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di Ernesto Galli della Loggia Corriere della
Sera Mercoledì 16 Marzo 2011 http://www.corriere.it/cultura/11_marzo_16/Professor-Tremonti-ci-ripensi_b2b342f4-4f9f-11e0-acff-d18cea4068c4.shtml
Professor Tremonti, ci ripensi (forse così può salvare
la cultura). Faccia vedere che anche un governo di destra può
avere a cuore le sorti del cinema, dei musei, delle biblioteche
Mi riesce difficile capire come sia possibile che una persona
della qualità del ministro Tremonti non si renda conto che il
modo in cui sta sottraendo risorse alle attività e ai beni culturali
porta virtualmente l’Italia alla rovina. Non è un’esagerazione.
Almeno quella parte antica o antichissima del Paese che viene dal nostro
passato sta infatti andando letteralmente a pezzi o precipitando in
un’incuria che finirà ineluttabilmente per cancellarla. Caro
professore, ci ripensi. Confesso di nutrire simpatia per il ministro
Tremonti. In un Paese di «piacioni» e di politici
falsamente alla mano, il suo atteggiamento sempre un po' ironico, quando
addirittura non sprezzante, la sua incontenibile propensione a infischiarsene
del bon ton democratico, e viceversa a salire in cattedra (impartendo
lezioni di solito tutt'altro che stupide), sono cose apprezzabili. Insomma,
oltre che simpatia ho anche stima del professor Tremonti. Proprio
per questo mi riesce difficile capire come sia possibile che una
persona della sua qualità non si renda conto che il modo in cui
sta sottraendo risorse alle attività e ai beni culturali porta
virtualmente l'Italia alla rovina. Non è un'espressione esagerata,
questa. Almeno quella parte antica o antichissima del Paese che ci viene
dal nostro passato (gli edifici, il patrimonio delle biblioteche e dei
musei, le aree archeologiche) sta infatti andando letteralmente a pezzi
o precipitando in un'incuria che finirà ineluttabilmente per
cancellarla. Così come si sta restringendo progressivamente
la nostra possibilità di fare musica, teatro, cinema. Non si
tratta di ambiti separati. Alla fine la cultura - vale a dire ciò
che fa l'uomo più umano - è infatti una cosa sola. Tra
gli Uffizi e Cinecittà, tra la Scala e un museo di strumenti
musicali, tra la Biblioteca Marciana e il Teatro greco di Taormina,
esiste una corrispondenza misteriosa, un dialogo segreto attraverso
i secoli che, allacciatisi in queste contrade, hanno prodotto risultati
ineguagliati. E che noi, italiani di questa generazione, dobbiamo sentire
la responsabilità di non interrompere. Invece - come ha detto
Andrea Carandini annunciando l'altro ieri le sue dimissioni dalla presidenza
del Consiglio superiore dei Beni culturali - «una parte del Paese
sta affondando se stessa». Sono sicuro che Giulio Tremonti
tutte queste cose le sa bene. Ed è la ragione che mi spinge
a vincere quel timore di apparire patetico da cui si è irresistibilmente
presi quando si parla di certe cose ad un politico italiano. «Sai
che ci capisce e che gliene importa», uno pensa subito. Invece
credo che Tremonti capisca, e che in un modo e in una misura che non
conosco gliene importi anche. Ma i numeri sono contro di lui: a cominciare
dagli ulteriori 77 milioni (27 allo spettacolo, 50 a tutto il resto)
tolti negli ultimi giorni alla dotazione del ministero dei Beni culturali. Cifre
inquietanti a cui ne aggiungo solo pochissime altre, rimandando al libro
dei nostri Stella e Rizzo, Vandali, chi volesse avere un panorama più
completo e agghiacciante del disastro. Basti dire, dunque, che i fondi
attualmente a disposizione del suddetto ministero ammontano appena allo
0,21 per cento dell'intero bilancio dello Stato (erano lo 0,34 solo
pochi anni fa). Per la tutela dell'intero patrimonio storico-archeologico-artistico
il nostro Paese stanzia la cifra ridicola di 50 milioni di euro (il
Louvre da solo ne impegna 227!). Siamo arrivati al punto che sempre
a scopo di tutela l'amministrazione italiana è ridotta a impiegare
un archeologo ogni 34 kmq di terreno archeologico (per i circa 50 ettari
di Pompei c'è un solo archeologo), e uno storico dell'arte o
un architetto ogni 57 edifici tutelati. In complesso, a causa del mancato
rimpiazzo, l'amministrazione dei Beni culturali vede oramai il proprio
personale tecnico, amministrativo e di sorveglianza diminuire ogni anno
di circa 800 unità. Chiedo a Tremonti: dobbiamo proprio
rassegnarci a questa situazione? Come italiano, lui si rassegna?
