione in più, oltre al
patriottismo di bandiera, per cui la sinistra di governo dovrebbe portare in
piazza del Popolo i propri simpatizzanti. Questa può essere una buona occasione
per rimuovere antichi riflessi condizionati, e per interiorizzare senza riserve
mentali e senza strumentalismo le ragioni di adesione piena e convinta
alla società liberale e ai suoi
istituti. Franco Debenedetti Senatore Ds.