Caro Cazzola, per riuscire un giorno ad essere come loro.....
 
di Enzo Trentin
 
Ho letto su VirusilGiornaleonline la lettera di Giuliano Cazzola sul conflitto in corso in Afganisthan, dal titolo:
«Direttore, le scrivo mentre è in atto il secondo attacco». Dall'analisi che egli ne fa, mi sembra che si fermi sulla soglia del problema. Vado più a fondo anche perchè sia più compiutamente compresa e condivisa. Giuliano Cazzola conclude il suo intervento con: «Dio benedica l'America. Ha visto, direttore, quel crogiolo di razze e di etnie che si riunisce intorno alla bandiera a "stelle e strisce" e canta inni patriottici? Sono ispanici, neri, irlandesi, italiani, arabi, asiatici, ebrei e di tante altre nazionalità; tutti fieri delle loro radici, ma egualmente orgogliosi di essere americani. Riusciremo un giorno ad essere come loro?»
Per trovare una risposta affermativa a questa domanda va analizzato il fatto che per riuscire ad essere come loro non
è necessario realizzare il melting pot (o crogiuolo di razze) che la cultura catto-comunista ha cercato d'inculcarci negli ultimi decenni. La lezione da meditare è un'altra: gli USA sono il Paese dove i cittadini decidono tutto.
La California è la patria della democrazia diretta. Il "Parlamento" più grande del mondo chiama alle urne ogni due anni 15 milioni di elettori-deputati. Basta raccogliere le firme del 5% degli aventi diritto per promuovere una consultazione, varare, abolire o emendare leggi, diminuire le tasse, tagliare la spesa pubblica, elevare il salario minimo.
 Il Parlamento più antico del mondo, è l'Althing di cui restano solo banchi di pietra nel verde dell'Islanda.
Quello che da più tempo funziona risiede a Londra in un palazzo che ospitava il potere rivale: quello regale.
Ma quale sia il Parlamento più grande del pianeta è una scoperta meno divulgata: sta in California e non ha una sede, se non delle cabine di voto che ogni due anni sono allestite in decine di migliaia di spazi qualsiasi.
Non è un Parlamento nel senso etimologico del termine, perché non vi si parla, però vi si compie il gesto decisivo della volontà popolare in una democrazia: si vota. Ogni due anni dai 10 ai 15 milioni di cittadini possono diventare deputati o senatori. Fungono da eletti e non da elettori, sottraggono alle assemblee i poteri tradizionali. In una parola votano nei referendum, con poteri e latitudine pressoché senza limiti.
Passano leggi, emendano la Costituzione, esprimono senza intermediari la volontà politica della collettività, mettono in atto quella alternativa, sempre presente nella storia delle libere istituzioni ma quasi sempre solo come ipotesi, che è la
"democrazia diretta", al posto di quella rappresentativa.
Solo la Svizzera si avvicina, in Europa, al modello californiano. Che non è unico neppure in America: altri 17 Stati dell'Unione possono cambiare la Costituzione approvando emendamenti per via referendaria e altri 21 (più il Distretto di Colombia) concedono ai loro cittadini il diritto di iniziativa per fare leggi e non soltanto per cancellarle.
Ma 15 Stati danno agli elettori ambedue questi poteri: quello legislativo e quello costituente e fra questi la California non è soltanto di gran lunga il più popoloso ma anche il più attivo, i suoi abitanti i più entusiasticamente portati a servirsi di questa loro facoltà. Ecco, perché i diseredati di tutto il mondo quando approdano negli USA provenienti da Paesi oppressi da regimi totalitari o corrotti, si sentono americani. In realtà essi si sentono cittadini liberi di decidere il loro modo di vivere ed il loro futuro. 
In Italia), invece, abbiamo i referendum burla. Quelli che non contano nulla, come il ridicolo referendum consultivo, o quello abrogativo. Giacché i nostri parlamentari hanno abbondantemente e continuamente disatteso i referendum popolari voluti
e votati dai cittadini, cestinandoli attraverso la Corte Costituzionale o snaturati con la riproposta di leggi analoghe a quelle abrogate. Ozioso qui, il farne l'elenco, tanto è lungo.
Ma per comprendere appieno la questione, bisogna prima sottolineare che il referendum trasforma i cittadini in legislatori,
e che a nessuno in democrazia è poi consentito di snaturarne l'esito, come purtroppo è stato più  volte fatto nel nostro Paese.
Per riuscire ad essere come loro (gli americani) bisogna prima riappropriarci della democrazia diretta, e ridimensionare il ruolo egemone della partitocrazia. Quella partitocrazia che dopo aver legiferato una pseudo legge federalista, ha anche sostituito la sovranità popolare, chiedendo d'indire il referendum confermativo del 7 ottobre 2001. Referendum che s'è svolto in maniera anomala, poiché
chi votava parteggiava per il centrosinistra (non per il federalismo che in quella legge non esiste).
Mentre il centrodestra chiedeva il no, perché arrogava alla sua parte il varo del vero (Sic!) federalismo.
Ed orrore finale, detto centrodestra arringava gli elettori affermando più o meno che, comunque, indipendentemente dal risultato del voto, esso si sarebbe subito attivato per fare il federalismo a modo suo!
Alla faccia della sovranità popolare espressa attraverso il voto referendario!!!
Ecco perché noi italiani (contrariamente agli statunitensi) non siamo come loro; possiamo solo subire la parodia della democrazia che ci offrono gli attuali partiti politici, e subire anche l'oppressione della burocrazia. 
E' di questi giorni la richiesta dell'INPS ad un cittadino che chiedeva la pensione, di esibire le ricevute dei versamenti effettuati nel lontano 1963. Ecco un esempio di burocrazia borbonica ed oppressiva. Borbonica perché molti alti e super pagati burocrati dello Stato italiano sono originari dell'ex Regno delle Due Sicilie, portatori dunque della cultura conseguente; oppressiva perché anziché essere l'INPS a dover dare conto dei versamenti ricevuti nel 1963 dal contribuente, chiede a quest'ultimo delle ricevute che a distanza di così tanti decenni potrebbe aver smarrito.
Per riuscire un giorno ad essere come loro (gli statunitensi) non abbiamo che da richiedere l'esercizio della DEMOCRAZIA DIRETTA, che sicuramente gli attuali partiti politici (nessuno escluso) non hanno intenzione ed interesse a farci esercitare.
Enzo Trentin.