"Avanzi"
Politica e Magistratura e il ritorno di mostri e
Tranfaglioni
l'Italia, ormai ridotta a
bidonville della giustizia
cari ministri Castelli e
Tremonti
di
Franco Carlini - Virus
- Piero Ostellino - Bruno Aprile - Francesco Martin - Luchy Barone - G.
M. Mischiati
Il ritorno dei
mostri
di Franco Carlini il
Manifesto 10/2/2004
"Nel gennaio 72 questo giornale
pubblicava un commento di Luigi Pintor, per l'inaugurazione dell'anno
giudiziario. Titolo «I mostri»,
era dedicato agli alti magistrati, gli
ermellini: «Questi personaggi sono l'immagine stessa del privilegio e
dell'arbitrio. Dispongono del più illecito dei poteri: sulla libertà altrui».
Per quelle parole il Manifesto andò sottoprocesso, non ricevendo molte
solidarietà".
Da quello a cui si sta assistendo, tra assemblee,
congressi, dichiarazije ecc. ecc., e si segue sui media su quanto
avviene
nella stretta e ferrea corporazija dei magistrati,
tra cui quelli con la m minuscola, si evince, chiaramente, che a lorsignori
della Giustizia da amministrare e fare funzionare
per i cittadini si salvi chi può! appare un aspetto
del tutto insignificante, remoto, inesistente e
che, invece, tutto si concentri negli EGO ipertrofici di questi strani esseri
che a noi cittadini, oramai, appaiono più come dei Capibastone che come
funzionari pagati dallo Stato, quindi da noi contribuenti, onde dipanare le
nostre questioni legali.
Li sentiamo tutti, da vent'anni, e siamo
stufi, ripetere la nota demagogica surreale litanìa "Bisogna
fare funzionare la Giustizia
per i cittadini". Ma va
la'?! Ma, siccome al male non c'è
mai fine, oltre ad essere trattati alla stregua di avanzi, noi cittadini
contribuenti subiamo anche la bassissima considerazione dei media, direi nulla, i quali
media, vedi per esempio D'Avanzo
lunedì 9/2/04 su la Repubblica, ci considerano
talmente avanzi da indurli con inaudita sicumera a scrivere ed argomentare in
magistralese, in giustizialese ed in politichese riferendosi, solo, ad un
arcano elitario kafkiano organismo interno
riservato agli addetti ai lavori del Castello, ai partiti, al proprio schieramento politico ed alle politiche
dell'editore di riferimento.
Tanto, il lettore, non è che deve capire (non per
nulla, infatti, i giornali sostengono che i
lettori saltano a piè pari dalla prima direttamente alle pagine dello sport e
degli spettacoli...) così che i nostri media si
concentrano tutti assieme appassionatamente sul fatto che
l'elettore-lettore deve assimilare l'indotto politico che in chiave
ermetichese-politichese si propina al disgraziato acquirente
dell'informazija. O NON E'
COSI'?
Allora, ben vengano gli Ostellino che domenica
8/2/04, sul Corriere della Sera, con deontologia e correttezza professionale, e
per conto di noi cittadini, ha posto chiare, leggibili, limpide ed ineccepibili domande
(cosa che ha inorridito e scandalizzato D'Avanzo che
lunedì lo ha cazziato su la Repubblica), su quali
ruoli e rappresentazione la magistratura vuole dare di sè. (vedi
se l'articolo è in archivio Corsera on
line). Certo, vedendo tutto ciò che è venuto allo
scoperto nei giorni scorsi a Venezia, e da oramai troppo tempo in qua
viene a galla, fa tremare le vene ai polsi. E da
ciò che è emerso dal congresso dell'ANM
- Associazione
Nazionale Magistrati - si è avuta la eclatante
certezza, non l'impressione, che siano tutti in frenetica campagna
elettorale.
La DS Anna Finocchiaro,
Commissione Giustizia alla Camera, nel corso di una intervista non aveva
torto nel temere che quel congresso allontanasse
ancor più, se è possibile, noi cittadini
dall'avere fiducia nella giustizia. Spiace dirlo,
ma non si creda che
i cittadini siano privi di occhi e mozzi di
orecchie o che diano tanta importanza, quando li sentiamo distanti da noi o
hanno torto, alle icone di Stato. Anzi,
cominciamo a temerle, ad esserne oltremodo inquieti e
terrorizzati.
P.S.: Che abbia fatto bene l'Emerito Presidente della Repubblica
Francesco Cossiga a presentare una proposta di legge che prevede la visita
psichiatrica obbligatoria per tutti coloro che si apprestano ad entrare in
magistratura?