Gli pare ammissibile? Glielo chiedo in tutta sincerità, non
retoricamente. E glielo chiedo immaginando bene, tra l'altro, tutte
le ragioni di fastidio o addirittura di cordiale antipatia che uno come
lui può nutrire per il mondo che gravita intorno alla cultura:
è perlopiù, infatti, un mondo popolato di gente quasi
tutta di sinistra - spesso, per giunta, di quella più conformista,
ipocrita e doppiopesista che ci sia; è un mondo abituato a spendere
infischiandosene disinvoltamente della risposta del pubblico e della
tenuta dei conti; è un mondo, infine, pervaso da un bieco corporativismo
sindacale. Tutto vero (almeno in parte. E almeno secondo me). Ma
proprio per questo mi viene da dire: gli faccia un dispetto, professor
Tremonti, a questo mondo. Gli faccia vedere che anche il ministro
di un governo di destra può avere a cuore le sorti del cinema,
dei musei, delle biblioteche. Cerchi di fare qualcosa. Dopotutto, le
assicuro, ci sono anche gli italiani non di sinistra, i quali proprio
tutti analfabeti non sono. E poi alla fine, se proprio non bastasse,
c'è l'Italia: il cui interesse, se ben ricordo, lei dovrebbe
aver giurato di difendere.
Ernesto Galli della Loggia
http://www.corriere.it/cultura/11_marzo_16/Professor-Tremonti-ci-ripensi_b2b342f4-4f9f-11e0-acff-d18cea4068c4.shtml
Sgomento Carandini? Povero
BEL PAESE indifeso dalla cementificazione e dal profitto privato, vedasi: Salvatore
SETTIS: paesaggio, costituzione, cemento Einaudi 2011 Gian Antonio
STELLA - Sergio RIZZO: Vandali, l'assalto alle bellezze d'Italia Rizzoli
2011
Un piccolo esempio: tra via di Villa Albani e via Savoia
(Roma, Secondo Municipio) restano, conservati in giardini privati, alcuni
alberi secolari, già appartenenti alla storica Villa Albani prima
della costruzione dei villini degli anni '30. Nel novembre 2010 è
stato abbattuto (col permesso del Servizio Giardini del Comune)
un pino secolare che avrebbe dovuto essere sostituito dalla piantumazione
di un prunus cercis. Nel dicembre 2010 (con S.C.I.A. CB 59121 dell'11.11.2010)
è iniziata la distruzione del giardino abbattendo i muri di sostegno
del suolo e scavando per vari metri sotto il livello dei giardini confinanti
e della via di Villa Albani. La sicurezza non è garantita
da uno scavo cosi vicino ai villini perchè il sottosuolo dell'area
contiene cavità antiche scoperte a seguito di una voragine apertasi
nel marzo 1987 quando la via di Villa Albani è stata chiusa al
traffico per varie settimane per consentire, dopo la messa in sicurezza
di reperti archeologici, il consolidamento della strada. Non è
garantita neppure la tranquillità degli abitanti adesso che si
sta edificando un grande box privato con rumori, polveri, fumi di macchinari
e schiamazzi di operai ed, in futuro, quando la qualità dell'aria
ed il silenzio, prima assicurati da un pino secolare e da un giardino
antico, sarà inquinata dall'andirivieni di mezzi di locomozione. Anna
Coen
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