Direttore, le scrivo mentre è in atto il secondo attacco
di Giuliano Cazzola
Caro direttore,
le scrivo mentre è in atto il secondo attacco
anglo-americano sull'Afghanistan. E
quando gli scampoli del comunismo escono dalle discariche in cui la storia ne
ha gettato la miseria morale e bruciano la bandiera degli Usa.
E mi viene da pensare, in questo assurdo caldo opprimente dell'ottobre romano,
a quando sono nato (ormai sono passati, purtroppo, sessant'anni). Allora, dalla
Sicilia (incluso il Nord Africa) alla Scandinavia, dall'Atlantico alla Polonia,
la vecchia Europa era in balia di feroci dittatura fasciste. Ad est dominava,
calpestando i diritti umani, un'altra sanguinaria satrapia:
l'Urss stalinista, per altro alleata della
Germania nazista.
Resisteva solo la Gran Bretagna. Winston Churchill aveva rovesciato la politica
compromissoria e vile che, nel 1938,
aveva portato (in nome della salvaguardia della pace
e della ricerca del negoziato) alla capitolazione di Monaco ed
era intenzionato a resistere.
E ai Comuni, il premier tory pronunciava parole inequivocabili:
"Combatteremo nei nostri mari, combatteremo sulle nostre
spiagge, nelle nostre pianure, nelle città e sulle montagne. Ma non ci arrenderemo
mai".
Churchill prometteva gli inglesi lacrime
e sangue e quel popolo gli rispondeva reagendo come un sol uomo.
Basterebbe andare a rileggere le pagine
della "Storia della seconda guerra
mondiale" dello statista britannico, nelle quali
si racconta del grande sforzo solidale con cui venne recuperato
il corpo di spedizione (quasi 500mila uomini) rimasto
imbottigliato a Dunkerque.
Poi,
vennero gli americani. Attraversarono l'Oceano, sbarcarono in
Africa, a Marsala, a Nettuno, in Normandia.
E quando la guerra finì
aiutarono l'Europa a rinascere, sul piano civile ed economico. Fronteggiarono
per decenni l'impero sovietico. Senza di loro, noi saremmo diventati una grande
Finlandia, tutti intenti ad esporre la bandiera del cedimento,
al grido infame "meglio rossi che morti". Certamente ricorderà, direttore,
le marce a senso unico dei comunisti e dei loro compagni di strada, gli epigoni
degli squallidi antiglobal di oggi (ma in quale altra parte del mondo si
manderebbe in televisione Luca Casarini insieme a Vittorio
Agnoletto ?).
Ricorderà la storia degli
euromissili all'inizio degli anni '80. Allora gli Usa avrebbero potuto pensare a
se stessi (in fondo sul piano planetario esisteva un equilibrio tra le due
superpotenze).
Ma l'installazione
dei missili di nuova generazione servivano soprattutto alla sicurezza
dell'Europa.
E quella vicenda segnò l'inizio della fine dei regimi
comunisti. Anche oggi, sono gli americani e gli inglesi a farsi carico della
libertà e della sicurezza del mondo occidentale. Noi e gli altri europei
balbettiamo, speriamo di cavarcela a buon mercato, facciamo tanti giochi: cinici
e bari, come sempre. Ecco perché, in questi momenti, mi sento di fare una sola
invocazione:
Dio benedica l'America.
Ha visto, direttore, quel crogiolo di razze e di etnie che si riunisce intorno
alla bandiera a
"stelle e strisce" e canta inni patriottici?
Sono ispanici, neri, irlandesi, italiani, arabi, asiatici, ebrei e di tante
altre nazionalità; tutti
fieri delle loro radici, ma egualmente orgogliosi di essere americani.
Riusciremo un giorno
ad essere come loro?
Giuliano Cazzola Roma, 8 ottobre
2001