A naso, e per
esperienze dirette, civili, direi proprio di sì. Se ne riparlerà, stiamone certi. Virus
L’ARMA IMPROPRIA
di Piero Ostellino <dal
Corriere della Sera>
Costituzione vigente, uno sciopero dei
magistrati - mi si perdoni la metafora - è un po' come una bestemmia in
chiesa.
Se i magistrati sono i sacerdoti dell'ordinamento
giuridico, cioè i custodi della legge, allora un loro sciopero che metta in
discussione lo stesso iter previsto dalla Costituzione, cioè il processo
attraverso il quale le leggi si formano e diventano esecutive, è una bestemmia.
Prima di diventare legge dello Stato, un disegno di legge deve superare il
vaglio definitivo del Parlamento, il giudizio del presidente della Repubblica,
che lo può rinviare alle Camere, e, infine, passare al vaglio della Corte
costituzionale che lo può bocciare in parte o parzialmente per
incostituzionalità. Ma già la corporazione dei magistrati indice uno sciopero
ritenendo il progetto di riforma governativo dell’ordinamento giudiziario
pericoloso perché minaccerebbe la sua indipendenza e svuoterebbe le competenze
del Consiglio superiore. Inoltre, imporrebbe alla magistratura un’organizzazione
burocratizzata e gerarchizzata e attenterebbe alle sue stesse libertà
costituzionali. Ora, una qualsiasi categoria di lavoratori che si metta in
sciopero per contestare l’approvazione di una legge che essa ritenga lesiva dei
propri interessi, esercita puramente e semplicemente un diritto costituziona
le proprio di ogni cittadino, il diritto di
sciopero. Ma l’ordinamento giudiziario che sciopera contro i poteri politici
(legislativo ed esecutivo), invocando il diritto di sciopero per contestare il
processo di formazione delle leggi, entra inevitabilmente in contraddizio
ne col principio
costituzionale della divisione dei poteri e finisce per assumere una
connotazione impropria. Diventa esso stesso
potere politico e i magistrati, pretendendo di esercitare un potere che la
stessa Costituzione non riconosce loro, diventano «cittadini più uguali degli
altri». L’avevo già scritto e lo ripeto. Si decidano. O sono una lobby, o sono
dipendenti pubblici, cioè cittadini come gli altri che perseguono legittimamente
i propri interessi, o sono un potere (ordinamento) dello Stato, vincolato al
rispetto delle funzioni, con i relativi limiti, che la Costituzione assegna
loro. Non possono pretendere di essere tutti e tre.
Piero Ostellino
Ordinamento o lobby? Magistrati l’identità da trovare
di Piero Ostellino <dal
Corriere della Sera>
Forse, i nostri magistrati - non tanto le
cosiddette «toghe rosse», che la propria opinione
l'hanno più volte e chiaramente espressa, quanto quelli che finora se ne sono
stati zitti - dovrebbero dire che cosa vogliono essere. E comportarsi, da quel
momento, di conseguenza, pagandone, se necessario, i costi. Se lobby, o
dipendenti pubblici, o ordinamento giudiziario. Cercare di essere l'una, gli
altri o l'altro ancora genera solo confusione nell'opinione pubblica,
inefficienza nell'apparato della Giustizia, conflittualità permanente con e
dentro il mondo della politica. Se i magistrati sono una lobby, come i tassisti
di Milano, allora, hanno diritto di perseguire i propri interessi come meglio
credono, compreso il ricorso allo sciopero, e di pretendere che governo e
Parlamento non interferiscano nella logica propria di ogni gruppo di interesse
che operi in una condizione di mercato (ad esempio, far carriera per anzianità,
come ora, o per merito). Se i magistrati sono dipendenti pubblici, come gli
insegnanti, allora, hanno diritto ad avere propri sindacati, a scioperare e a
perseguire i propri interessi come ogni altro lavoratore, ma non possono
evidentemente godere di una propria indipendenza e autonomia dall'esecutivo, dal
quale, invece, dipendono funzionalmente, e dal Parlamento, che ne prevede e
disciplina normativamente i comportamenti. Se, infine, i magistrati sono
ordinamento giudiziario, allora, devono pur convenire che organizzarsi in
conventicole dichiaratamente politiche simili ai partiti, avere propri
rappresentanti sindacali, scioperare, o minacciare di scioperare, contro gli
altri poteri (governo e Parlamento), e, contemporaneamente, pretendere di essere
«potere» che gode di una propria indipendenza e autonomia fra i poteri dello
Stato di costituzionalismo liberale, è quanto meno anomalo, per non dire
pericoloso. Essere contemporaneamente lobby, secondo convenienza «corporativa»;
dipendenti pubblici, secondo interesse di classe; ordinamento giudiziario,
secondo dettato costituzionale, politicizza e sindacalizza la magistratura,
alterando non solo la natura dei suoi rapporti con gli altri poteri, ma il
quadro stesso in cui essi dovrebbero operare: l'autonomia e l'indipendenza di
ciascuno di essi nel proprio ambito. Di questo passo, i magistrati rischiano di
fare la fine che hanno fatto gli autoferrotranvieri, cioè di perdere
definitivamente la fiducia dei propri «utenti», i cittadini, sempre più
scontenti del cattivo funzionamento della Giustizia. Tornare a essere solo
ordinamento giudiziario, come sarebbe nella logica costituzionale,
significherebbe, dunque, da parte dei magistrati, evitare, innanzi tutto, di
portare a livello di opinione pubblica le proprie rivendicazioni nei confronti
dei poteri politici elettivi, trasformando una fisiologica dialettica fra poteri
dello Stato in una impropria «competizione politica», in una sorta di gioco a
somma zero (chi vince vince tutto; chi perde perde tutto). Pur non essendo essi
legittimati, a propria volta, né dal suffragio popolare (come sono Parlamento e
governo), né dal mercato (come sono le lobby), né dalla dialettica sociale (come
sono i lavoratori). Significherebbe, per i magistrati, utilizzare i propri
canali istituzionali per far valere le proprie convinzioni, invece di coltivare
con i media un rapporto non sempre trasparente. Significherebbe, in definitiva,
recuperare la piena consapevolezza del proprio ruolo in uno Stato democratico
quale è e rimane il nostro. Ruolo che consiste nel servire la legge, prima delle
proprie, pur legittime, convinzioni politiche.
Piero
Ostellino
Politica e
Magistratura
Le dichiarazioni del Ministro della Giustizia:
"Non esistono magistrati intoccabili" e ancora "mandare ispezioni è un mio
dovere" dovrebbero essere condivisibili da tutti i cittadini. E' infatti l'unico
che può chieder conto dell'operato dei magistrati (art. 107 Cost.). Ultimamente
i cittadini devono sorbirsi un sempre più accentuato scontro fra i poteri dello
Stato e questo non giova certo alla fiducia e al rispetto che viene loro
richiesto (spesso e tassativamente). Tutti (magistrati e politici) rivendicano
l'indipendenza e il rispetto ma tutti stanno forse dimenticando che esistono per
servire i cittadini sovrani (art. 1 Cost.) ed è quindi impensabile e contrario
al principio della sovranità popolare se tanto il Parlamento quanto la
Magistratura, pur mantendendo la loro indipendenza, possano essere intoccabili.
Tanto i parlamentari quanto i magistrati devono poter essere giudicati e puniti
in caso di inadempienze e/o reati, specie dopo gli scandali che hanno visto
coinvolti alcuni di essi e perché chi si lamneta sull'operato di entrambi i
poteri sono proprio i cittadini. Peccato che il Ministro mandi ispettori solo
quando ci sono di mezzo interessi legati ai politici...
rammento ancora le sospirate ispezioni (mai
inviate) in alcuni Tribunali per i Minorenni che adottano la discutibile,
discussa e condannata prassi che ha causato la distruzione di centinaia di
migliaia di famiglie. Il Ministro avrebbe sicuramente l'appoggio di moltissime
famiglie poiché è questo ciò che le stesse chiedono da tempo e il suo intervento
farebbe parte, come lui stesso ha lasciato intendere, del suo mandato. La
giustizia o la mala giustizia deve essere scossa a tutela principalmente dei
cittadini e non solo ed esclusivamente dei
politici che si ritengono "ingiustamente perseguitati" dai magistrati.
Bruno
Aprile gruppo NO PRIVILEGI POLITICI -
In Nome del popolo
Italiano
Nel pur legittimo proclamato sciopero dei
Giudici contro le Riforme dell'obsoleto Sistema Giudiziario Italiano, penso
che il diritto
di sciopero ha un senso per migliorare l'ambiente di
lavoro, aumentare gli stipendi, chiedere modernizzazione della giungla
legale che conosciamo ecc. Scioperare, invece, contro la Riforma
icome "Cambiamento dell'Antico" proposta da un Governo, qualunque colore
politico esso abbia, significa scioperare contro la scelta elettorale del
popolo, e, in certo senso, a sfiducia nei confronti dello stesso Sistema
Democratico. Infatti, giudici, funzionari, impiegati, operatori e pubblici
dipendenti traggono la propria esistenza dalla creazione e specificazione
di Servizi di Pubblica Utilità nei riguardi del Contribuente che ne paga il
costo particolare e generale che, nelle Democrazie Vere, sono al Servizio dei
Cittadini e non esistono al di sopra di essi per vessarli, controllare e
impadronirsi del loro essere e divenire, orientandolo ai propri scopi e
interessi di "Poteri Forti", che, se non vengono frenati, tendono a legittimare
la propria esistenza al di là dello spazio e del tempo e delle prerogative dello
stesso Sistema di Potere Democratico. I Cittadini, recandosi alle urne, eleggono
un Governo che si occupi in loro vece di regolare e gestire quel "Potere di
Pubblico Servizio", ed i Governanti agiscono, promuovendo o abolendo leggi, in
base ai mutamenti sociali, ambientali e politico-economici, locali e globali,
nell'interesse della collettività che li ha votati. Se i Governanti decidono, ad
esempio, che ciò che fino
a ieri era reato oggi non lo è più, o che anzichè essere costretti al
peso di 200.000 leggi, nella società del futuro ne basterannoti 5000, tutti
gli operatori della Giustizia dovranno adeguarsi ai nuovi dettati ed
applicare quelle leggi, e svolgere la propria attività nel modo più equo. Nel
caso di Vere Riforme, quelle che servirebbero a dare un nuovo volto al
nostro Paese che, per molti aspetti della burocrazia inflazionistica da
cui è oppresso, sembra ancora fermo agli anni '50, i burocrati debbono
obbedire senza discutere alle disposizioni delle forze politiche rappresentanti
del Popolo Sovrano e libero di votare come meglio crede, così come essi usano
richiedere pronta obbedienza, sul posto di lavoro, ai loro sottoposti. Se
in seguito, dalle urne, usciranno nuove configurazioni politiche, essi si
adatteranno ad eventuali e diverse realtà, sempre e solo In Nome del Popolo
Italiano.
Francesco Martin cittadino europeo
Il Pesidente Pera
Dei tradimenti e del giustizialismo
Tranfaglione
di Luchy
Per non dar ragione alla maldicenza che corre su di
lui («Se vuoi mantenere un segreto mettilo nelle ultime righe di un articolo di
Tranfaglia»), stavolta lo storico custode di una memoria smemorata e
approssimativa quello che aveva da dire l'ha messo nell'attacco del suo articolo
sull'Unità. Per Tranfaglia il «presidente del Senato Marcello Pera, in una dichiarazione
raccolta dalla maggioranza dei quotidiani, s'è lasciato andare a frasi che
rappresentano oggettivamente il tradimento della sua funzione super partes e
della carica istituzionale che ha la ventura di ricoprire». Notate le 2
paroline: oggettivamente, che viene dritta dritta dalla prassi comunista, dove
c'era sempre qualcuno in grado di elevarsi sopra i giudizi soggettivi per
emettere oggettivamente una condanna; e tradimento, parola non da poco, che se
riferita a una carica istituzionale evoca un'accusa di eversione. Poichè il
presidente Pera quella «dichiarazione raccolta dalla
maggioranza dei quotidiani» l'ha resa al Riformista,
ci sentiamo in dovere
di segnalare che, oggettivamente, diceva cose
condivisibili da chiunque non sia offuscato da spirito di parte e da bramosia
giustizialistica. E' evidente che sulla terapia dei mali della giustizia destra
e sinistra possano avere idee diverse. Ma sul fatto che la vita politica
italiana sia stata avvelenata in questi ultimi 10 anni da un uso esagerato e
talvolta distorto della giustizia possono aver dubbi solo i malcapitati studenti
del professor Tranfaglia. Vorremmo ricordare che nel
giustizialismo va iscritto anche l'uso politico delle commissioni di indagine
parlamentare, che nel caso Telekom Serbia ha mostrato la sua faccia di destra,
di cui lo stesso Pera rilevava nella stessa
dichiarazione la pericolosità.
L'opposizione che vuol diventare governo sa che
questo è un problema, che ci sono norme da riscrivere, che c'è un codice di
procedura penale da adeguare a un nuovo dettato costituzionale varato nella
stagione dell'Ulivo e che impone un processo giusto, di ragionevole durata, e un
giudice terzo. Sulla strada per diventare un paese normale, che ci auguriamo
il centrosinistra possa riprendere, la riforma della
giustizia non verrà dopo la riforma delle pensioni, non foss'altro perché alcuni
ordinamenti, come quello giudiziario in discussione al Senato, sono
anacronistici e precedenti alla Costituzione. Per questo il
senatore Angius non se la caverà dicendo che quella di Pera è una predica. Il paese non ci sembra avere una
percezione acuta di che cosa intende fare l'opposizione per affrontare il
problema. Dunque delle 2 l'una: o la pensa come Tranfaglia, tutto va bene, non si tocca niente e avanti
così; o ci dice, per cortesia, come farebbe lei, se fosse maggioranza. In caso
contrario si tratterebbe, oggettivamente,
di un tradimento della sua funzione politica e
istituzionale.
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Se riandrà al Governo l'Ulivo speriamo di non riavere due ministri della giustizia
come Diliberto e Fassino.....
E, per
carità di Patria, ci fermiamo qua. Ma quante e quante ce ne sarebbero da dire.
L'unico
che nel centrosinistra darebbe un certo affidamento come ministro di
giustizia è Marco Boato dei Verdi che nella Bicamerale, da relatore sul testo di modifica della giustizia, si distinse per buonsenso e correttezza
istituzionale. Virus
P.S.:
Certo che Angius dovrebbe fare meno dichiaratìe.....
ogni volta che appare in tv l'Ulivo perde 300.000 voti.
l'Italia, ormai ridotta a
bidonville della giustizia
cari ministri Castelli e
Tremonti
Cari ministri Castelli e
Tremonti, una volta tanto non ce la prendiamo con la piemmeria militante
nelle file della rivoluzione prossima ventura: c'è qualcosa che riesce ad
indignarci più della 'cupola' del CSM, un ibrido
orrido tra la mafiosità corporativa e il Politburo di quartiere (ma un quartiere
grosso come l'Italia, ormai ridotta a bidonville della giustizia nella
prospettiva da incubo del mandato di cattura europeo, partorito dalle grandi
menti mastriccione succube del compagno Garzòn e dei
suoi sodali), dove si educano le giovani toghe all'odio di classe. Ci riferiamo
al disprezzo verso il cittadino inerme, formalizzato paradigmaticamente dal
ricorso dell'Avvocatura di Stato di Genova contro una sentenza giusta, che
sembrava aver posto fine (tre anni fa!) all'incredibile calvario di un
innocente, quel tale Daniele Barillà scaraventato in
galera da sbirri ottusi in luogo di un trafficante di droga e risucchiato in una
personalissima isola di If dall'alt rettanto grave ottusità di magistrati che
non hanno pagato per i sette anni e mezzo di vita brutalmente strappatigli. E'
notizia sanguinosamente ironica, che la III^ sezione penale della Corte
d'Appello del capoluogo ligure ha deciso di restituire a un uomo così
stolidamente perseguitato il catorcio che fu all'origine di tutti i suoi guai,
per essere stato scambiato per l'auto del delinquente ricercato: una vecchia
Tipo amaranto buona solo per lo sfasciacarrozze... e, se ci fosse il mestiere di
sfasciapersone, sapremmo bene dove cercarne di provetti, sotto una toga o sotto
una divisa, vero, signori Ministri? Tornando
all'Avvocatura di Stato, che razza di gente può così maramaldescamente
ricoprire, solo perché vincitrice di un insulso concorso, una funzione tanto
delicata? Si vogliono negare 8 miliardi di lire - che, secondo un referendum
disatteso, dovrebbero essere estratti dalle tasche gaudenti di quei giudici
indegni -, equivalenti a quasi un miliardo per anno (e in bujosa il tempo è
assai relativo), a un essere umano rapinato della propria identità, dei proprii
affetti, del proprio lavoro, talmente disgustato da questa Italia matrigna da
voler scappare all'estero, soffiando nelle orecchie di qualche funzionario del
ministero dell'Economia affinché faccia la cosa che sembra riuscire meglio a
tutti gli statali di questo porco Paese: nicchiare. Magari in attesa (dopo 3
anni!) che qualche altro giudice irresponsabile posponga ulteriormente
l'esecutorietà della sentenza sul risarcimento be che le teste bizzarre, absit
iniuria, della Cassazione rosicchino qualche miliardo, stabilendo che,
effettivamente, 8 sono troppi per una vita mutilata.
Financo Garzòn arrossirebbe per
siffatto no tenìr verguenza & nbs p; Giovanni
Maria Mischiati -
Torino